‘BASTADDI’ ALLA TARANTINO

SetWidth450-Stefano-AmatoAvviene tutto in Sicilia, avviene tutto tra siciliani e lo scrive un siciliano con uno stile che esprime grande stima per un noto regista, americano. Però è tutta colpa di un milanese. Di un milanese e del accento milanese in una frase, ben poco delicata da citare – “Figa, quanti anni hai?” – ma ancor meno facile da non notare in mezzo ad una conversazione tra mafiosi e collusi.  Ecco perchè “Bastaddi” è un libro che mette a tacere i lettori milanesi, innanzitutto, che dopo averlo terminato avranno il terrore del proprio accento. E Stefano Amato, l’autore, ci scherza sopra.

Non si scherza, invece, sul fatto che il suo romanzo, edito da Marcos y Marcos, milanese, anche lei, abbia tutte le caratteristiche per mettere a tacere, non solo i milanesi, non solo “la gente del sud”.
Chi ama, poi, i film di Tarantino, oltre a leggere muto dall’inizio alla fine il libro, finirà per girarne le scene tra sé e sé, sorridendo, sognando una trasposizione cinematografica di tutto stile. E già può sognare di far parte del cast.
Da “Bastardi senza gloria” di quel genio di Tarantino, il 38enne siracusano propone un “Bastaddi” tutto italiano, senza o con gloria, non è necessario specificare. Basta sfogliarlo. Non si svela qui, a che punto del libro, il milanese “fa casino” con il suo exploit proprio “ da bauscia”, da happy hour, o da cafferino, si può però accennare al tenente Ranieri alle prese con la mafia, nella Sicilia attuale. C’è la bella Rosa, attrice, ma non solo, c’è il cinema, non solo quello di Tarantino, nello stile, ma anche quello italiano, nella trama. E poi c’è tanto tanto ritmo, e gusto. Battute sferzanti, dialoghi da “ciak si gira”, sorprese e scene surreali, senza mai andare troppo oltre da apparire forzate. O “trash”, o ridicole.
Non si può non accennare all’impagabile finale, sogno civile di molti, si spera, italiani, e non solo: la scena, tarantiniana, ma con molto più dello zampino del siciliano Amato, di Falcone e Borsellino che brinderanno “all’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo” prendendosi una meritata vacanza. Si tira un sospiro di sollievo, dopo la tensione del libro, ed il finale è meglio di un “vissero tutti felici e contenti”. Ci sono i due giudici che “oggi sono in pensione e vivono senza scorta l’ultima stagione della loro vita”. Una immagine che, da italiano, milanese o siciliano, si assapora almeno come quelle del maestro del cinema di cui Amato crea una personalissima cover in salsa – forse è la caponata – sicuramente è civile.

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