PRECARI DETECTIVE

laltra-regola-251738L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Dopo aver rispettato “La regola n°5” e averla amata, i suoi lettori la cercavano e i suoi personaggi le apparivano in sogno “scalpitavano e facevano gli indignati perché si annoiavano”. E’ così che, messa alle strette, che l’avvocato milanese Maddalena Russo ha scritto “L’altra regola”. Sempre con Frilli Editore.
E’ il secondo libro del “trio”: perché hai scelto di continuare con gli stessi personaggi? Ma al di là delle loro apparizioni oniriche, fin dal principio avevo un progetto per il Trio, una storia che si svolge su più libri. Infatti già ne “La regola n.5” non tutti i misteri sono svelati: alcune verità lasciate in sospeso verranno rivelate già ne “L’altra regola”, alcuni misteri si devono ancora sviluppare.

Nessun timore di “annoiare”? Molti lettori si erano affezionati ai personaggi e desideravano risolvere nuovi enigmi con loro, per cui no, non ho temuto di annoiare. Ho sentito del vero e proprio affetto nei loro confronti: c’è stato persino chi, a una presentazione, mi ha chiesto di far laureare Alberto perché era in ansia per lui!

Facciamo un passo indietro: che differenza hai percepito tra lo scrivere questo libro e quello d’esordio? Una differenza abissale. Intanto il primo è nato quasi per caso, come passatempo: pensavo quasi di trarne una drammaturgia, certo non immaginavo di vederlo pubblicato. L’ho scritto da lettrice e spettatrice: ho scritto qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere. Il secondo è stato molto più studiato a tavolino, ciò non toglie che anche ne “l’altra regola” la storia abbia preso a volte pieghe che non mi aspettavo. Nello scrivere il secondo, c’è stata più ansia: c’era un pubblico che già conosceva e si era affezionato ai miei personaggi, non volevo deluderli. Ho tenuto conto di tutte le osservazioni che mi sono state fatte sul primo, e ho usato quelle che condividevo e che mi sembravano coerenti col mio progetto.

Nel gruppo protagonista quali personalità e tipologie umane hai voluto rappresentare? L’idea di partenza era quella di rappresentare la mia generazione e il precariato lavorativo. Il trio infatti è composto da una ragazza indipendente e laureata che lavora nel sociale con contratti a progetto, un praticante avvocato bloccato nel limbo tra fine praticantato, ma non avvocato, e uno studente che non riesce a laurearsi ma che, guarda caso, dei tre è l’unico ad avere le “spalle coperte” economicamente.

Una denuncia, la tua? Volevo emergesse che per i nostri genitori il lavoro è stato una parte importante dell’identità, mentre oggi un precario non può invece identificarsi col proprio lavoro. Per crearsi un’identità, i miei tre protagonisti si affidano alle loro passioni: per questo si improvvisano detective. Anche gli altri personaggi de “l’altra regola” aprono piccole finestre sul precariato.

In quali ti ritrovi? Nel Trio in particolare ha molto di mio e delle mie esperienze. Ho lavorato nel sociale come Caterina e ho le sue stesse fantasie horror e una gatta. Alberto è maniacale nelle sue passioni, come me, Stefano è un praticante avvocato e affronta quelle ansie lavorative con cui mi scontro ogni giorno. Ma anche negli altri personaggi c’è qualcosa di mio: l’amore per gli animali e della passione per l’etologia di Giulio, o dell’interesse per la meditazione e lo yoga di Allegra.

E chi detesteresti? Posso dirti che personaggi detesterei se li incontrassi: Manuel del primo libro ed Ennio di questo. Che fastidio che mi danno.

Che Milano emerge dal romanzo? Che differenze ci sono tra la Milano di questo libro e la Milano del precedente? Ho voluto fare emergere che Milano è una città colta, in cui alle molte persone che chattano o giocano con lo smartphone in metropolitana, se ne affiancano altrettante che leggono, romanzi o quotidiani.

C’è anche tanta Milano da mangiare…Sì, ho dato molto spazio all’approccio al cibo, che oggi, con l’imminente avvento dell’Expo, assume un’importanza fondamentale. In città si diffonde sempre più una cultura del mangiare consapevolmente, sia da un punto di vista qualitativo che di sostenibilità, ma sembra a volte che si rasenti l’ossessione. In questo libri si gira molto per la città. Anche a causa del gioco, ci si sposta molto nelle diverse zone di Milano, anche in quelle più centrali. Ho voluto intraprendere un percorso alternativo per le vie di Milano, un percorso thriller, andando a caccia della Milano oscura.

Perché hai scelto di far abitare i tuoi protagonisti in viale Certosa? E’ la zona in cui sono nata e cresciuta, la zona in cui ancora abita mia mamma e in cui tornerò a vivere. L’ho scelta perché credo sia sempre meglio parlare di ciò che si conosce. E poi, senz’altro, per affetto. E’ una zona viva, culturalmente ricca e stimolante e mantiene un’aria da paese, stesso clima di Saint Mary Mead (Agatha Christie) o Castle Rock (Stephen King).

Qual è la tua zona di Milano preferita? Più invecchio più apprezzo Milano. La trovo bellissima, meno “sfacciata” rispetto a una Roma o una Firenze. Guardo il Duomo incantata ma mi piacciono molto anche i tanto controversi nuovi quartieri sorti in occasione dell’Expo, e poi amo i parchi, soprattutto il Parco delle Cave: mi basta farci due passi per sentirmi quasi in vacanza.

Come vivi il tuo lavoro affiancato alla scrittura: due mondi a sé o si intersecano? Al momento sono due mondi totalmente a sé: evito il più possibile, anzi, che entrino in contatto. Quando scrivo è entro in un’altra dimensione spazio-temporale, e questo è del tutto inopportuno per un avvocato, che invece deve stare parecchio coi piedi per terra! Per questo scrivo solo quando ho la mente sgombra da questioni lavorative. Nelle storie raccontate ci sono certamente alcuni spunti che derivano dalla mia professione, può darsi che nel prossimo romanzo verrà dato più spazio a vicende giudiziarie…non si può dire!

Leggendoti ho pensato di trarre una web serie dai tuoi libri, ci hai mai pensato? Sarebbe divertentissimo! Quando ho scritto “La regola n.5” avevo in mente di farne una drammaturgia teatrale. Si vede che l’idea di partenza in qualche modo passa al lettore! Poi io sono una grandissima appassionata di cinema e di serie. Quindi coraggio registi, fatevi avanti!!!

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