ATTI OSCENI A MILANO

atti-osceni“Atti osceni in luogo privato”, in più luoghi, tra cui anche i luoghi privati milanesi, domestici, ma non solo. Però privati, come spesso privata e nascosta è la bellezza di questa città. Privati perchè ubbidienti al titolo che Marco Missiroli ha dato al suo nuovo romanzo, pubblicato da Feltrinelli con una copertina bianca che sembra studiata per fare rabbia ai “guardoni”. I lettori, invece, ne possono godere, della copertina come dell’interno: un ottimo romanzo che percorre con il protagonista le fasi di crescita attraverso cui l’orologio biologico ci impone di passare. Il “come” sta a noi.

Libero, protagonista creato da Missiroli, lo fa liberamente e mettendosi generosamente in gioco e in mostra mentre l’autore lo ritrae puntando lo sguardo sui suoi atti osceni. Mai fini a sé stessi, sempre legati ad un sentimento o a una mancanza di sentimento, ma incastrati in un mosaico biografico in cui sono essenziali perché la vita narrata risulti realistica.
Milano, nello sviluppo sessuale e umano di Libero e nella sua emancipazione, fornisce sfondi interessanti, ma non solo. L’aria milanese, alternata a quella parigina, nutrono il protagonista e influenzano il corso della sua esistenza. Inquinano o purificano la sua anima sempre meno pura.
Milano ha tanti luoghi privati ma anche numerosi luoghi cittadini che, immaginati alle spalle del giovane e poi maturo protagonista, fanno la loro bella figura.
Si parte da un monolocale di corso Lodi dove Libero si installa arrivato da Parigi, a due passi da Porta Romana: “una ex zona popolare che stava diventando di moda. Per i parigini sarebbe stato un perfetto ‘arrondissement bobo’, io vi trovavo solo dalmata al guinzaglio e pensionati spauriti​”.
“Milano ha il traffico di Parigi ma non è Parigi” scrive ad una parigina il giovane e poi se ne va in giro con l’amico Lorenzo, residente alla Barona, “la prima periferia milanese”. A bordo di un ciclomotore, in tre, cane compreso, commentano corso Buenos Aires – “la migliore concentrazione di americane” – e Brera con” il Patuscino” per il piano bar e il caffè “Resentin” per le artiste.
C’è anche il quartiere Isola, “un quadrilatero ricavato tra la ferrovia e il cimitero monumentale, e l’osteria dove lavora, sui Navigli. Milano compare anche con gli occhi dell’amica Marie che lo viene a trovare da Parigi e poi confessa che “Milano l’aveva sollevata per la sua sostanza. Dura burbera autentica. Era una città che non illudeva, questo contava, al contrario di Parigi, che fa promesse e strazia all’ultimo”.
Nella vita di Libero c’è Marie ma anche Mario che gli mostra “un’altra piccola bellezza di Milano, la zona austera della statale e quella bucolica della Cattolica, le vie invisibili attorno alla casa del Manzoni, labirinti di una aristocrazia decaduta e di ristoranti in livrea, di clochard in fuga e di architetture prima avare, di colpo sorprendenti. La gelida e accogliente Milano, contraddittoria al mio stesso modo, con gli abitanti schivi e curiosi e il fascino delle sue chiese timide: l’Incoronata di corso Garibaldi, rossa e fatata, e la basilica di San Calimero, dietro la Crocetta, incastonata in una viuzza dimenticata”.
Chiama il figlio Alessandro, anche per la piazza Sant’Alessandro in cui andava da piccolo e tornava con la madre del piccolo, sui gradini, per poi di notte ingozzarsi di panini con la salsa rosa assieme al Crocetta. Il bar. Sempre in un bar milanese finisce il libro, tappa ultima con caffé d’orzo lui e cappuccino lei, dopo una passeggiata da Porta Romana attraverso le vie che portano al President, proseguendo per il Duomo e tornando verso Missori. “Ci sedemmo a Sant’Alessandro. Era un giorno mite, ci sedemmo sui gradini e ricordo che presi un caffè d’orzo, Anna un cappuccino. Eravamo insieme, tutto il resto l’ho dimenticato”. Tutto ma non gli “atti osceni in luogo privato”.

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