FINCHÉ DURA LA COLPA

CoverDentelloDefPassione: la sua unica è per i libri, ma è inguaribile, tanto che la sua vita è “proprio fragile e precaria come l’altare di carta cui mi sono immolato” e lo dice consapevole e lucido, troppo lucido, lucido da morire. O da uccidere. E’ il protagonista di “Finché dura la colpa”, (Gaffi Editore)  Domenico, NEET brianzolo dalle origini e da genitori potentemente brianzoli, ideato da Crocifisso Dentello per esordire con un romanzo sul’esistenza sconclusionata di un giovane d’oggi. Uno di quelli che si incrociano per strada con tutta l’aria di lasciarsi trasportare dagli eventi, senza scegliere, fuggendo quando viene scelto.

Domenico, però, incapace o del tutto non intenzionato a combinare qualcosa nella propria vita, di concreto, mantiene con grande tenacia una profonda capacità di analisi di ciò che gli accade. E decide di regalarla anche ai lettori rendendoli generosamente partecipi delle sue vicende. Interiori e pubbliche. Il tutto con un linguaggio ricercato e croccante, che sa dosare evitando il troppo aulico che allontana, ma anche il troppo grezzo che suonerebbe come una pacca sulla spalla data a sproposito ad uno sconosciuto.
Domenico ha 20 anni, non fa nulla e così proseguirebbe, se non fosse che la vita decide di interrompere il suo percorso da pilota automatico con tre fatti. La scomparsa del fratello. Un impiego imposto dal padre-padrone. L’incontro con Agosto, uomo che lo presenta alla incipiente “colpa” del titolo.
Solitario e reticente a riempire la propria giornata se non la propria esistenza, il protagonista riempie invece di parole la carta, è emarginato da sempre e da sempre si culla quasi anestetizzato tra la rinuncia e l’indolenza, esibendole entrambe al lettore e a chi vive affianco a lui senza la minima vergogna. Finché dura la colpa, lui prosegue così, nulla lo smuove ma lui smuove chi lo osserva, e chi legge. Reagendo al suo non essere, al suo non cambiare nemmeno quando la spirale criminale lo accompagna fino ad un baratro autodistruttivo. Domenico sembra fuori dal mondo, però lo sa descrivere come pochi. Infatti, in contrasto con la passività del protagonista, nel romanzo di Dentello a vincere e convincere è il territorio, dipinto come sfondo. Attivo e vivace, reattivo e affollato di persone descritte per tratti forti e parole chiave. I pensieri paranoici di cui il 20enne è prigioniero lasciano il posto a dei bocconi di vita e di gente molto saporiti e intrisi di carattere. La figura della madre, in tutto il suo squallore di vittima, è spesso al centro di siparietti che ben rappresentano la famiglia meridionale giunta al nord. Il padre, completa il cliché, sempre urlante, arrabbiato, impositivo. E poi la scuola, il mondo del lavoro, il via vai per strada di chi, al contrario di Domenico, non sa neanche cosa significhi, “finché dura”: è già al passo successivo.
Dopo un esordio così, c’è da sperare che anche Dentello sia al romanzo successivo.

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