LEONARDO E L’ALTRA METÀ DEL GENIO

Salaì - per sitoL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Giangiacomo Caprotti da Oreno, detto il Salaì, fedele compagno di Leonardo per quasi tutta la vita, e quasi dl tutto invisibile e dimenticato. Non dall’appassionato e paziente Michele Mauri, però, che per le Edizioni Bellavite si è preso la briga di studiare chi era costui. E di raccontarlo appassionando, a sua volta il lettore, grazie ad un mix di realtà e leggenda, e un pizzico di mistero. Salaì era il figlio adottivo di Leonardo o “solo” l’allievo prediletto? O “addirittura” il suo compagno? Mauri non dà risposte, dà di più: regala ai lettori la voglia di farsi delle domande e di lasciarsi incuriosire dalla vita di una persona che non merita di non essere finora mai stata citata o quasi. Giustizia non è fatta, con il libro “Salaì, l’altra metà di Leonardo”, dopo secoli di oblio, ma è un inizio, un gran bel inizio, per Salai che, finalmente, prende forma, tra fatti certi, racconti, dicerie, curiosità per il non detto e sospetti.

Quando ti è venuta l’idea di raccontare questo personaggio? Perchè proprio lui? Nel 2002 ho pubblicato una breve biografia dedicata al Salaì e da allora non ho mai smesso di fare ricerche su di lui. Ho accumulato notizie, storie e dicerie…alla fine è maturata l’idea di colmare i vuoti aggiungendo un po’ di fiction. Fin dal principio a me è parso un personaggio straordinario, nel quale sono sintetizzati tutti gli imprevisti e i capricci della vita.

Sembra un personaggio di cui “si è preferito tacere”… E’ tuttora così? Il silenzio che ha avvolto la figura di Gian Giacomo Caprotti è sorprendente. Nasce il sospetto che la sua vicenda umana sia stata dimenticata perché ingombrante o comunque perché ci costringe a confrontarci con la vita minuta e quotidiana di Leonardo, che forse preferiamo considerare un genio privo di debolezze umane. Ancora oggi, dopo che è stata restituita la vera identità a Gian Giacomo Caprotti, si fatica comunque a restituirgli una dignità artistica. Eppure il Vasari, il primo biografo di Leonardo, citò solo lui fra i numerosi allievi che frequentarono il maestro.

Quanto tempo hai dedicato a documentarti sull’argomento? Con quali fonti? Per anni mi sono documentato, ho utilizzato ogni fonte: dagli archivi storici alle numerose pubblicazioni dedicate a Leonardo. In molti casi, però, è stato difficile trovare riferimenti al Salaì.

Come hai gestito la mescolanza di informazioni documentate, leggende e dicerie? Ho cercato di fare un’accurata ricostruzione storica delle città e dei luoghi che sono stati teatro della vita di Salaì e di Leonardo e ho confidato che, partendo da questi sprazzi di verità, tutta la vicenda potesse trovare una sua credibilità.

Un aspetto che ti piace e uno che ti fa torcere il naso del protagonista? Non ci sono aspetti del Salaì che mi fanno torcere il naso e credo che la storia sia in debito con lui. Personalmente mi affascina la sua capacità di cogliere le occasioni e trasformarle in grandi opportunità.

Se un personaggio così vivesse oggi nell’entourage artistico milanese vivrebbe la stessa sorte? Perchè? Non frequento l’entourage artistico milanese, quindi ogni risposta sarebbe azzardata. Certamente ancora oggi, in ogni settore, le persone fuori dagli schemi e dagli schieramenti faticano a ottenere i riconoscimenti che si meritano.

A chi è rivolto il tuo libro? Il libro è rivolto a tutti, non mi sono mai posto l’obiettivo di proporre il mio lavoro agli studiosi di storia e di arte, anche perché io stesso sono semplicemente un appassionato.

Perchè una persona non particolarmente dedita alla materia potrebbe buttarsi in questa lettura? Ho tracciato il carattere inafferrabile di Salaì, volubile e capriccioso, tenero e spietato, e il suo stretto rapporto di stima e tenerezza, intimo e mutevole, con Leonardo da Vinci, ma le vicende umane dei protagonisti si animano all’interno di una dimensione corale e storica. Confido di essere riuscito a costruire intorno ai due personaggi un mondo vivace nella sua interezza e contraddittorietà, ma senza scivolare in digressioni storiche sovrabbondanti.

Cosa regala una storia così, a livello “umano”? Tutti, credo, possiamo specchiarci, almeno a tratti, nella storia di Gian Giacomo Caprotti, una storia fatta di imprevisti, porte che si aprono e si richiudono, treni che passano e sui quali non sempre si ha il coraggio di salire, giorni alle stelle e altri nelle stalle… la quintessenza della vita in tutte le sue contraddittorietà.

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