IL LAGO DEL TEMPO FERMO

4624-Bro_CS4.inddL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Una vacanza sospesa, galleggiando fermi, sulla superficie apparentemente statica di un bacino racchiuso tra i monti. È l’esperienza proposta ne “Il Lago del tempo fermo” (Piemme Edizioni), il nuovo libri di Laura Bonalumi che, alle porte dell’estate, regala ai lettori adolescenti una nuova favola moderna, delicata e potente al tempo stesso. Lontana dalla metropoli, la protagonista si scontra con ciò che essa le lascia addosso ogni giorno e decide di andare oltre. Scopre così la ricchezza della noia, popolata da persone che non hanno tempo da perdere. Un tempo fermo, che fa muovere nella giusta direzione.
Inquadriamo il libro: dove siamo? E con chi? Siamo in un paesino dove abitano persone davvero particolari, dove i negozi hanno tre insegne, e tre funzioni. Dove il campanaro batte solo l’ora piena e dove la natura si ribella. In questo luogo Viola, una ragazzina di 11 anni e mezzo, e suo padre, trascorreranno le vacanze estive in una casa ereditata da uno zio paterno.

Come hai scelto l’etá della protagonista? Oggi sembra quella in cui si trovano o ragazzine ancora infantili o quasi totolmente donne… Come ti sei approcciata a questo? Avere undici anni oggi non è semplice come non lo era tempo fa. È un momento della vita in cui non si è ancora donne ma non si è più bambine. È un’età di passaggio che comporta forti cambiamenti e perdita di orientamento. Ho due figlie, di 16 e 13 anni, loro sono lo specchio dell’adolescenza del nostro millennio, guardarle, seguirle e ascoltarle è una palestra di vita!

C’è un cane. Un cagnone… Che ruolo ha? Tu hai un cane e che rapporto hai con i cani in generale? Noi abbiamo un cane, anzi, l’Artù, personaggio ingombrante del libro, è il nostro cane. Un bovaro del bernese: grande, grosso e coccolone. Gli animali sono stati compagni importanti della mia infanzia e della mia adolescenza: il ricordo del mio gatto Mosè è sempre vivo. Ora altri lo sono per le mie figlie e per tutta la famiglia.

La noia che si rivela poi occasione per scoprire un mondo ricco di vita: un suggerimento? La noia, a volte, si rivela essere un ottimo stimolo. Il ragazzino che si annoia e che è lontano, anche momentaneamente, da cellulari, TV, Internet… è costretto a crearsi un gioco, un passatempo; è invitato a muoversi, a cercare e quindi a scoprire quello che lo circonda. Ecco che la fantasia e la creatività si mettono in moto!

I ragazzi oggi si annoiano molto secondo te? Penso che oggi non conoscano la “vera” noia, se non quella imposta dal “già visto”, “già fatto”. I cellulari e i social network riempiono gran parte del loro tempo; quello che non è dedicato allo studio o alla pratica di un’attività sportiva. Peccato. Giocare con la propria fantasia, ascoltare la propria mente che mette in moto pensieri e idee nuove è un’esperienza assolutamente unica.

Hai presentato in giro il libro? Nelle scuole? Che feedback hai ricevuto? Il libro è appena uscito: il 9 febbraio, ma ho già un fitto calendario di presentazioni in librerie e incontri con le scolaresche. Spero di attirare la curiosità dei ragazzi!

Quali altri libri hai scritto? Nel 2013 è uscito il mio primo romanzo per ragazzi, e non: La Bambina dai capelli di luce e vento (Fanucci). Ho pubblicato, inoltre: Fragile (Fara Editore 2009), Gli occhi del mondo (Fara Editore, 2006) e Wild Iris (Ed. Nuovi Autori, 2002).

Sei passata dal mondo della pubblicitá a quello della narrativa per ragazzi: cosa ha lasciato e cosa hai trovato? Il mondo della pubblicità è un mondo affascinante: mi ha insegnato molto soprattutto a osservare le persone e ad ascoltare. Considero la scrittura un’altra nobile forma di comunicazione: se prima usavo colori e immagini, oggi mi esprimo attraverso lettere e pensieri scritti. Certo, il fine è diverso! Ma anche in questo caso, per raccontare una storia, per lasciare un messaggio si deve, prima di tutto, conoscere il pubblico a cui è destinato. Parlare ai ragazzi non è cosa semplice direi che è quasi una sfida che parte da una speranza: che possano, un giorno, vedere i libri come amici.

Ha quindi influito la tua esperienza nella pubblicitá in ciò che scrivi per ragazzi? Mi ha insegnato l’attenta osservazione e l’ascolto oltre che l’analisi di un contesto e la necessità di riassumerlo – cosa non facile – di renderlo “appetibile” senza mai perdere di vista il fine primo: in pubblicità, ovviamente, la vendita; nella scrittura l’auspicio di regalare al lettore un attimo di magia nel quale trasferirsi per riconoscersi.

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