GLI ULTIMI RAGAZZI DEL SECOLO

65199BSono quelli che hanno dimenticato i loro anni Ottanta, le stragi psicologiche che hanno schivato o vissuto a piene mani in una Milano ben diversa da quella che oggi “gratta il cielo”. Sono quelli che hanno dimenticato con la scusa che erano troppo piccoli per capirne l’importanza, le bombe dei militanti politici degli anni Settanta e il loro fragore nell’aria e sui media. Sono “Gli ultimi ragazzi del secolo” e nel libro di Alessandro Bertante due di loro partono per un viaggio in Croazia. In quella terra, dove la guerra non è a pagina 57 del libro di storia ma fuori dalla porta, e dentro casa, si trovano faccia a faccia con chi non può dimenticare. Le bombe come la violenza psicologica. Non può decidere e vive cercando di sopravvivere agli strascichi bellici senza cercare scuse per gettare la spugna.

E’ una violenta denuncia, molto forte, perchè non esplicitata in parole bensì in fatti quella che l’autore ha messo al centro del romanzo “Gli ultimi ragazzi del secolo” pubblicato da Giunti: contro la propria generazione che è stata quella dei ragazzi degli anni ’80, in Italia ma soprattutto a Milano. Bertante si concentra molto sulla città e ne riporta il clima delle periferie. Nelle pagine ci si immerge ritrovandosi come attraverso una porta magica, in una strada di quartiere, in quei parcheggi un po’ desolati che sanno d’asfalto e di sole, e di solitudine. Oppure in mezzo a quei gruppetti che tutti i ragazzi degli anni ’80 hanno frequentato o hanno evitato, ma hanno certo ben conosciuto. Quelli del muretto.
La narrazione autobiografica, per lo meno delle atmosfere milanesi, si alterna con il diario di viaggio che in data “luglio 1996” Alessandro e Davide compiono. E così memoria storica e memoria emotiva si passano il testimone obbligando i lettori a quella ginnastica mentale e dei sensi che evita l’assuefazione e la noia. La dipendenza, dal passato e dai ricordi, come fossero droga, e dal dolore altrui, come uno stupefacente modo per non pensare al proprio.
“Gli ultimi ragazzi del secolo“ incolla i lettori a Milano, con descrizioni quasi minimaliste ma mai paranoiche che ne fanno immaginare anche i più anonimi scorci, ma allo stesso tempo porta verso Mostar, per poi lasciar proseguire la fantasia vagabonda a Sarajevo dove la guerra insensata non si può non guardare in volto. Infatti è ciò che capita ai due protagonisti, a bordo di una Panda, con un’aria un po’ persa, a tratti irresponsabile -che fa rabbia – e a tratti da orfani: in contrasto con gli abitanti delle terre visitate, un popolo visibilmente distrutto ed orgoglioso.
Si può parlare di viaggio “di formazione” nel caso di Bertante, solo se ci si tiene molto a mettere il suo romanzo in una categoria, se invece lo si vuole leggere lasciando che generi riflessioni liberamente tratte dal susseguirsi armonico dei capitoli, si può parlare di un libro “tosto”. Ben scritto ma non scorrevole perché porta con sé un inevitabile occasione di riflessione, almeno che chi non è del tutto estraneo alla realtà di questi ultimi ragazzi del secolo. Perchè lo è stato o perché, per un motivo o per l’altro, ne ha conosciuto qualcuno e lo ritrova in Alessandro, o in Davide, o nei loro ancora più disorientati amici sullo sfondo, tra cui molti dediti all’autodistruzione.

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