GIORNALISMO DISINFORMATO

agguato all'incrocioSarebbe necessario oggi, tenere e seguire un corso di giornalismo disinformato? Sibilante, mai esplicita, corre tra le righe del volume firmato da Paolo Nori questa domanda. E lui, pubblicato da Marcos y Marcos, risponde a modo suo, con il suo ineguagliabile e personale stile che punisce ridendo. Punisce? Neanche: basta far notare con leggerezza intelligente. Quella del volare alto, quella che si possono permettere solo i piloti esperti. Paolo Nori con le parole ci sa fare e anche in questo “Manuale pratico di giornalismo disinformato” lo dimostra, entrando con classe in una classe di giornalismo disinformato. Una grande e ingegnosa scusa per dire ancora una volta la sua sulla vita quotidiana dell’Italia del nord tra la sua Parma e la Milano d’altri, ma che conosce bene.
Dal punto di vista giornalistico si parte con la cronaca nera: il protagonista Ermanno Baistrocchi si trova con un morto sul tavolo della sua cucina. Un cadavere che capita quando quest’uomo qualunque ma non troppo, apprende che la donna “con cui avrebbe voluto vivere aveva deciso che voleva vivere con lui”. E con tutti questi pensieri per la testa deve pure scrivere il nuovo romanzo che il suo editore gli aveva chiesto di scrivere.
Una “realtá reale” così tanto da doverne e volerne fuggire, e allora “diamoci a internet, musica, cibo, festival” e, perché no, a corsi di giornalismo disinformato. Mentre si conferma e si aggrava ogni giorno la crisi dei giornali, Baistrocchi introduce un giornalismo nuovo, dichiaratamente disinformato. Si tratta di un giornalismo “dove delle cose di cui si scriveva, non si sapeva niente e non si voleva saper niente; un giornalismo dove non si intervistava la gente che contava, ma la gente che non contava; dove non si scrivevano le cose che si possono scrivere, ma quelle che non si possono scrivere”. Una evoluzione – deviazione? Macchietta? – di quello storytelling oggi tanto sbandierato.
Senza cedere a inglesismi ed etichette, fedele al suo ritmo quasi parlato e tutto italiano, tipico di Nori e basta: a guardar la pagina, a chi lo conosce, sembrerà di averlo davanti a fare un reading, Nori racconta un po’ di quotidiano che non ha spazio nei quotidiani. Ma nella mente e nelle giornate di tutti i suoi lettori è ben accolto e non ha bisogno di sottotitoli.

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