IL NOIR SI FA ‘ROSA’

12243214_10206602927305239_2319027476069234921_nL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Amore senza età, in una Milano invernale, per quattro mani allenate a scrivere noir. Roberto Caputo e Nadia Giorgio dopo il quarto titolo con il commissario Ferrari si sono dati a “Trenta giorni per innamorarsi” (Edizioni De Ferrari) mostrando una città più rosa e meno buia e i due lati dell’amore. Quello di Bob, da 50enne che non sente gli anni, odia il lavoro e frequenta da single, coppie di amici storici, e quello di Chris, giovane irruente, sfacciata, a tratti naif ma forse semplicemente antitesi dell’uomo a cui sconvolge la quotidianità meneghina un po’ grigia. Ecco che i due autori raccontano l’exploit romantico prima del quinto noir, già in caldo, nonostante la stagione.

Dalle indagini alla storia più romantica: come mai? Roberto: E’ stata una scommessa. Dopo il quarto noir avevamo voglia di provare un genere diverso e abbiamo sfruttato il diverso modo di guardare alla vita che abbiamo. E’ stato molto divertente. E poi… i noir non sono il genere preferito di Nadia: le dovevo un cambio di stile.

Scrivere a 4 mani, un uomo e una donna, una storia d’amore. Dissidi? Come avete gestito le diverse visioni? Nadia: Ci conosciamo da tempo e la sintonia tra noi non manca. Questo non vuol dire che non si discuta, anzi. A volte fino allo sfinimento. Abbiamo due modi diversi di lavorare: io scrivo di getto e di pancia, Roberto si dà molte più regole. Ad ogni romanzo, però, si ripete un miracolo: ciascuno di noi, creati e raccontati i personaggi, si ritrova meglio in un ruolo piuttosto che in un altro. Nei noir Roberto è in sintonia con il Commissario Ferrari e io ho curato i profili degli assassini, in questo libro volevamo invece che con Cris e Bob, i due protagonisti, emergessero i nostri due modi diversi di guardare alla vita e all’amore, quelli di un uomo e di una donna, con caratteri opposti e quasi trent’anni di differenza.

Avete mai pensato a un finale diverso? Quale? Roberto: Per un attimo ci ha sfiorato il dubbio se lasciare nel romanzo la possibilità di un seguito, poi abbiamo capito che avremmo stravolto il senso del libro.

Come avete scelto e costruito la figura del protagonista? Roberto: In qualche modo mi assomiglia nelle piccole abitudini, nei gesti, nei gusti. Volevo un uomo di mezza età, un po’ disilluso, ma con ancora molta voglia di vivere sotto il cappotto. Un uomo fatto dalla quotidianità della sua vita, da amicizie storiche, da un lavoro che odia e dalla sua grande passione per la poesia.

Roberto (Bob) e Milano. Come descrivereste questo rapporto? Roberto: Sono nato, vivo e amo profondamente in tutte le sue sfumature. Spesso descriviamo una città fatta da una pluralità di anime a volte in contraddizione. Ho sempre voluto impegnarmi in prima persona, per questo ho iniziato a fare politica. Vorrei ridare a questa città quella grande progettualità che i sindaci socialisti hanno messo in campo, da Greppi in poi, facendola diventare una vera città europea.

E Nadia che rapporto ha con Milano? Nadia: La amo molto, è una metropoli della quale però spesso riesco a cogliere l’animo intimista. Il mio luogo preferito sono i giardini di Porta Venezia dove ho passato la mia infanzia, all’epoca c’era lo zoo.

Luogo preferito di Roberto? Roberto: i Navigli, quelli di tanti anni fa, con le vecchie osterie come la Briosca dove convivevano imprenditori e operai, intellettuali e prostitute, piccoli ladruncoli di periferia e poliziotti. Lì si era tutti uguali, intorno a una chitarra, un bicchiere di vino e una fetta di salame.

Che reazioni sta suscitando il libro? Nadia: Sorprendentemente belle. Non ci aspettavamo che commuovesse così tanto. Tantissimi ci hanno ringraziato perché sono riuscite a risvegliare emozioni, ricordi. Il complimento più bello? “Trenta giorni per innamorarsi è una carezza al cuore”.

Una colonna sonora suggerita per accompagnarlo ? Roberto: Pugni chiusi di Ricky Gianco. Nadia: Baciami ancora di Jovanotti.

Questo romanzo è un exploit? Tornerete alle vostre indagini? Roberto: Stiamo già lavorando al prossimo noir con il Commissario Ferrari, su rifiuti e corruzione. Scrivere una storia d’amore però ci ha divertito molto e credo proprio che non sarà l’ultima.

Come è nata l’idea di scrivere a 4 mani? Nadia: Fin da piccolissima avevo il desiderio di scrivere e per anni è rimasto un sogno nel cassetto. Poi un giorno Roberto mi ha chiesto se volevo collaborare con lui a un progetto che riprendesse alcuni fatti e personaggi storici di Milano. Ho accettato ed è nato Milano della mala, il nostro primo titolo. La sua memoria storica, il mio taglio giornalistico si sono incontrati perfettamente. Scritto il primo poi il resto è venuto da sé. Ormai siamo un tandem letterario.

Ma come vi siete conosciuti? Roberto: Per lavoro. Io facevo politica e lei era una giornalista. Nel tempo poi siamo diventati amici e abbiamo imparato ad apprezzare pregi e difetti di entrambi.

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