MAILAND

Mailand_Nicola_Pezzoli_Neo_Edizioni_THUMBL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Milano anni ’80 con gli occhi di un Corradino 20enne, non milanese. È lui il protagonista di “Mailand”, il nuovo libro di Nicola Pezzoli pubblicato da Neo Edizioni, uno studentello di provincia che a tratti pare far di tutto per essere escluso, o deriso, o maltrattato. L’autore, che ha appena fatto pace con Milano dopo anni di fraintendimenti, ci racconta il suo nuovo titolo. A partire dal… titolo!

Mailand: in tedesco per prendere le distanze dalla città? Il ventenne protagonista usa il tedesco Mailand, per esprimere disagio, estraneità e spaesamento che prova a Milano. Ma le colpe sono tutte del ragazzo. Al di là di quel naturale smarrimento comune a molti che arrivano dai paeselli, e che lo porta a parlare di “città a misura duomo”, Corradino ci mette generosamente del suo.

Cosa vuoi dire? A parte il fatto di andarsene in giro con una sciarpa della Pallacanestro Varese, da bravo “piciorla” sbaglia facoltà, trova lavoretti uno più impossibile dell’altro, si perde in sogni a occhi aperti, fugge via ogni fine settimana per tornare dalla mamma invece di esplorare le bellezze segrete del luogo che lo ospita. Quel che è peggio è il fatto che affida il suo destino erotico-sentimentale agli appuntamenti al buio e alle inserzioni sui giornali.

E Milano che “colpa” ne ha? Milano è innocente: un ragazzo così alieno e incasinato si sarebbe trovato malissimo in qualsiasi città di qualsiasi pianeta di qualsiasi galassia.

Tu che rapporto hai con Milano? Anch’io da giovanissimo mi sono sentito rifiutato da Milano, nel mio caso potrei aggiungerci le tante disavventure editoriali da aspirante scrittore. Ho “fatto pace” con la metropoli a inizio aprile, presentando “Mailand” al Book Pride. Un’emozione bella e indimenticabile, l’opposto di quanto provato, da profeta in patria, nella sempre più fredda e deludente Varese.

Una cosa che ami di Milano? Ho la milanesissima Inter nel cuore.

E cosa odi? Da nemico dell’omofobia e della bigottaggine, poche cose mi sono risultate più antipatiche di quella scritta “Family Day” su quello che, da buon longobardo, vorrei poter considerare “il mio” Pirellone.

Corradino: come è nato questo personaggio? E’ un omaggio al racconto breve di Saki “Sredni Vashtar”. Negli altri due romanzi in cui è protagonista (“Quattro soli a motore” e “Chiudi gli occhi e guarda”) il mio Corradino ha 11 e 12 anni e le storie si svolgono in campagna e al mare. Questo non poteva che essere in città, quindi nella metropoli universitaria. Per questo ho scelto di raccontarlo a 20 anni. Avevo anche l’esigenza di non sfoderare il classico sequel furbetto scritto coi rimasugli dei lavori precedenti, ma di proporre qualcosa di davvero nuovo, onesto e originale.
Vicino a Corradino ci sono i suoi coinquilini, che rapporto li lega? Un rapporto conflittuale. I due, Beniamino e Marco, si coalizzano contro Corradino nelle interminabili partite a Risiko notturne. Ma soprattutto si rivelano omofobi, mentre il nostro eroe ha la cattiva idea non solo di scoprirsi bisessuale negli anni dell’esplosione del flagello aids, ma di innamorarsi di Marco, il compagno di stanza bello, donnaiolo e irraggiungibile. Beniamino, è invece “brutascél”, di una bruttezza inaffrontabile ma brilla per intelligenza e ironia.

Il linguaggio del tuo libro colpisce, è realistico e vivace. Vivo. Come ci hai lavorato? Miro al tragicomico assoluto, a libri totalmente esilaranti e totalmente struggenti, che fanno ridere e piangere nella stessa pagina. Il linguaggio di Corradino mi sgorga spontaneo dal sangue e dal cuore, come fosse la mia voce più vera, coraggiosa e originale. Mentirei però se dicessi di non averlo affinato negli anni, con un duro e appassionato lavoro di lettura, scrittura e riscrittura. L’effetto di vividezza penso sia dato anche dall’osare giochi, invenzioni, neologismi mai fini a sé stessi. Per me la lingua è l materia viva, plastilina incandescente e colorata da modellare e rimodellare.

Che figura ci fa Milano nel tuo libro? Prendo volutamente a pedate lo stereotipo narrativo di quei libri ruffiani scritti per “parlar bene” di una città, ma il mio non è neppure un libro “contro” Milano. Racconto la Milano anni Ottanta dei miei ricordi, misteriosa e rarefatta: le mie incursioni meneghine sono sempre state delle toccate e fughe.

Per un ipotetico booktrailer che attori sceglieresti? Per Corradino adolescente l’ideale sarebbe stato lo splendido Wil Wheaton di “Stand by me”, mentre quello ventenne di “Mailand” vorrei avesse gli occhi dolci del ragazzo che interpretava il giovane Battiato in “Perduto amor”. Come regista invece, se non avesse impegni, sceglierei Almodòvar.

Una canzone soundtrack per “Mailand” “Stranger in town” dei Toto, che è anche il titolo di uno dei primi capitoli.

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