LA BELVA

clb_sito1 L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Nasce, vive e lavora a Milano, Mauro Ferrero, e ne conosce molti segreti e tesori. Da oltre vent’anni è anche nel campo dell’editoria: ha iniziato con strips e giochi illustrati per riviste nel settore enigmistico, passando poi a collaborare come illustratore per vari editori sia in Italia che all’estero, tra i più conosciuti Rizzoli, De Agostini e Garzanti. Oggi pubblica anche volumi a fumetti (in particolare per Tunué, BD Edizioni, Qpress) e “quando ho tra le mani una storia in cui credo, ma che non rientra nei vari piani editoriali, mi prendo cura di darle vita pubblicandola sotto la mia etichetta Baccherosse ”. Così nasce “la Belva”, nella sua etichetta e dalla sua smisurata passione per la storia di Milano in cui adora immergersi e rispolverare storie. Stava infatti effettuando una ricerca sulle chiese scomparse di Milano, studio che tuttora porta avanti, per la realizzazione di un pamphlet, quando Ferrero è stato assalito da “La Belva”. Lui ha risposto all’attacco, trasformandola in una graphic novel. Seppur frutto di fantasia, è un fumetto che “si muove in un contesto storico e sociale preciso e definito, regalando atmosfere cupe e settecentesche”.

Ma dove è spuntata “La Belva”? E’ esistita davvero? Sul sito storiadimilano.it ho scoperto che il 5 luglio 1792 il Giornale Circostanziale di Milano, ritrovato nella Biblioteca Braidense, raccontava di un ragazzino di Cusago fu aggredito nel bosco da “…un animale dall’aspetto pauroso e vagamente assomigliante ad un lupo”. Delitti analoghi si susseguirono fino al 2 settembre su bambini tra i 6 e i 13 anni, da Cesano Boscone ad Arluno, dalle campagne allora ancora fuori Milano di San Siro a quelle di Trenno. La notizia che “una feroce bestia di colore cinericcio moscato quasi in nero della grandezza di un grosso cane” uccideva fanciulli si sparse rapidamente e fu immediato il panico.
Come hai poi creato il fumetto vero e proprio? Mi sono concentrato prima sul soggetto, poi ho scritto una sceneggiatura per capire le varie inquadrature, il numero di pagine ed i dialoghi. A questo punto si procede con uno storyboard dove vengono fatte le bozze a matita di ciò che poi verrà realizzato. Una volta completato il tutto, si passa all’inchiostrazione per eseguire successivamente la colorazione. Per La Belva, ho scelto tre scale cromatiche di verde.

C’è spazio per l’improvvisazione? Il finale della storia, quando ormai il soggetto era praticamente fatto, mi è venuto in mente passeggiando per il Parco Lambro una fredda mattina d’autunno. E le ultime tavole sono state realizzate a Gubbio. Direi di sì, quindi.

Hai fatto ricerche e studi sui fatti a cui ti sei ispirato? Ho indagato su costumi e usanze dell’epoca, in particolar modo della Milano sul finire del XVIII secolo, scoprendo anche che della cattura della belva si occupò un anziano Cesare Beccaria. Per il discorso iconografico, di grande aiuto mi sono state poi le incisioni di Marcantonio Re.

Che feedback hai ricevuto dai lettori? Risposta positiva dai lettori, tutti incuriositi dalla trama. Penso che una delle più grandi soddisfazioni nello scrivere e disegnare una storia sia quella di instaurare la curiosità nei lettori. Alcuni di loro, poi, hanno provato esattamente le emozioni che volevo trasmettere.

Hai realizzato altri lavori legati alla città di Milano ? Alcuni lavori di grafica e illustrazione sulla città meneghina. Mi piacerebbe sicuramente, se si presentasse un’occasione interessante, disegnare un’altra storia a fumetti in cui Milano abbia un ruolo centrale. Nel cassetto in realtà ho un soggetto, al momento solo abbozzato, ambientato a Milano, poco prima dell’unità d’Italia.

Tieni anche laboratori? Di che tipo ? Ho tenuto e tengo laboratori di fumetti per ragazzi e adulti. E’ un’ esperienza in cui il dare e l’avere spesso si equilibrano. E’ sempre sorprendente accorgersi delle potenzialità tecniche ed emozionali che il media fumetto riesce a trasmettere.

Qualche altra pubblicazione tutta tua è in arrivo? Per quel che riguarda le pubblicazioni, ho un paio di progetti tra cui le illustrazioni di un libro per ragazzi. E poi continuo con URBAN BIRDS, un progetto in cui ritraggo volatili in atteggiamento urbano: gli uccelli sono del mondo e quindi è normale, in una città cosmopolita come Milano, trovare nello stesso bar a gustarsi un caffè il Piccione e la Gru della Manciuria. Ora sto cercando di portarlo al di fuori dei luoghi deputati all’arte.

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