COME TI TRADUCO IL PROVERBIO

567-thickbox_default“Va’ a ciappà i ratt” diventa “Go and catch mice”, oppure “Geh Mause fangen”, “Ve a cazar ratones”. Elegantemente “Va attraper les souris”. Analogamente accade a “Fa’ ballà l’oeucc”, “Chi mangia de benedètt caga de maledètt”, “Pan, vin e gnòcca, e s’el voeur fioccà, ch’el fiocca” e così via per altri 500 proverbi e detti in dialetto milanese. Nessun allarme globalizzazione, arrivata a minacciare il dialetto locale, anzi, è proprio il contrario di tutto ciò l’obiettivo perseguito dai tre coraggiosi autori di “Omnibus”. Edito da Fratelli Frilli editori, questo poderoso volume raccoglie mezzo migliaio di proverbi dialettali e li traduce non banalmente, non solo, in italiano ed inglese, francese, tedesco, spagnolo ma anche in lingua araba, russa, giapponese e cinese con tanto di spiegazioni, note o didascalie perchè “una lingua locale non può, non deve, mai considerarsi morta”.

Se è vero che chi non sa cambiare e rinnovarsi, è destinato a perire, in aiuto all’antico dialetto arrivano Enrico Casati (laureato in tecnologie alimentari), Guglielmo Scandolara (zoonomo) e Roberto Villa (agronomo) riuscendo con un enorme lavoro di ricerca, a far risuonare la lingua ambrosiana fino ai lembi estremi del mondo. Con loro, una banda di altrettanto incoscienti e stackanovisti traduttori (inglese, Marilena Casati; tedesco, Marina Fumagalli-Leonie Welz; spagnolo, Maria Gaytan De Ayala; francese, Lara Lanfranchi-Françoise Santangelo; russo, Ana Sostak-Ekaterina Ataman; giapponese, Hiromi Furukawa; cinese, Jianmin Liu; arabo, Mujahed Badaoui).
Bello già al primo sguardo, con il mix di caratteri e la grafica di facile consultazione, il libro è uno strumento che rende Milano più familiare a chi la abita da qualche anno e più accogliente anche per chi non vi è nato.
Dopo Expo, la città non può permettersi pecche sull’internazionalizzazione che non si può limitare ai soliti luoghi, ai soliti detti, alla traduzione dei menu e dei cartelli turistici. Milano è anche saggezza popolare, è il suono secco e buffo del suo dialetto, è la pragmatismo dei suoi proverbi che parlano di cibo, tempo e meteo, sentenziando con la convinzione di saperla lunga, “noi di Milano”.
Ricco di echi sonori, fra aspirate, labiali e schiocchi, vocali aperte e chiuse, gruppi consonantici strani o “improbabili”, “Omnibus – Proverbi e modi di dire per vecchi e nuovi milanesi” divertendo, formando e informando si impone ai curiosi di ogni lingua e cultura, e l’impresa di Frilli non è certo un”Vorré drizzà i gamb ai can”. E neanche al “perro”, per intendesi.

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