MATTI A MILANO

jacopPotrebbero proporlo come test, e come testo, per un ipotetico esame di “cittadinanza milanese”: chi ne conosce almeno la metà, è un buon frequentatore e osservatore delle strade di Milano. Si tratta del “Repertorio dei matti della città di Milano”, pubblicato dalla milanese Marcos y Marcos che, un progetto così, non poteva che metterlo nelle mani di Paolo Nori, il curatore.
Questo noto autore è senza dubbio il più adatto custode e garante di un libro che ha un carattere tutto suo, anzi, ha mille caratteri, quelli di tutti i matti che lo compongono e, ciascuno con il suo grillo per la testa, con la sua colorata pazzia a sconfiggere il “famoso” (ma reale?) grigio milanese.
C’è “la tipa” che chiama numeri a caso e si presenta come fidanzata di Umberto Veronesi, e c’è chi invece preferisce i citofoni: li schiaccia a caso e dice “ciao io sono comunista, tu sei felice?”. Una bella provocazione, di questi tempi.
Per par condicio c’è il matto milanese che gira le librerie dicendo di essere mussoliniano e di essersi arruolato in tenera età nella Repubblica sociale d’Italia. C’è il manager ossessivo, la ninfomane, chi urla, chi sussurra, chi scrive cose strane sui muri, chi hashtag a caso su cartelloni. Molti si annidano in metropolitana, ma il centro e le vie della movida sono ben popolate dai matti che amano essere visti, essere parte della città. Ci interagiscno con gusto, a volte decorandola, a volte un po’ rovinandola. Non sempre, però, la pazzia prende una brutta piega: ci sono i pazzi poeti che magari quando si incontrano strappano un sorriso. Sono matti, sì, ma innocui, e Nori nelle pagine di questo libro li sa raccontare con ironia delicata.
Lo fa con disinvoltura, come quando legge i suoi testi dal vivo, ma è una operazione di estrema difficoltà. Toccare il tema della pazzia, svelare quanta ce n’è a Milano, senza veli né spiegazioni, senza contesto, ma elencando casi umani così come sono. Senza retorica, senza compassione, senza accuse. Solo fatti.
Infatti il testo della Marcos y Marcos è un repertorio documentaristico, il resto è “compito” di chi legge, di chi gira per le strade, di chi interagisce o passa e va quando incontra un esemplare dei catalogati. Chissà quanti matti i lettori milanesi già conoscono, magari alcuni segnano le loro giornate perché fissi ad un certo bar o in una certa strada. Sono parte della città, ufficilamente, e adesso anche i matti di Milano hanno la loro mezza pagina di gloria.
Questo libro è una doverosa lettura per chiunque abbia intenzione di farsi passare per milanese, di origine o di adozione. Nasce dal seminario meneghino della serie con cui man mano la casa editrice sta catalogando i matti di tutto il Paese. Ne nascono guide sparse per tutto lo stivale in cui chi partecipa, di volta in volta, si fa “cantore della contemporaneità”, dando voce agli squinternati davanti a cui si devia, con lo sguardo se non con il passo. Qui, in queste pagine, con Marcos y Marcos, gli squinternati sono al centro. Nel titolo e nella pagine, perché sono nella città, e anche nelle nostre vite. Leggendo, vivendo Milano, è inevitabile rendersene conto.

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