COME SI VINCE UN’EXPO

cover-lacandidatura_altaL’INTERVISTA CON L’AUTORE Una gara, un viaggio, un sogno, un’avventura che neanche lui, Gaetano Castellini, si aspettava così appassionante e allo stesso tempo catartica: quella de “La candidatura” e si sta parlando di Expo Milano 2015. Milanese del ’69, Castellini per conto del sindaco di Milano ne ha seguito le varie fasi viaggiando per tutto il mondo, fasi alterne, sì, sudate e ricche di emozionante ansia. Le racconta per Indiana Editore in un libro che doveva essere un saggio, ma ne è uscito tutt’altro. Un diario quasi personale, intimo e toccante, che butta su Expo un nuovo sguardo. Quello che gli italiani spesso non hanno: uno sguardo fiero di cosa è l’Italia e di cosa fa. Castellini ha toccato con mano che ne sono più consapevoli fuori confine.
Ripercorrendo i suoi viaggi, nei ricordi ancora vivi e vividi, si emoziona ancora e lo si percepisce nelle sue righe da cui lasciarsi contagiare per scoprire una storia di Expo diversa da quella delle polemiche lette sui giornali. Non solo, ne La Candidatura c’è anche la forza, la pervicacia, il coraggio del seguire un progetto, che sia Expo o altro, amarlo, portarlo avanti con passione e vederlo, in fondo, realizzato.

Quando ti è venuto in mente di scrivere questo libro? Mi è stato chiesto di scriverlo da Indiana Editore nel settembre del 2014. Non ho esitato anche perché professionalmente e umanamente deve molto a Expo. Non ho avuto nessuna esitazione desideravo far conoscere i sacrifici e il lavoro che ci sono stati dietro alla candidatura.

Avevi timori o scrupoli trattando questo tema particolarmente attuale e frutto spesso di polemiche? Nessun timore, ho avuto più che altro un po’ di scrupoli per i miei compagni per il fatto di scrivere il libro da solo e non con loro. L’Expo, la Moratti con tutta la sua squadra e il Sistema Milano e il Sistema Paese. Per quanto riguarda le polemiche attorno al tema, ne ho anche parlato recentemente con il sindaco di Londra, Boris Johnson: mi ha detto che anche per lui ci fu un trend negativo mediatico fino ad una settimana prima e poi le Olimpiadi di Londra del 2012 furono un trionfo.

In quanto tempo lo hai scritto? Come ha proceduto? Ho scritto il libro in cinque mesi. Avevo tantissimi appunti, un diario di viaggio e un archivio fotografico che mi hanno permesso di mettere tutto insieme e scrivere un libro. Senza tutto ciò non sarei riuscito: ho girato più’ di 80 paesi per promuovere Milano.

Scrivendo e ripercorrendo la tua esperienza cosa hai provato?
Un viaggio, nei ricordi però questa volta: una bellissima esperienza. Ho pensato molto al tempo e alle energie dedicate a questa avventura. Scrivevo sesso ho pensato ai ragazzi che lavoravano con me, che ora sono in Expo e che, quando finirà, spero abbiano la stessa fortuna che ho avuto io nel riciclarmi professionalmente.

Nel finale ho avvertito un po’ di amarezza per come oggi si parla di Expo e “per come è andata a finire”. Cosa provi in merito? Amarezza appunto. In particolare per il sentimento che abbiamo sempre noi italiani di piangerci addosso. Troviamo la forza di rimetterci in piedi solo quando siamo in difficoltà, non siamo costanti nella nostra unicità. Lo si vede  uotidianamente, dalla politica al calcio.

In un punto del libro affermi di essere “diventato in quel momento orgoglioso di lavorare per la candidatura Expo”. Ce ne vuoi parlare meglio? Non ero neanche io consapevole di quanto fossimo stimati noi italiani all’estero. In ogni singolo paese dove andavo, dalla piccola isola del pacifico alla potenza economica, venivano esaltate le nostre eccellenze come il sistema universitario e sanitario milanese, l’automotive emiliano, il calcio, la moda, il design, il turismo e il terzo settore della cooperazione allo sviluppo. Noi siamo l’Italia e spesso ce ne dimentichiamo.

Sei tornato nei paesi visitati in quel periodo? Quale ti è rimasto più dentro? Spesso. Sono tornato in Africa, soprattutto in Ghana e Togo, in Mongolia e in Cina, in Emirati ed in Qatar. Mi è rimasto più impresso il Maghreb: l’ho vissuto prima della primavera araba, non dimenticherò mai il suk di Aleppo ai piedi della cittadella e la meravigliosa Palmira.

La cosa più positiva e la più negativa dell’esperienza vissuta? Positiva il fare qualcosa per la propria città e per il proprio paese anche se lo percepisci più’ tardi. Negativa la lotta politica successiva per prendersi i meriti.

E qualcosa che ti ha fatto dire “mai avrei detto che io… E invece…”?
Riuscire a perdere i 17 kg che avevo preso durante la campagna di Expo. Scherzi a parte, penso che la cosa più’ importante sia stata quella di incanalare la mia esperienza Expo e trasformarla in un’attività professionale vera e propria.

Come l’hai trasformata personalmente l’esperienza della candidatura? Mi ha scoprire il mondo, mettendomi in contatto con culture totalmente diverse fra loro, mi ha dato una professione dopo e poi, con questo libro, mi ha fatto scoprire anche il potere della scrittura. Ero partito con l’idea di un saggio, poi è nato un testo personale: è stata un’esperienza totalmente catartica e terapeutica. Ne è uscito l’uomo, la persona e la squadra invece dei Padiglioni e delle critiche.

Dopo il libro, in cui ci sono anche lati inediti di personaggi pubblici, che feedback ha ricevuto dai lettori e dai diretti interessati? Al momento tutti positivi, a parte qualche nome dimenticato e qualche refuso. Il libro piace molto per quella autenticità che emerge oltre la fatto di essere veloce e con ritmo. Ho ricevuto un SMS di una lettrice che mi diceva “ti invidio un po’. E mi rendo anche conto che dev’essere un’esperienza che si porta via tutto, una volta finita. grazie di aver condiviso questa tua avventura. Guarderò’ l’Expo con occhi diversi adesso. Davvero”: è un’ottima sintesi di quello che desideravo esprimere con il libro.

Un motivo da suggerire ai lettori per andare a visitare Expo? Sarà il primo Expo con tantissimi contenuti, ci saranno mostre fotografiche come quelle di Magnum e Contrasto nei cluster e percorsi legati all’alimentazione come quello del Padiglione Zero. Sarà l’Expo per le nuove generazioni.

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