IL MALE MINORE, ALLA NOTHOMB

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INTERVISTA CON L’AUTRICE.  Amore e odio, senso di colpa o di libertà, amore per la bellezza, a tratti un po’ vintage, a tratti sul volto umano di un giovane uomo: davanti a tutto ciò si può e si deve scegliere il Male Minore. Forse. Sicuramente si deve leggere il libro così intitolato, che l’esordiente Arianna Giancani pubblica con Ensamble Editore ed è lei stessa che pone la domanda senza sfuggire al prendere posizione ma lasciando aperto il dialogo. Con l’amica del cuore, nel mondo-libro, con i suoi lettori, nel mondo vero, in cui è ambientata la storia.
Seppur surreale, a tratti, con azioni e scene suggestive e sicuramente più poetiche di quanto non lo siano l’80% delle vite standard di molti, questo romanzo trasmette sensazioni più che autentiche. Arrivano infatti ad essere dolorose al solo leggerle. Al di là delle vicende quotidiane della 29enne Clementina, tra lavoro, mare e puntatine al mercato dove incontra il grande amore, c’è una trama fantasma, ne “Il Male Minore” ed è quella che procura il male maggiore. Turbamento, angoscia. Perché pone domande e non pretende di dare una risposta univoca.  Giancani ne da una coraggiosa e lascia spazio alla controparte. Che è il lettore stesso. Tutto ciò in poche pagine. 

E’ il tuo primo libro?  Si, è il mio primo libro. La scrittura è sempre stata nella mia vita ma non le avevo mai lasciato prendere il suo posto: qualche anno fa ho eliminato un po’ di pesi e timori inutili e lo ha trovato. Adesso non potrei mai smettere di scrivere.

Hai fatto fatica a pubblicarlo? Ho fatto un po’ di fatica nel senso che, per qualche mese, ho dedicato quasi tutto il mio tempo ad inviare il libro alle case editrici, a partecipare a concorsi letterari che mi sembrassero seri e a lavorare al testo per presentarlo nel modo migliore.

E a farlo conoscere? Ho tanti amici, una Casa editrice che promuove con passione i suoi autori e la zona in cui vivo è piena di gente che si impegna perché i libri circolino. Per queste ragioni un po’ ci sono riuscita.

Il Male Minore: non svelare la storia, spieghiamo cosa si intende? È un’espressione che mi ha sempre lasciata perplessa, quasi fosse una rassegnazione ad un male comunque necessario. Eppure, mentre scrivevo, mi sono resa conta che in alcune situazioni il male minore è l’unico modo per non rassegnarsi a un sacrificio più grande, che sarebbe insopportabile. Per la protagonista del libro il male minore è persino il gesto più estremo, pur di non rinunciare a poter sempre scegliere la bellezza, il piacere. 

La tua protagonista osserva dai tetti la vita degli altri. Tu lo fai? Dai tetti o .. come? L’ho fatto per anni, ma non da un tetto: da piccola viaggiavo da Monza a Palermo in auto con i miei genitori e la sera capitava di passare davanti a strisce di case dentro cui la gente viveva la propria vita. Osservarli mi ipnotizzava; credo si tratti un po’ di sano voyeurismo ma, soprattutto, da fuori tutto sembra più bello.

C’è una amicizia al femminile molto intensa al centro del libro: come la definiresti? Pensi sia utilitaristica o possibile? Credo sia entrambe le cose: mi serviva per l’architettura della storia ma l’ho inserita soltanto perché la trovo assolutamente possibile. Sono fortunata e ho più di un rapporto d’amicizia che descriverei esattamente come quello raccontato nel libro.

Il Male Minore mi è parso ricco di assonanze all’autrice belga Amélie Nothomb. Nella postfazione lo confermi. Che ruolo ha avuto questa autrice nella tua scrittura? Cosa in particolare ti piace di lei? Il suo ruolo è stato essenziale: sono convinta che, se non l’avessi mai letta, non avrei mai scritto. Quello che amo di lei è la capacità di non filtrare i suoi pensieri e l’abilità di unire forma e sostanza nella scrittura. 

Hai in mente o in scrittura altri libri? Ho scritto altre due storie e una di queste presto dovrebbe diventare un libro.

C’è stato qualche commento dei tuoi lettori che ti ha colpito particolarmente? Ricordo con esattezza il momento in cui una lettrice che ai tempi non conoscevo di persona – poi ho avuto modo di farlo, essendo amica di amici – mi ha scritto entusiasta del libro. Mi ha fatto un paio di domande sui personaggi: non lo ha mai saputo, ma mi ha fatto conoscere una felicità nuova e una nuova sfumatura di gratitudine. 

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