LA MILANO DEI ‘PICCIRIDDI’

4682-3Pagati poco e pagati in nero, costretti a sbrigarsi nel loro diventare adulti: chi non fa subito il salto, chi non corre, come Ninetto, su e già per le strade di Milano, corre il rischio, serio, di diventare preda della criminalità organizzata. Oppure protagonista di una misera vita ai margini. Sono questi uomini, oggi 60-70enni, arrivati a Milano da ‘picciriddi’, i protagonisti de “L’ultimo arrivato”. Marco Balzano, insegnante in un liceo milanese e autore di questo romanzo, pubblicato da Sellerio, ne ha intervistati una quindicina, incastrandone le storie nella magica figura di Ninetto, un protagonista che ha tutta la potenza di, minimo, una quindicina di vite vissute intensamente.

Con gli occhi del protagonista, spalancati di meraviglia e di paura su una Milano ricca di novità, lavoro, belle donne e porte a cui bussare, ogni lettore può scoprire un passato metropolitano in cui trovare tracce di presente e di futuro. Ci sono “gli arrivi”, la ricerca di un lavoro, il senso di estraneità a partire dalla dissonanza delle parole usate per descrivere oggetti del quotidiano. Sapori diversi e porte chiuse per paura del diverso.
E poi c’é l’altra faccia della medaglia: la Milano del presente e del passato, davanti all’Ultimo arrivato che si pone con un sorriso accogliente. Comunità di simili che solidarizzano, comunità locali che porgono le mani.
Ninetto, detto pelleossa, abbandona la Sicilia e si reca a Milano carico di speranze ma soprattutto disperato: la madre sta male, il padre lo vuole sapere al Nord, con qualche opportunità da giocarsi, piuttosto che al Sud, con un destino segnato, e male. Il piccoletto se la cava, e guadagna tutta la stima di chi lo legge, pagina dopo pagina, nella colorata scrittura dell’autore.
Via dopo via, con salti tra presente e passato, Balzano senza alcuna nostalgia sa raccontare la Milano di quegli anni rendendola reale e parallela a quella che oggi si può osservare alzando lo sguardo dal suo libro. Alle vie di oggi, nelll’Area C o fuori dalla cerchia dei Bastioni, animate da BikeMe, pedoni, Taxi e auto elettriche, si sovrappongono le immagini delle stesse, anni ’50-60. E Ninetto bambino, e poi nonno nel presente, è il legame tra due narrazioni con la stessa scenografia ma pervase da sensazioni quasi opposte.
Si sorride facendo il tifo per il piccolo meridionale grintoso che aggredisce Milano con la sua incosciente voglia di futuro, trascorrendo una infanzia tanto difficile quanto avventurosa, ricca di imprevisti, densa di situazioni rocambolesche.
Si sospira, cedendo ad una tristezza quasi arrendevole ascoltando Balzano raccontare del Ninetto da grande. Non tanto per il carcere da cui è passato, non tanto per l’aggressione di cui si è reso protagonista, ma per la postura remissiva che ha assunto. Guarda indietro, sembra che la nebbia e il tempo, abbiano cancellato l’immaginazione e la personalità con cui era approdato nella grande Milano: ha perso la sua cadenza sbilenca e fantasiosa. Da personaggio quasi letterario quale era da Ninetto pelleossa bambino, è diventato una figura non più in grado di sognare, proprio quando ha smesso di sentirsi, forse, L’Ultimo arrivato.

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