SOLTANTO SILENZIO

downloadDopo “Pioggia Battente” ha proseguito con “Sottotraccia”, è approdato in una “Zona Franca” e ora per il commissario di Polizia Sandro Micuzzi “Soltanto Silenzio” (Tea). Così ha deciso il suo creatore Massimo Cassani. I suoi lettori non è il caso che si mettano a lutto, perché quello è solo un titolo, ed è il titolo un’altra intensa avventura di questo personaggio rossiccio e spettinato, t amante della grappa e del toscanello. Siamo a Milano, dove Cassani sempre ci fa restare, comodi comodi, ma in una Milano autunnale.

Chi ci abita o frequenta la città non ha che da immaginare come Milano sappia essere ostile, fredda, piovosa, triste e malinconica, in questa stagione. E sa anche che, se la storia è ambientata in via Padova e dintorni, dove il commissario protagonista è stato “segregato” per aver troppo fatto il commissario, non mancheranno nell’intreccio ingredienti di ogni etnia, molto colore, sapori affatto italiani e… confusione.
Siamo in via Padova ma ad innescare l’avventura delittuosa è una figura del tutto made in Italy e molto vicino al protagonista: la sua ex moglie Margherita, che lo vuole da testimone al suo matrimonio con l’attuale fidanzato. Fidanzato, Aristide, che oltre ad essere obiettivo amoroso di Margherita, è anche nell’obiettivo di certi delinquenti che tentano di sparargli.
Romanzo vuole che Micuzzi debba indagare sull’episodio, e il resto è fatto. E’ fatto per una penna com quella di Cassani che sa raccontare Milano lungo un binario e sviluppare l’inchiesta dall’altro lasciandoci scorrere velocemente e piacevolmente sulle sue pagine.
Disattenzione e ‘tran tran’ quotidiano metropolitano, intrighi di Polizia e servizi segreti, personaggi insoliti o soliti che fanno incursione di capitolo in capitolo. Tutto converge sempre su Micuzzi senza neanche che lui lo desideri particolarmente e in maniera affatto forzata. Lui è un simpaticone autoironico, morbido e che fa tenerezza. Il pancione, un buon carattere, coraggio imperfetto e passione da… “Micuzzi”. Resta il punto di riferimento e ci fa ringraziare l’autore di non averlo abbandonato per strada nella sua carriera di scrittore. Certi personaggi stancano, certi non convincono, altri possono disturbare per protagonismo. Non Micuzzi che in questo libro compare anche in un flashback curioso che ai ragazzi di ieri porterà malinconia. E’ domenica pomeriggio, siamo a ottobre, nel 1978, in un campetto polveroso dell’oratorio del quartiere di Casoretto. Durante una partitella tra ragazzi scoppia una lite tra Micuzzi e un altro scatenato giocatore che, oltre 35 anni dopo, ricompare davanti a lui nei panni non di avversario. Ma quasi, o meglio, oltre.

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