LA VERITA’ DI BEZZON

la verità di giobbeC’é chi vive negli attici e chi nei cartoni, chi vive e chi muore assassinato, chi campa scrivendo di tutto ciò e poi chi indaga per scoprire i responsabili. Se poi chi indaga è di sesso femminile, e per giunta giovane, carina e determinata, tutto assume un tono di sfida e diventa una avventura da raccontare per svelare la vera Milano.

Lo ha fatto Emiliano Bezzon dopo oltre 10 anni da capo della Polizia Locale nella metropoli, ambientandovi il suo secondo romanzo per Eclissi editore. “La verità di Giobbe” è la verità, o per lo meno una delle tante veritiere cronache della città che oggi come da anni macina storie ed esistenze che uniscono piani bassi piani alti e scantinati, stracci e colletti bianchi, con la stessa disinvoltura con cui i suoi cittadini transitano per le vie e i cunicoli metropolitani spesso popolati da elemosinanti di ogni etnia.


Daria è la protagonista scelta da Bezzon, una milanese d’adozione, originaria del sud, determinata e amante della verità. Di quella di Giobbe e di altre..Giobbe è un clochard, ma anche un giornalista che prima della sua rovina cavalcava l’onda del successo, sulla bocca di tutti e nel cuore di pochi. Se c’è una indagine, ci vuole un cadavere, ed è quello di Carlotta, politico ex assessore, ma anche membro della lobby massonica milanese.

Attorno a lei, gravitano universi regolati da rapporti di forza e di convenienza, numerose conoscenze interessate ma che non le eviteranno un morte triste e solitaria. Apparentemente per cause naturali ma che non convincono per niente la nostra Daria Mastrangelo. Il romanzo di Bezzon è affollato di donne, dipinte con pragmatismo e sensibilità come lo è anche la stessa Milano.

Se può sembrare inizialmente intriso di cinismo, l’atteggiamento dell’autore nei confronti di questa città in cui ha vissuto per oltre dieci anni, ricoprendo un ruolo del tutto viscerale, è invece di grande amore. Quel tipo di amore che non fa tacere i difetti dell’oggetto amato ma rende capaci di raccontarli con lucida consapevolezza.

Voluto o meno, il quadro dipinto da Bezzon si smarca dagli stereotipi e dalle dicerie, sia da quelle d’annata sia dai neologismi, permettendo al lettore milanese o non, di amare e odiare questa metropoli – a ciascuno la scelta – ma conoscendola realmente per come è. Con clochard e attici, lobby e veri legami, donne che si fanno spazio in divisa e altre che si chiudono nel proprio appartamento o nella propria frustrazione.

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