TORNANDO DA UN AMICO

arton143743Amico, imprenditore, padre, marito. E uomo, in una Milano anni ’70 che è difficile riconoscere oggi nella cittá che si stiracchia verso il cielo riempiendosi di turisti, di affari e di arte ad ogni buona occasione. È invece facile se non inevitabile, ritrovarsi in Paolo, il protagonista del libro di Silvia Piozzi “Tornando da un amico” (Leucotea Editore).

Amico, imprenditore, padre, marito, appunto: una persona che a 360 gradi esplora la realtá imperfetta che si trova a vivere alla ricerca della migliore imperfetta soluzione, caso per caso. Anno dopo anno. Pragmatico ma anche sognatore, con qualche slancio romantico ma marito più costante e fedele che creativo e sorprendente, Paolo è al centro di un romanzo che incrocia vicende familiari e lavorative trasformandosi in un efficace dipinto della Milano d’Epoca. Non si concede nessuna lungaggine, non costringe ad alcuna parentesi socio-politica, l’autrice: il suo sguardo oggettivo e acuto resta concentrato sulla realtà delle cose, che si tratti dell’amore tra padre e figli o di difficoltà da PMI d’epoca.
Con il giusto numero di parole e una partecipazione in misura moderata, “alla milanese”, a quanto accade ai suoi personaggi, Piozzi percorre la vita di Paolo dall’infanzia alla maturitá avanzata coprendo una fetta di storia recente.
Mentre Paolo cresce i figli con la moglie Sonia e fa crescere l’azienda tra soddisfazioni e fregature, nelle pagine di “Tornando da un amico” prendono spazio anche la storia dell’amico Vito – amico davvero? – e dell’intraprendenza di Sonia, della ricerca di un futuro da parte dei figli mentre qualche generazione precedente si trova ad invecchiare e Milano si lustra il viso.
Ci si dimentica di essere negli anni 70 a volte, perchè leggendo storie di quei tempi ci si trova a riflettere sull’esportazione di prodotti e i suoi rischi, sulla conciliazione lavoro-figli, sull’amicizia tra persone di diversa condizione sociale, e diverso conto in banca. Al centro Paolo come guida morale, non perchè sa fare sempre la cosa giusta, ma perchè cerca di fare sempre la più ragionevole. Questa, nell’incertezza, regala un certo senso di serenità, quello possibile.

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