LA GRANDE FABBRICA DEI PICCOLI

Schermata del 2015-05-05 11:12:21L’INTERVISTA  Nel 2009 in una delle scuole più multiculturali di Milano, la Casa del Sole, il 20 novembre è partito un progetto pilota. E non si è più fermato. Ha scelto un giorno speciale, la Giornata dei diritti dell’Infanzia, per ricordare che tra i tanti, c’è anche quello alla lettura e alla scrittura. Alle storie e alle favole, nostre e altrui. Allora non aveva ancora un nome, era il primo progetto in Italia a portare il modello di 826 Valencia aveva uno slancio ideale grandissimo e molte cose da costruire. Oggi si chiama “La Grande Fabbrica delle Parole” e la responsabile Francesca Frediani ci ricorda che sta per compiere sei anni. L’eta di molti dei lettori forti italiani.

E’ cambiata la Grande Fabbrica dalla sua nascita ad oggi? Moltissimo, e allo stesso tempo non è cambiata per niente. Tra le cose cambiate, ad esempio, c’è la sede: ora siamo all’Ex Fornace di via Gola. Non è mai cambiata, invece, la spinta ideale che ha mosso i suoi inizi, che continua a irradiare di senso ogni cosa. Ogni persona che è entrata a contatto col progetto in questi anni in qualche modo ne ha custodito il senso.

Quando siete partiti vi aspettavate una Grande Fabbrica così Grande? Grazie all’entusiasmo dei volontari e di chi in questi anni ci ha creduto, è diventata più grande di quanto avessimo sognato. Vengono a trovarci più di 1000 bambini all’anno e finora abbiamo coinvolto una trentina di scrittori tra cui Fabio Geda, Silvia Ballestra, Giorgio Fontana, Dave Eggers. La Grande Fabbrica si è guadagnata una credibilità internazionale.

Quali sono le principali attività “storiche che da sempre portate avanti? Da sempre i laboratori con le classi, percorsi di tre incontri alla scoperta del mondo del libro “da protagonisti”. I bambini imparano che i libri sono uno spazio accogliente, ospitale per le loro storie. Incontrano scrittori e dialogano con loro da pari a pari, scoprono la figura dell’editore, dell’illustratore, i segreti dei libri e il piacere di essere lettori.

E le ultime introdotte? “I quadri raccontano le storie”, ad esempio, in collaborazione con i musei civici milanesi. E’ un viaggio narrativo tra le opere museali in cui i bambini, ispirati dalle Muse, scoprono che ogni quadro nasconde una storia da raccontare e scrivere e che nei musei ci si può sentire a casa.

Che storie hanno scritto i bambini: qualche esempio? Ecco Sveva, 8 anni: “Mi sono fatta piccola piccola e sono entrata nella tela di Lucio Fontana ho visto la parete nera del muro. L’ho vista nera perché era buio perché c’era la luce spenta ma un po’ di luce ci entrava da fuori facendo attraverso i tagli sulla tela una linea curva bianca”. E poi Efraim, che ci svela che c’è chi combatte la criminalità anche dietro ai quadri. “Vidi il mio skylanders preferito cioè lo star poi gli chiesi cosa ci faceva in un quadro lui mi rispose che c’è sempre dappertutto la criminalità io poi gli dissi se potevo venire con lui poi mi rispose di sì. A dare calci nel sedere ai nemici poi dopo un po’ dovevo tornare indietro”

Dal vostro “osservatorio-Fabbrica” come sono cambiati i bambini di Milano? Ospitando mille bambini all’anno, La Grande Fabbrica delle Parole è un osservatorio privilegiato sul futuro. Una delle cose che mi ha colpita, tra le tante, è che alcune categorie che usiamo, come quella di “straniero”, per i bambini sono spesso prive di contenuto. Spesso i bambini non si pongono proprio il problema del luogo di provenienza dei propri compagni di classe.

Come è cambiato il loro rapporto con la lettura? Che effetto hanno avuto i dispositivi digitali? Ogni bambino è una storia a sé, Sono nella generazione dei nativi digitali ma non è detto che tutti possano permettersi tablet o computer. Ho visto bambini molto piccoli cercare di ingrandire con le loro dita le immagini dei libri cartacei con il gesto che si fa sull’i-pad, ma anche molti altri prendere i libri dai nostri scaffali e sedersi sui cuscini a leggerli con naturalezza. Sicuramente dietro all’amore per i libri la maggior parte delle volte c’è una passione trasmessa. Noi lavoriamo perché questo sia un dono e uno strumento per tutti i bambini, nessuno escluso.

Come è cambiata Milano nei confronti dei bambini? Ho visto crescere esponenzialmente l’offerta culturale per i bambini. Ci sono realtà storiche come la Libreria dei ragazzi, ma anche Chiara, della libreria Linea d’ombra, o associazioni come Nati per leggere, che promuovono la lettura da quando la locuzione “promozione della lettura” non era ancora diventata l’etichetta ufficiale. Sicuramente negli ultimi tre anni Bookcity è diventata un fortissimo polo catalizzatore e promotore di iniziative legate ai libri e rivolte ai bambini ma ci sono anche le attività per bambini nei musei.

Ad esempio? Al Museo degli strumenti musicali del Castello Sforzesco, ad esempio, c’è il Maestro Galli con Le voci della città. Vi abbiamo collaborato per un laboratorio di scrittura in cui i bambini hanno immaginato quello che fanno gli strumenti appesi nelle teche quando le luci si spengono e i visitatori se ne vanno. Anche con Opera d’Arte, alla Galleria d’arte moderna, abbiamo collaborato e col settore didattico del Museo del Novecento. E poi dal 2014 c’è il MUBA, solo per loro.

Ci racconti un progetto per tutti che vi rappresenti? In collaborazione con IBVA, il Centro Italiano per tutti. Ogni estate, per una settimana, si sperimenta l’applicazione della scrittura creativa legata all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua. Si parte da ciò che i ragazzi vogliono veramente dire e poi si trova la forma giusta per farlo. Anche mescolando la scrittura con altri linguaggi: cinema, fotografia…

Cosa ne esce? L’anno scorso abbiamo fatto un laboratorio rap con un rapper vero: Dydo Huga Flame. Mi piacerebbe approfondire la parte rap: è un modo per giocare con i suoni e i significati della lingua, di fare poesia senza saperlo.

Terminiamo con qualche consiglio di lettura. Per sognare a occhi aperti “La Grande Fabbrica delle Parole” di Agnés Lestrade (Terre di mezzo Editore). Ha fatto sognare noi, e continua a farci sognare un mondo in cui l’accesso alla cultura sia per tutti, nessuno escluso. Per diventare dei buoni cittadini Gherardo Colombo, Anna Sarfatti, “Sei stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini” ( Salani editore). Un titolo antirazzista: “L’isola” (Else edizioni), libro forte, e “Il grande grosso libro delle famiglie” ( Lo Stampatello) : non solo antirazzista, ma è inclusivo a 360^. Per genitori coraggiosi nessun consiglio specifico, perché i veri genitori coraggiosi sono quelli che scelgono ascoltando i propri bambini, che sono individui unici, ognuno con la propria umanità, anche prescindendo dai consigli.

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