LA RIVIERA DI MILANO

la-riviera-di-milanoUn mondo perduto, forse, ma i libri, alcuni libri, servono anche per non lasciare che vadano persi mondo. Sono quei mondi che pur avendo già fatto la loro epoca, restano comunque utili per capire oggi chi siamo e dove stiamo andando. Nel caso de “La riviera di Milano” (edizione Meravigli ), chi sono stati i milanesi e dove sta andando – o potrebbe andare – la città. Scritto dal medico milanese Tito Livraghi, esperto e appassionato di fotografia e di montagna, se non di viaggi, il volume dipinge una città di due secoli fa. Siamo nell’ottobre del 1812 e se oggi si disquisisce di una Milano possibile capitale morale di Italia, a quei tempi lo era ufficialmente, non moralmente, del Regno d’Italia. 

Le vicende narrate partono da Crescenzago, nota fermata della metropolitana “della verde” che in quegli anni non attraversava ancora la città e lì, in quel quartiere, lasciava spazio e pace alle ville dei milanesi per affacciarsi sul naviglio della Martesana. Con quel ritmo e quel modus vivendi che oggi Livraghi è tra i pochi a rievocare tra nostalgia e voglia di ricostruire storicamente qualcosa che è ancora possibile ereditare e reinventare in chiave moderna. Oggi che “va tanto di moda partire dalle periferie”, l’autore parte da Crescenzago ma raggiunge e non si vergogna di frequentare le zone centrali regalando scorci color seppia della Scala, oltre che di aree come la Cà Granda e la Cassina di Pòmm. Il resto della topografia che fa da sfondo è da scoprire seguendo con lo sguardo l’intraprendente giovane filandina “che non vuole finire con le dita contorte dall’artrosi a forza di dipanare i bozzoli dei bigatt nell’acqua bollente”. Tanti nomi con la A, Anita, Ambra e Alfio, e la piccola Altea, “tutti di bell’aspetto, alti, slanciati, capelli e colori chiari, completamente diversi dagli altri della cascina coi loro lineamenti grezzi e contadineschi”. I loro destini, le loro giornate, si incrociano con le nostre, proiettate nella storia, e con le comparse di personaggi ben noti come filantropo Domenico Berra, Stendhal lo scrittore, Giuseppe Acerbi viaggiatore e letterato, Carlo Porta il poeta, il famoso generale Domenico Pino. Non solo frequentazione elitarie, perché lungo “La riviera di Milano” si incontrano tutti, anche quelli che vivono nella miseria. Livraghi non la censura, anzi, testimonia con sincera sofferenza scene in cui domina l’epidemia di tifo petecchiale, poi racconta e illustra la corsa dei lacchè, ricorda il linciaggio del ministro Prina, ci fa annusare e gustare cassoeula e polenta e poi, nota romantica, ma con l’eleganza di un tempo, regala qualche smanceria, complice la vivace Ambra.

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