CIBO E ANIMA

foto 1“Metto il cibo e i pasti nei miei libri perché così sono più reali e le persone si ritrovano. Le mie storie sono frutto di immaginazione, inserire scene dove si mangia e si beve è per me un modo di conferire realtà a ciò che scrivo”. E infatti non c’è romanzo o racconto di Banana Yoshimoto in cui non compaia un piatto, un piatto che sia preparato da una persona perchè “non mi piace mangiare qualcosa preparato da chi non ho visto in faccia”. A spiegarlo è stata l’autrice stessa lunedì sera ospite della prima serata delle Women’s weeks organizzate da Women for Expo. Yoshimoto è una delle 104 voci racchiuse nell’antologia “Novel of the world” e il suo racconto “Nutrimento per l’anima” ha dato il titolo alla serata e l’ha inaugurata, letto a gran voce in giapponese dall’autrice dal palco dell’Expo Center.

Nel testo, c’è un brodo caldo dei più banali a far da protagonista, un brodo caldo cucinato alla vecchia e semplice maniera da una madre altrui che arriva a scaldare e rinvigorire, l’anima della voce narrante in un momento di forte bisogno. E a”coccolarlo”, perchè nei libri di Banana Yoshimoto il cibo cura, trasmette, influisce sullo stato mentale e psichico di chi lo assume. Schermata del 2015-06-30 14:43:18Un po’ come le sue parole fanno in tanti lettori che, in ogni parte del mondo, la seguono dai tempi di “Kitchen”. È il primo suo romanzo che l’Italia tradusse per prima al mondo e che, caso vuole, si giocava in cucina. Una cucina al centro di rapporto affettivo dove l’amarsi e il capirsi era anche e innanzitutto un reciproco cucinarsi. “Quando si prepara un piatto vi si mette parte della propria forza” spiega Yoshimoto, “e tante volte sono le donne a farlo. Anche per questo il loro ruolo è importante, ma spesso non ne hanno la consapevolezza”. Lei la descrive come una magia, un potere magico che vorrebbe che le donne di tutto il mondo si riconoscessero. E vorrebbe che tutto il mondo riconoscesse loro il ruolo che realmente hanno di chi “può cambiare le cose”, magari a partire da Expo e da quanto Women for Expo sta organizzando.
Tornando al potere del cibo narrato, Yoshimoto si è messa molto “sul piatto” nella serata, raccontandosi con una quotidianità di donna che mangia, cucina, assaggia e scherza, vive nell’imperfezione delle briciole, nelle sue abitudini alimentari di donna matura. E le racconta: “Crescendo si cambia il rapporto con il cibo, da giovane ero in confusione e anche con il cibo non ero ben consapevole di ciò che significasse. Ora ho più sicurezza e consapevolezza, ho capito che il suo valore va oltre” racconta, spiegando di una sorta di “metabolismo spirituale” che oggi la porta a preferire certi piatti. Svela quali – spaghetti di grano saraceno con peperoncino e succhi ogni mattina spesso con la rucola che coltiva personalmente – ma non svela perchè. foto 3D’altronde l’energia del cibo passa dal piatto alle membra e all’animo in modo misterioso, lo racconta nei suoi libri e lo vive lei stessa. E condivide le sue esperienze con il pubblico come se la sua vita fosse in questa serata di Expo un piatto colmo di sapore autentico a cui attingere assieme. Così, sorridente, nel suo vestito nero, scattando foto al pubblico, a Giovanna Zucconi che la intervista e alla traduttrice, con fare quasi infantile e divertito, racconta delle sue esperienze di “nutrimento per l’anima”. Oltre a quella scritta ad hoc nell’antologia per Expo, c’è quella della torta al cioccolato che, a casa di un’amica che “andava con il marito di un’altra” lei non è riuscita a mangiare: “mi sono bloccata nonostante avesse un aspetto molto appetitoso. Poi mi ha detto che era stata cucinata dalla moglie tradita dell’amante e che l’uomo gliela aveva portata. Io non sapevo nulla ma appena l’ho vista ho sentito un blocco”. Il potere dei cibo ma soprattutto di chi lo cucina, e spesso si tratta i donne, che vi infondono amore e odio, cura, senso di protezione, di possesso, di pace.
Quando il suo agente ha proposto a Banana Yoshimoto di scrivere un racconto per l’antologia di Women for Expo “ho accettato subito, stavo già tra l’altro svolgendo delle ricerche sul cibo”. Cosa affatto strana dato che in ogni romanzo i protagonisti “mangiano per nutrirsi l’anima”. Al centro dei libri dell’autrice l’alimentazione non è mai golosa o “gastronomica”, non ha nulla di “pantagruelico” o di “food porn”, ma va di pari passo con il tema dell’energia e della guarigione. Come per il brodo caldo che rimette in sesto la protagonista di “Nutrimento per l’anima” anche nelle altre storie Yoshimoto racconta, ci si interroga, su “come fanno le persone a riprendersi e rimettersi in piedi. Per me il cibo rappresenta al meglio il senso di recupero. Entra dalla bocca e ci fa recuperare in corpo e spirito”.
C’è un cibo chiave per ogni momento, e per ogni romanzo, ma spesso è cibo fatto da donne. “Ho riflettuto a fondo sul perchè i piatti delle nostre madri abbiano un effetto importante e tocchino gli abissi dell’animo” racconta, lasciando tutti ad interrogarsi sui propri cibi d’infanzia, di cui viene improvvisamente e inaspettatamente voglia nei momenti cruciali di noi tutti uomini e donne maturi. Di sè dice solo che “Quando vedo i piatti preparati da qualcuno mi sembra di capire qualcosa di quella persona” e poi invita tutti a viaggiare anche attraverso il cibo. Davanti ad un decumano che propone i menù più svariati il suo “appello” suona perfetto, anche se forse più spontaneo che studiato: “Per capire un paese bisogna farcelo entrare dentro e per questo è importante viaggiare e mangiare i piatti degli altri paesi”.

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