L’ARTE DEL FALLIMENTO

81HTSuHeIZL._SL1500_L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Un imprenditore scappa di casa, il proprietario di una ditta di arredo preferisce suonare il sax che curare le sorti della sua attività, un serpente sparisce. E c’è anche la crisi. Stavolta non può “cazzeggiare” facendo l’investigatore privato con indagini a fuoco lento Elia Contini, il protagonista ormai noto dei romanzi di Andrea Fazioli, gli tocca imparare “L’arte del fallimento”. Pubblicata sempre da Guanda, la sua nuova avventura vede questo piccolo detective a cui è impossibile non affezionarsi, costretto ad occuparsi di cose apparentemente più grandi di lui. Certamente più gravi di ciò a cui abituato, ma Fazioli lo fa uscire bene anche stavolta. Ci riesce sfoderando di nuovo, esempre meglio, la sua prosa lineare e musicale, con cui “suona” una melodia che gioca con il lettore tra ironia e arguzia. Contini si fida del suo creatore e nel romanzo si mette in gioco, convinto sempre di più che il vero fallimento è non fallire mai e, prima ancora, non tentare mai una impresa dall’esito non certo.

Con i tuoi romanzi ci porti in Ticino, in un Ticino a tinte noir: ti trovi bene? Il Ticino è un ottimo scenario per il noir: repubblica e provincia nello stesso tempo, terra di frontiera, sospeso tra nord e sud, abituato al confronto multiculturale. Anche se non ci abitassi, ne sarei comunque incuriosito. Ambiento qui le mie storie anche perché è un territorio che conosco bene, ma cerco di non limitarmi, infatti in molti miei romanzi ci sono ampie scene anche a Milano, Zurigo, o addirittura in luoghi esotici come i mari del Sud.

Le tue storie in una grande città come Milano cambierebbero? A Milano, dove ho vissuto per qualche tempo, l’atmosfera è di sicuro diversa, ma in fondo a ogni storia si trova una domanda sul cuore umano. In un villaggio o in una metropoli, il cuore umano non cambia: è sempre misterioso e sorprendente.

Elio Contini raccontato in 5 parole? Cinque parole: montagne, lago, ricerca, ironia, volpi.

Immaginatelo a investigare nella metropoli: come si troverebbe?
Lui ogni tanto sogna di vivere in una metropoli, con un ritmo più veloce, con più incontri, stimoli, occasioni. Lì sarebbe di sicuro più facile sbarcare il lunario come investigatore ma Contini è affezionato ai silenzi delle sue montagne. È uno che si sposta molto ma la sera ama tornare lassù, nel piccolo comune di Corvesco, dove può camminare da solo nei boschi.

Ne “L’arte del fallimento” troviamo la crisi, una azienda di famiglia, interessi incrociati, sotterfugi: tutto attuale, reale o verosimile sul territorio. Noir o romanzo sociale? Affronto il fallimento da più punti di vista: esistenziale, sociale ed economico, artistico e vocazionale. Ho costruito la storia attorno all’Ufficio di Esecuzione e Fallimenti, dove burocraticamente si gestiscono le sconfitte, in una società, la nostra, dove il fallimento è un piccolo tabù. Il romanzo traccia un ritratto sociale: oltre alla bancarotta, racconto un caso di dumping salariale e di sfruttamento. Sullo sfondo c’è una truffa ai danni dei lavoratori frontalieri fra Italia e Svizzera…

Che ruolo ha la musica nel tuo romanzo? Il jazz ha un ruolo importante, e non è un genere a caso, è quello che non solo accetta l’errore, ma tenta di usarlo in maniera creativa. In epigrafe cito il saxofonista Lester Young: “Every style is the result of a handicap”, ogni stile è il risultato di una mancanza. Quando stai improvvisando e sbagli, devi andare avanti, trasformando l’errore in qualcosa di buono.

Un brano soundtrack? “In a sentimental mood”, intriso di dolcezza, ma dietro pulsa un fremito d’inquietudine. Meglio la versione preferita dal protagonista, quella incisa negli anni Sessanta da Ellington e Coltrane. Ottima l’intesa fra i due, che suonavano insieme per la prima volta.

Che rapporto hai tu con il fallimento? Ho le mie ferite, le mie sconfitte, come tutti. Il fallimento è una esperienza costitutiva della nostra umanità, non sempre le cose girano per il verso giusto. Anche il successo, in fondo, può essere soltanto una forma più raffinata di fallimento, come sostiene anche il mio protagonista. Pur trattando temi difficili, curiosamente questo è forse il mio romanzo più ironico. Quando tutto va male, il vero gesto eroico è riuscire a fare una battuta di spirito: avere il coraggio di continuare a vivere senza perdere il senso dell’umorismo.

Che riscontro sta avendo il libro? Susciti curiosità. Alle presentazioni qualcuno mi ha raccontato la sua esperienza di lettura, altri mi hanno scritto una mail. Spero che altri faranno lo stesso, in futuro: l’arte del fallimento è più compiuta quando è condivisa…

Ora cosa stai scrivendo? Alterno narrazioni diverse: con Elia Contini ma anche senza di lui e lontane dal genere noir. Ora sto lavorando a qualche racconto breve: per me sono una palestra in cui sperimentare nuove forme di narrazione. Ne ho pubblicati molti, mi piacerebbe selezionare i migliori per una raccolta.

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