SLIDING DOORS AL CAMPARINO

Fiat-1100_hm_cover_bigUn effetto “Sliding doors” al Camparino, in pieno centro di Milano e con al centro Anna, una Anna che si sdoppia “nell’Anna di Andrè, temeraria, originale, curiosa” e “nell’Anna di Guido, fine, garbata, nostalgica”. Sulle tracce della prima, in città, è rimasta Gisella Colombo, ad inseguire la seconda, in giro per il mondo, è partita Carmelita Fioretto. Assieme hanno scritto il libro dove le due storie si intrecciano rievocando gli anni ’60 come anticipato dalla bella copertina calda e invitante come una immagine d’epoca. Il titolo è “Fiat 1100”, pubblicato da Harlequin Mondadori, ed è stato scritto a 4 mani: un primo esperimento ben riuscito, sia per chi lo legge, sia per chi lo ha scritto e già sta preparando un’altra opera per proseguire il sodalizio letterario.
Si tratta di una combinazione riuscita ma nata per caso,come per caso è nata la storia stessa narrata nel romanzo: “siamo amiche e ci frequentiamo assiduamente da parecchi anni – raccontano Colombo e Fioretti – lo spunto del libro è arrivato parlando con un’amica comune” che ha raccontato una scena simile a una di quelle che si puà poi leggere nelle prime pagine di Fiat 1100.
“Riparlando dell’aneddoto in un secondo momento, abbiamo pensato a un possibile sviluppo che dal piano della realtà si trasferisse a quello della creazione fantastica, abbiamo voluto dare forma e continuità a quell’idea iniziale” innaffiando l’impresa con la passione per la scrittura, innanzitutto, ma anche con l’amore per Milano e il gusto per gli anni ’60.
Milano è infatti lo sfondo e la protagonista delle storie di Anna, ed è in entrambi i casi “una Milano che non esiste più, con i suoi tipici angoli, locali e consuetudini che vanno perdendosi, ma di sicuro non la città fredda, grigia e priva di umanità che alcuni, chissà perché, dipingono”.
Le due autrici si sono divise le storie e ciascuna ha intrapreso il percorso in cui meglio si sentiva, come ciascuna ha nella città i suoi luoghi del cuore. Fioretto bazzica in Largo Treves, ma anche negli splendidi cortili della Statale, in via Festa del Perdono quando di notte si svuota, mentre segue una protagonista che esplora il mondo. A proposito di “bivi biografici” confessa di essersi spesso chiesta cosa ‘non’ sarebbe successo se una sera del 1994 non fosse andata alla cena a casa di amici dove ha conosciuto Juan Tito. La storia con questo geologo peruviano, durata 12 anni, “l’ha resa pendolare tra Italia e Sudamerica, tra l’Italia e la Malesia: travagliata ma che l’ha arricchita sotto molti aspetti.
Colombo, che nel libro resta a Milano con “l’Anna tranquilla”, ama la zona dei Navigli e quella nei pressi di porta Venezia e guardandosi alle spalle si chiede come avrebbe potuto svolgersi diversamente la sua vita se a una festa in maschera a tema, dopo molte esitazioni, non si fosse presentata con quel costume attillato da gatto, che aveva tanto colpito il suo attuale marito.
Le due autrici avanzano compatte e parallele, ma allo stesso tempo si allontanano e si completano creando una sensazione di omogenea varietà qausi miracolosa. La storia, le storie, di Anna, si seguono con facilità e appetito, non si confondono ma si fondono in una idea di donne e di epoca milanese ormai andata e che emoziona al ricordo. “Ci siamo trovate spesso, soprattutto all’inizio, per concordare l’intreccio e per delineare i profili dei personaggi di contorno – spiegano – poi ognuna ha intrapreso la sua strada ma abbiamo continuato a confrontandoci, soprattutto per orientare diversamente il punto di vista su alcuni personaggi e lo sguardo sui ricordi, che inevitabilmente restano uguali, anche se diverso è il modo di interpretarli”.

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