ERA LA MILANO DA BERE

393e17c4e6478cc1f09678e4a7464594Quelli che vivono in macchina. Quelli che rischiano di essere “menati” dagli skinhead in una scura periferia, quelli che perdono il lavoro e la moglie li lascia. Tutte le vittime della crisi sono sempre “quelli”, gli altri, pur sempre a Milano ma “non io e non chi conosco io”. C’è chi ne è convinto ma cambierà idea leggendo “Era la Milano da bere”, romanzo di Alessandro Bastasi pubblicato da Fratelli Frilli Editori. Non è un libro “menagramo”, anzi, ma fa sentire molto vicino, molto vero e molto possibile che la crisi arrivi quando non ce lo si aspetta, ma che comunque non avrà pietà neanche davanti alla nostra faccia sorpresa e incredula.

Non è un libro che spiega, ma racconta, ascesa e discesa, molto rapida, gli inferi di un brillante manager. Massimo Gerosa lavora, lavorava in verità, alla COMOR, una azienda leader nel settore dell’informatica con alla guida Roberto Modigliano, pezzo grosso dell’industria, di origini ebraiche. Senza raccontare la trama ben concepita da Bastasi, succede che “Quando in una città gli uomini onorano la ricchezza e i ricchi, saranno maggiormente disprezzate la virtù e gli onesti”. Lo dice bene Platone ne La Repubblica, l’autore lo ricorda, a inizio libro, e il lettore capitolo dopo capitolo, mentre assiste al precipitare di Gerosa, si ricorderà più volte questa frase quasi profetica. “Era la Milano da bere”, leggendo di una città in preda alla crisi di qualche anno fa, suona quindi un titolo molto provocatorio, astuto, pungente. Come pungente è la storia e come agile ed efficace risulta lo stile con cui si insinua nella mente di chi legge intrecciandosi con la sua quotidianità. Se chi legge vive o gira per Milano, accade in modo ancora più accentuato e sbalorditivo.
Ogni donna incrociata per strada potrebbe essere Anna, la bellissima moglie, poi ex, di Massimo. Una giovane un po’ crucciata, potrebbe chiamarsi Cristina ed essere la figlia. E uno di quegli uomini che, con barba un po’ sfatta e faccia di chi non sa come cavarsela per strada ma ci è finito, potrebbe essere proprio il protagonista. Questo manager milanese come tanti ce ne sono.
Grazie allo stile scarno e asciutto, ma soprattutto ai dialoghi magistralmente stesi, Bastasi fa percepire la sua storia, molto da vicino, rendendoci forse più sospettosi e insicuri, dopo averla letta, da un lato. Ma anche meno giudicanti e intolleranti, perché quasi tutti, al di là della facciata, qualcosa da nascondere, qualche vizio inconfessabile, qualche scheletro nell’armadio o problema irrisolto ce lo abbiamo. E ciò valeva anche quando “Era la Milano da bere”.

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