ARMADI DI VITA

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Vestiti che vogliono brillare, come le bombe”, “Vestiti che hai paura a rimettere perché quel giorno sei stata così felice”: impetuosa e quasi patologicamente sincera, addolorata ma mai ripiegata su sé stessa. Sfila a testa alta con i suoi abiti smessi , Eleonora, eccentrica protagonista dell’altante di Elvira Seminara. È un “Altlante degli abiti smessi”, Einaudi lo pubblica con una copertina che ben rende l’idea della varietà narrativa ed emotiva che racchiude questo romanzo.


È una lista, è un pretesto. Categoria per categoria, Eleonora passa in rassegna il suo armadio e la sua vita. Non c’è cassetto o anta del proprio cuore che lascia chiusa, e nemmeno socchiusa: spalanca tutto e fa prendere aria ai propri ricordi. Molti riguardano il rapporto con la figlia Corinne, ridotto “come un lenzuolo che ha subito troppi lavaggi” dopo la morte dell’ex marito.

Una figlia lontana, affettivamente prima ancora che geograficamente, ma a cui la protagonista si rivolge direttamente. È a Corinne, infatti, che racconta gli abiti smessi indicandone pregi e difetti, suggerendo come trattarli, quando metterli, se metterli, il miglior modo per conservarli.

L’impressione è che la figlia non baderà mai a queste preziose informazioni e fa a tratti pena questa donna ormai anziana e un po’ sola. Tenerezza, più che altro, perché si da da fare socializzando con i vicini della sua casa parigina, come scoprisse solo in tarda età una morbidezza che non stava negli abiti di prima, quelli smessi.

Nei tratti più narrativi prende il sopravvento la biografia di Eleonora e lo straziante suo rivolgersi a Corinne, dove invece l’atlante mantiene il ritmo veloce di una lista, regna l’ironia. Nel primo caso ci si sente spettatori spioni di intimità altrui, poi ci si riconosce e si entra negli armadi con Elvira Seminara. Nei suoi abiti compaiono i nostri abiti: “anche io ho proprio un vestito così. Di quelli che poi….”. E si sorride ritrovando una quotidianità trasversale non preclusa all’universo maschile ma che accoglie tutti con una sferzata di leggerezza intensa e rende meno drammatico il rito del cambio degli armadi.

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