IL BEETHOVEN DI MATTHIEU

beethoven ragazza capelli blu

INTERVISTA CON L’AUTORE. Rock in un casale isolato della campagna Toscana. Una bassista ventenne con un ciuffo blu ma per la testa musicisti come Debussy, Stravinskji e Beethoven, che da il titolo al libro in cui questi e altri contrasti non stridono ma su ritrovano in una comune e piacevole narrazione che, un po’ come una band, un po’ come la Philharmonia Orchestra, cantano le lodi della musica. Quale? Mai chiederlo all’autore, Matthieu Mantanus, perché la musica è una, è trasversale, è tutto. Autore di Beethoven e la ragazza dai cappelli blu”, appassionato di musica, divulgatore, musicista e molto altro, questo giovane armonioso ci racconta di persona non solo cosa risuona nel volume pubblicato da Mondadori, ma anche nella testa e nel cuore di chi alla musica ha dedicato e dedica anima e corpo.

E’ il tuo primo libro?

A dire il vero, è il mio secondo libro. Il primo, “Una giornata Eroica”, è stato pubblicato da Feltrinelli nel 2009 ed è dedicato ai più piccoli: attraverso gli occhi di due bambini, spiega loro il mondo dell’orchestra e della sinfonia Eroica di Beethoven.

Non sei solo scrittore, cosa fai nella vita?

Non è facilissimo rispondere con una parola. Sono un musicista e un divulgatore, e questo si traduce in tanti mestieri diversi come il direttore d’orchestra, il pianista, il conduttore televisivo o lo scrittore. Dipende dai momenti della vita: ma tutte queste bellissime attività sono diverse espressioni di una stessa passione: condividere la musica con gli altri.

Come hai scelto i protagonisti del tuo romanzo?

Ho scelto e costruito Anna e Mark con l’idea di immergere la musica classica in un ambiente dove non ci si aspetta di trovarne: nel mondo del rock. Questo anche per superare i confini sociali che incapsulano la musica e impediscono troppo spesso non tanto la contaminazione tra generi, ma anche quella tra pubblici. Quella che chiamano musica classica è invece musica trasversale: è semplicemente tutta la musica scritta negli ultimi 400 anni che abbiamo ancora voglia di suonare oggi.

Con il tuo libro ti sei rivolto ad una fascia di etá particolare?

No, mi sono tanto concentrato su tutti i non frequentatori del “mondo della classica”. Vorrei rivolgermi potenzialmente a tutti quelli che non conoscono il repertorio classico ma che lo inquadrano socialmente come estraneo a loro. Per dimostrare loro che non è così lontano come sembra. La storia della musica, per me, è un grande albero. Richard Burton Yeats diceva: “Se quello che dico trova risonanza in te, è semplicemente perché siamo rami dello stesso albero”. E il grandissimo violoncellista Mario Brunello sostiene molto giustamente che il problema non è il genere, ma scrivere musica onesta.

Che rapporto c’è secondo te tra giovani e musica classica?

Dipende da giovane a giovane. A quell’età inizia la caratterizzazione sociale della musica: la band preferita è il collante di un gruppo, i testi delle canzoni sono il mantra che veicola determinati valori, spesso di protesta contro il sistema della generazione precedente. Così il repertorio cosiddetto classico troppo spesso viene ricondotto proprio ai genitori, per non dire ai nonni. E dunque spesso viene snobbato dagli adolescenti. Ma si può cambiare, questo, se si capisce che invece il repertorio classico è un passato comune a tutti “non caratterizzante”, che uno può ascoltare sia Beethoven che i Muse, che tra l’altro si ispirano per esempio alla musica di Rachmaninov. Proprio questo vuole illustrare il mio libro.

Tu che rapporto hai con la musica classica oggi? Cosa ha significato nella tua adolescenza ?

Non ho mai avuto un rapporto con la musica “classica”, ma con la musica tutta. L’ho studiata tantissimo e ho da tempo gli strumenti per valutare emotivamente e intellettualmente e tecnicamente tutti i tipi di musica. Durante la mia adolescenza ascoltavo (ma li ascolto tuttora) con enorme piacere i Queen per esempio, riconoscendo nella loro scrittura una carica innovativa straordinaria. Oppure i Pink Floyd. Ma ciò non mi impediva di adorare Mozart, o innamorarmi di una sinfonia di Brahms.

I tuo compositore preferito?

Non ne ho: sono sempre alla ricerca di novità. Ma vado a fasi. Ora che ho dedicato gli ultimi mesi ad esplorare l’intimità nella musica attraverso i percorsi artistici di un Schubert o di un Beethoven, li adoro. Ma nulla toglie al concerto per violino di Michael Daugherty, violento e contemporaneo, o al dolcissimo Piano Diary di Cristian Carrara, del quale ho inserito il brano “Caterina” nel mio spettacolo.

E’ possibile e COME è possibile, avvicinare i giovani alla classica piacevolemente?

Spero attraverso la lettura di un libro come il mio, o invitandoli allo spettacolo Intimacy, dove parlo e suono immerso in una scenografia video che lascia senza fiato. Credo che la chiave sia essere semplici, essere creativi e contemporanei nel nostro amore per la musica, senza accontentarci delle consuetudini. E il messaggio potrà toccare chiunque.

Hai fatto e/o stai facendo iniziative in tal senso?

Oltre al libro e Intimacy, in televisione sono stato con la Jeans Symphony Orchestra da Fabio Fazio: ecco lì il repertorio classico esce decisamente dalla sua confort zone e tenta di trovare il proprio spazio in un media contemporaneo. 

Matthieu Mantanus – Jeans Symphony Orchestra eseguono ora l’Ouverture op 84 dall’Egmont di L. van Beethoven.

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