VINCEREMO DI SICURO

384-8872-6_d5f52561e3675f33764146f008c13d8bVinceremo di sicuro. E si parla di Inter, da interisti. A Milano. Prima di aprire le polemiche e i dibattiti da bar, apriamo gli occhi e le orecchie, ma soprattutto il cuore, alle parole che Michele Brambilla direttamente dagli anni ’70 rivolge ai giovani, in primis, e a chiunque abbia ancora voglia di ottimismo. Palla al centro, la partita del presente può ancora essere giocata e ”Vinceremo di sicuro”: il neo direttore della Gazzetta di Parma lo ha scritto di recente pubblicandolo con le Edizioni Piemme.

E’ un libro non solo per tifosi, anzi, forse saranno tra i primi a restare delusi quelli che vi arriveranno e lo apriranno convinti di leggere complimenti ai neroazzurri e palate di fango ai cugini rossoneri. Gli unici tifosi a cui è dedicato questo volume sono i tifosi della razza umana, quelli che credono che oggi non ci vada poi tanto male e che l’oggi e il domani siano campi da gioco in cui poter correre, fare squadra, sognare e tornare ad esultare. Gli ottimisti, i sognatori, quelli che si appassionano alla vita con quella rara potenza che in questa Italia un po’ massacrata dalla crisi forse solo i tifosi di calcio più sfegatati hanno mantenuto. Ovviamente solo nei riguardi della propria squadra del cuore, per il resto spesso sono persone scoraggiate tanto quanto i loro vicini di casa non tifosi.
Brambilla fa un’operazione ‘furba’, per farci tornare a dire che “vinceremo di sicuro” con lui, nella vita, e non negli stadi. Conoscendo il “popolo italico” parte proprio dagli stadi, da quello di San Siro, dove il 12 maggio 1965, sera stanno appoggiati un ragazzo e una ragazza, e si abbracciano mentre dentro, “c’è una partita pazzesca”. Sono gli anni in cui si riusciva a guardare al futuro con la certezza che sarebbe stato migliore del presente, ascoltando Morandi, il ‘ragazzo ye ye’ che andava a cento all’ora, e Vecchioni. Seguendo con gli occhi, sorridendo di riflesso, al casco d’oro sbarazzino di Caterina Caselli, ridendo con la signorina snob Franca Valeri, applaudendo a Fellini e Arbore, restando a bocca aperta mentre l’uomo va sulla Luna. E ascoltando le partite della domenica in radio mentre Helenio Herrera, guidando la “Grande Inter” afferma convinto che “ Venceremo de seguro”.
Se al momento gli interisti si saranno esaltati e tutti gli altri tifosi si saranno arrabbiati e presi gioco di lui, oggi il mantra di questo storico allenatore, grazie a Brambilla, perde le tinte nerazzure e diventa universale, esce dagli spogliatoi e rimbomba nel piazzale di San Siro e poi in tutta la Milano dei nostri tempi. E da Milano, all’Italia tutta. Il giornalista, interista senza farlo troppo pesare, sfrutta la passione tipica italiana per il calcio per catturare i lettori, li fa sentire avvolti in una fumogena atmosfera calcistica per poi raccontare le varie vicissitudini dell’epoca dal punto di vista culturale, politico, e sociale. Tira un calcio, pagina dopo pagina, al pessimismo “che oggi ci impedisce di cogliere piccole e grandi cose, irripetibili, che saranno domani la nostra nostalgia”. Solo così, “Vinceremo di sicuro” la paura del futuro, innanzitutto, e poi la partita del presente. Questo vale per “tutti quelli che sono stati bambini”, a cui infatti il libro è dedicato.

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