A LEZIONE DA PENNAC

IMG_1881“Una lezione di ignoranza” e 100 di vita, le ha dispensate ieri quel multiforme autore-professore-uomo, e per alcuni ormai mito che è Daniel Pennac in un teatro Franco Parenti strapieno. Sala grande per il live, con un pubblico partecipe dai 12 ai 93 anni, foyer attrezzato con collegamento video perché “questa occasione non la si nega a nessuno”.
L’occasione, di chiacchierare con lo scrittore francese papà di Malaussène, tramite l’attrice milanese Lella Costa, sul palco con lui, è l’uscita di un volumetto per Astoria edizioni. Si tratta della trascrizione della lectio magistralis che Pennac ha tenuto – “tutta in italiano” ha precisato in italiani lui stesso, fiero – quando ha ricevuto la laurea honoris causa in pedagogia dall’università di Bologna.

La platea ha ascoltato volentieri le parole “da prof” sull’ignoranza, la lettura e l’insegnamento, temi cari a Pennac e a chi lo ama, ma ha chiesto parole di speranza, oggi, nel 2015, in un mondo in cui un giorno sì e l’altro probabilmente, incombe l'”emergenza migranti”. La domanda è arrivata da una under 20 delle prime file e Pennac non l’ha schivata indossando la maschera da letterato né sventolando la bandiera di una Francia “diversa”. Anzi, ha preso a elencare i flussi migratori arrivati nella sua patria dal 1910 in poi quasi di lustro in lustro, italiani compresi, e ha spiegato: “Da sempre e ogni volta qualche cretino diceva che erano troppi e non c’era spazio. Ciò che ammazza la speranza é la stupidita. Tutte le persone arrivate nel tempo compongono la Francia di oggi. E chi arriva oggi sarà parte della Francia di domani. Ma c’é qualcuno che ancora si oppone, anche tra chi è stato tra quelli che arrivavano, oggi dice che non c’è posto. Non abbiate paura ed evitate i cretini”. Un doppio applauso, in differita causa traduzione per i non francofoni, ha seguito queste parole chieste da una giovane milanese e apprezzate da quella parte di Milano che a suo tempo ha notato Pennac per il melting pot della sua Belleville. La sua famiglia Malaussène non é mancata ieri sera al Parenti: più volte citata si è confermata simbolo di integrazione e apertura, oggi ancora attuale per la natura poco canonica dei legami affettivi e genitoriali. Se non per l’impiego di Malaussène, assunto come “capro espiatorio”. Oggi nell’anarchico mondo del precariato potrebbe avvenire.
Tra i tanti spunti lasciati a Milano dal francese molto apprezzato il consiglio-racconto per non perdere, da adulti, la passione per la lettura. Leggere ad alta voce, leggersi a vicenda brani ad alta voce, tra amici, al bar, in libreria, e in coppia. Lui, Pennac, lo fa anche quando viaggia in auto con la moglie. “ogni libro ormai identifica un viaggio. Parigi Biarritz, ad esempio, è ‘L’amore ai tempi del colera’. Abbiamo inventato il navigatore satellitare della letteratura”. Risate, ma chissà quanti d’ora in poi nel traffico mattutino o serale declameranno opere letterarie alleviando lo stress del guidatore.
Richiestissimo anche il decalogo sulla lettura, di cui Pennac ricorda il diritto di saltare le pagine. “Ai miei giovani allievi ad esempio ho sempre detto di saltare le lunghe descrizioni dei romanzi delXIX secolo – ha confessato – incoraggio a saltare e leggere solo trama, a volte, ad una prima lettura. Perchè se non lo faccio io, così, arrivano editori disonesti che fanno edizioni veloci di capolavori in poche pagine. Quella è sì una operazione disonesta e da condannare”.

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