IL CLIMA IDEALE

LAURANA - Rimmel - 025 Il clima ideale L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Un giornalista che scrive di un anti giornalista e lo piazza alle prese con una storia tra Milano e i Balcani. E soprattutto in “balia” di un nonno psichiatra fissato su una certa Nina che vive a Tirana. Il giornalista è Franco Vanni, autore de “Il clima ideale” (Laurana Editore), ma a creare il clima ideale, nei fatti, come nessuno mai, è il “suo” lobbista Michele, inviato nei Balcani ma niente taccuino, come capiterebbe a Vanni. Però gli serve altrettanta capacità di osservazione e prontezza gli servono per accontentare il nonno e salvare la propria pelle. E per raccontare al lettore, in un clima pressoché ideale, due donne forti e diverse, e un po’ di storia. Siamo oggi a Milano e nella Bosnia orientale del 1992.

“Il clima ideale”: non si parla di meteo vero? A cosa ti riferisci? Nella storia, “il clima ideale” è quella serie di condizioni, in parte casuali, grazie a cui chi ha commesso un crimine riesce a farla franca. Nasconde la pistola dietro la schiena e si gode sereno una nuova vita, come l’uomo in copertina.

Come è nato il protagonista, Michele? C’è qualcosa del tuo lavoro di giornalista? Michele è l’anti giornalista. E’ un lobbista spregiudicato, che deforma le informazioni destinate alla stampa a vantaggio dei propri clienti. In Michele ho concentrato i rischi a cui siamo esposti noi cronisti quando ci occupiamo di soggetti forti, in grado di “creare” informazione. Su tutti, i politici e i grandi centri di potere. Per una volta, mi sono divertito ad assumere la prospettiva di chi sta dall’altra parte della barricata.

Nina e Dalila. Due personaggi femminili diversi, entrambi lontani da cliché ma molto realistici. Reali direi. Ti é riuscito difficile tratteggiarli? Non mi è stato facile, ci ho dovuto lavorare. Per Nina sono partito dalla ragazza immaginaria che disegnavo al liceo durante le lezioni: mora, alta, sexy, decisa, imbronciata. Dalila è un personaggio più costruito, in cui ho concentrato tutto il dolore subìto dalle popolazioni dei Paesi dell’ex Jugoslavia vent’anni fa.

Tirana, Albania, Paesi dell’Est: cosa ti lega a questi luoghi? Perchè li hai scelti? Ho viaggiato in questi Paesi in motocicletta con mia moglie e con alcuni amici e mi sono innamorato dei Balcani. Tornato a Milano, mi sono messo a studiare la storia recente di quella parte di Europa, in particolare la guerra in Bosnia, di cui ricorre il ventennale della fine proprio nel 2015. Ho anche inviato le bozze del romanzo all’Osservatorio Balcani Caucaso, perché verificassero i riferimenti storici e geografici.

Che rapporto hai invece, con Milano, altro luogo del tuo libro? Un rapporto totale. Sono milanese, come i miei genitori e quasi tutti i miei amici. Qui sono cresciuto, ho studiato e lavoro: non mi sono mai allontanato per più di 20 giorni di fila. Inoltre fare il cronista mi porta a conoscere Milano sempre più a fondo. Quando mi mandano a Lodi, mi sembra di scrivere di Esteri! Nel libro ho cercato di raccontare una sintesi della città che conosco: bella, distratta, accogliente, nervosa.

Che feedback stai ricevendo dai lettori? Tanti mi dicono “lo ho letto in due giorni”, “non mi ha lasciato dormire, dovevo andare avanti!”. Sono contentissimo:è il complimento più bello. Per me scrivere un romanzo è una cosa nuova, sono molto emozionato, come a quelle feste delle scuole elementari in cui non si conosce quasi nessuno.

Tra l’avere il nome sulla copertina e sul giornale cosa cambia? Scrivere su un quotidiano aiuta a fare gli anticorpi: sai che il giorno dopo è tutto da rifare, le pagine sono di nuovo bianche e si riparte da zero. Con il libro è diverso, ma non troppo. Sono un giornalista, non uno scrittore. E conosco il mio posto nel mondo: il quarto piano del palazzo di Giustizia di Milano.

Come e quando hai scritto questo libro? In 12 giorni liberi dal lavoro, non consecutivi. La mattina andavo a nuotare o a pesca, poi spegnevo il cellulare e mi mettevo a scrivere fino a sera, a casa a Milano o in stanze di albergo in posti tranquilli. La storia mi è venuta in mente per accumulo negli anni, viaggiando e lavorando, e quando ho sentito di avere una trama “di massima” in testa, mi sono detto: ok scriviamo. La prima stesura è vicina alla versione poi stampata, ho fatto solo delle modifiche seguendo i consigli di mia moglie, degli amici, della mia agente e dei miei editor.

E la copertina? E’ stata realizzata dall’illustratrice Anna Resmini, da un mio vecchio disegno. La trovo stupenda: vederla in Pdf è stato il momento più emozionante. I lavori di Anna sono poetici, oltre che perfettamente calzanti rispetto allo scopo per cui sono realizzati. Avevo un’idea in testa, lei la ha saputa realizzare molto meglio di come io la avessi anche solo immaginata.

Consigliaci una colonna sonora e “il posto ideale” per leggere il tuo libro. Nel libro i personaggi ascoltano musica, quindi fidiamoci di loro! Non hanno per forza i miei gusti, anche se ci vanno vicini. Quindi: i Creedence, Piero Ciampi, i Fugazi, il grunge degli anni ’90, Nirvana su tutti. Quanto al luogo, il posto ideale è un bar del Ticinese, seduti all’aperto in una bella giornata di sole.

 

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