L’EXPO SECONDO COE

downloadLetto di questi tempi, impossibile non collegarlo al presente e, di sponda, giocare ai paragoni. A “trova” le differenze, o forse è più facile “trova le analogie”. “Expo 58” (Feltrinelli Edizioni) , infatti, ci porta nel dopoguerra a Bruxelles, ma con un piede e un occhio a ciò che sta succedendo sul sito di Rho, più comodamente. A Expo 2015.Se si è docili lettori tanto da fidarsi dell’autore che già ha scritto quel capolavori de “La Famiglia Winshaw” (Feltrinelli Edizioni), si può prendere tutto con ironia e cinismo, senza cattiveria, anzi, spassandosela.

Diventando, magari non proprio #expottimisti, ma di certo non “No Expo”. Pubblicato nel 2013, questo libro torna ora ‘come nuovo’ tra le mani dei milanesi, ed è una esperienza unica: poterlo leggere proprio in coincidenza ed in differita, con l’esposizione universale in svolgimento a pochi km dal Duomo. Coe ci porta a pochi passi dall’Atomium, però, costruzione simbolo di quell’Expo ai tempi della guerra fredda, in cui i Paesi si sentivano e si mostravano “finalmente liberi” dopo le guerre, e tutti, senza “no” o quasi, erano affascinati dal progresso, apparentemente aperti agli scambi e all’amicizia tra le Nazioni.
Si arriva a Bruxelles, poco prima dei sei mesi di Expo 58, con addosso i panni del protagonista, Thomas Foley, 32enne inglese, belloccio, onesto e gran lavoratore, con una noiosissima moglie molto “british” e un lavoro al Central Office of Information di Londra. Impiego non particolarmente interessante, il suo, se non fosse che lo fa approdare a Bruxelles per dirigere il pub Britannia, un locale in tipico stile anglosassone presente tra le costruzioni del padiglione inglese dell’Expo. Eccoci quindi all’Esposizione Universale, addirittura invischiati nei suoi retroscena, non da semplici visitatori o da studiosi, non da organizzatori ma da chi ci lavora dentro, con le mani sporche. Eccoci catapultati in una realtà allucinogena, che, a guardarla da anni di distanza, diverte e sorprende.
E se tra 55 anni, nel 2070, qualcuno scrivesse un “Expo 15” con la stessa sferzante ironia, in salsa meneghina? Cosa ne uscirebbe? Che amori vi sarebbero narrati e, soprattutto quali intrighi? Tra chi, per scoprire cosa? La curiosità, anzi, le curiosità, sorgono velocemente una volta iniziato il gioco della trasposizione temporale, del parallelismo 1958-2015.
Anche senza tutto ciò, il romanzo è un capolavoro che ritrae la società con abile ironia, mai leggera, mai volgare, mai pesante ma spesso scherzosa e pungente. La storia di Thomas è avvincente, ma Coe dà spazio a personaggi secondari che non ci si scorda di aver conosciuto, anche se abbandonano la scena senza accompagnarci fino alla parola fine. L’autore, con la scusa di Expo, si prende gioco della propria nazione, e non solo della propria, mescola esistenze e caratteri e tocca anche i difetti di chi legge, le debolezze e i sogni. Poi ci chiama vicino, e ci confessa oscuri piani, come se fossimo seduti a un tavolo del pub Britannia. Onorati dell’invito, non possiamo che chiederci se “era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi”. Quello di Expo 58. E chiederci cosa penseremo di quello di Expo 2015.

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