VISTI DA EST

teatro_cooperativa_luca_klobas_visti_da_est_milano1Sgomberi, come quello atteso nel campo di via Idro. E benvenuto a teatro, stasera, “così mio fratello passa da casa vostra a spazzolare via tutto”. Non evita attualitá e reali paure, non tace sugli incubi dei milanesi, d’adozione e “veri”, dal palco del Teatro della Cooperativa il comico Luca Koblas che in queste sere, fino al 17 gennaio, ci mostra la cittá, le sue logiche e i suoi contrasti “Visti da Est”.  Dal linguaggio, con inversioni che ingannano, “me piass no” ma “il ‘no’ non puoi dirlo prima?”, alle azioni, tra operazioni di pulizia razzista, accoglienza di immigrati sbandierata o attuata tacitamente.

Con un testo agile e scorrevole, per un one man show disinvolto, scritto a 4 mani da Federico Andreotti e Luca Klobas, il secondo sale sul palco diretto dal primo. Nudo di scenografie e suoni, in abiti civili da immigrato dell’est e bottiglia in vetro di birra italiana sorseggiata ogni due o tre scrosci di applausi ricevuti, l’attore dialoga con il pubblico con lo sguardo, prima che con le parole, affondando con la lingua nella realtà dei fatti di una città che, “visti da est”, ha i suoi bei problemi ancora da risolvere con gli stranieri. Campi sgomberati, rifugiati, ma non solo, un completo modo di vivere che vuole rappresenta l’avanguardia di un Paese, l’Italia, rimasto indietro in merito a diritti civili e umani. 
Sferzante soprattutto la prima parte dello spettacolo in cui la vivacità del testo e la varietà dei temi toccati regala risate e autoironia agili ma allo stesso tempo che lasciano segni permanenti negli spettatori. Poi il tono si fa maggiormente impegnato e locale, focalizzandosi su problematiche come il campo di via Idro, emblematico, su cui i milanesi hanno da dire e da pensare da anni. Spunta quasi la necessità di un teatro-forum a fine spettacolo. Ecco quindi che, turbando e divertendo, il Teatro della Cooperativa si conferma protagonista d’eccellenza di quel panorama milanese di teatro civile di cui la città mostra di avere forte bisogno. E mentre si prepara ad andare in scena la tournée delle amministrative 2016, un luogo di riflessione civica che propone punti di vista alternativi, come quello di “visti da est” resta una realtá da tenere d’occhio e da frequentare per non rischiare l’autoreferenzialità e la chiusura mentale di cui la “Milano città aperta” di Expo non andrebbe fiera.

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