STORIA DI UNA MORTE INSOLITA

 

codeca-brentariCinque personaggi alle prese con un cold case, ma prima ancora due autori alle riscoperta di un Novecento da raccontare in chiave diversa, in chiave noir, perché torni ad appassionare mantenendo la propria dignità e allo stesso tempo non rischiando di annoiare. Loro sono il 29enne Ivan Brentari, di cui già ho presentato “Giuseppe Sacchi. Dalle lotte operaie allo Statuto dei Lavoratori” (Unicopli)  e il saggista e storico over 60 Aldo Giannuli. Assieme per Sperling & Kupfer hanno pubblicato “L’insolita morte di Erio Codecà”, scrivendolo a quattro mani tra divertimento, ricerca e rielaborazione. Brentari ci racconta la sua esperienza e il libro, senza nulla svelare né sull’insolita morte né sull’ancor più insolito modo di indagarvi.

Come è nata l’idea del libro?
Aldo Giannuli mi ha chiesto di collaborare per dar vita a una sua vecchia idea, che non era ancora riuscito a realizzare: parlare di Storia attraverso un romanzo giallo. Usare delle “lenti noir”, quindi, per guardare al Novecento e vederlo sotto un’angolazione diversa.

Come mai proprio l’alto dirigente Fiat Erio Codecà?
Questo delitto, avvenuto nel ’52 a Torino, ci permetteva di togliere il velo sulla Guerra Fredda e su una brutta storia di omicidi, contrabbando, insabbiamenti e silenzi delle istituzioni. Il filone narrativo principale si svolge nel 1999 e segue le indagini di un gruppo di 5 amici, che si ritrovano a scavare nella vicenda di Codecà quasi per gioco. Contemporaneamente, si aprono dei flashback sul passato e degli intermezzi di documenti autentici che abbiamo utilizzato per ricostruire l’accaduto. Uno stile un po’ ibrido.

Come è stato scriverlo a 4 mani? Come avete proceduto?
Avevamo qualche documento e qualche idea di fondo, ma non sapevamo tutto. A scrittura in corso, studiando le carte e facendo ricerca, si sono aggiunti un paio di morti, un commando di terroristi delle Guardie di Ferro, un colpo di stato progettato da Indro Montanelli, il fratello non proprio integerrimo di un senatore comunista. Sono solo alcuni esempi. Insomma, è stato divertente.

Un cold case: oggi c’è chi li “cavalca” e chi li seppellisce. Ti hanno sempre interessato?
Sì, confesso, soprattutto quando si parla di faccende torbide. È vero che molti fanno un uso strumentale della Storia. La Storia è un animale sacro e andrebbe rispettato. Un popolo che non conosce la propria Storia, o quella dei suoi vicini, può commettere qualsiasi atrocità ed è preda degli stregoni.

Come avete creato i vari personaggi del libro?
I 5 protagonisti del bizzarro cenacolo di investigatori sostanzialmente erano nella testa di Aldo già da un po’. Io ho solo dato una mano a scolpirli meglio e farli diventare personaggi a tutto tondo. Gli altri, i personaggi storici, sono tutti realmente esistiti, si è trattato più che altro di documentarsi, per riuscire a entrare nelle loro teste.

E i paesaggi che fanno da sfondo: perchè li avete scelti?
In molti posti è stata la ricerca a portarci. Ad esempio quando abbiamo scoperto che Codecà era stato in Romania negli anni Trenta per contro della Fiat e che frequentava la corte di Carol II, abbiamo pensato di metterlo nel castello di Peles, mentre chiacchiera col Primo Ministro Vaida-Voevod, uno di quei liberali bianchi fuori e neri dentro. Oppure, quando abbiamo saputo dei legami tra Eugenio Reale e Picasso, li abbiamo fatti pranzare assieme nella villa del pittore andaluso a Vallauris, in Costa Azzurra.

Che rapporto hai con la Storia recente del paese?
Molto profondo. Il Novecento non è stato il Secolo Breve, secondo me. È stato lunghissimo, sotto certi aspetti si sta concludendo solo in questi ultimi anni; sotto certi altri è ancora insoluto e resta una miniera preziosa. Non a caso sono in molti a sentirne già la nostalgia, anche chi l’ha vissuto solo di sfuggita, come me.

Come è presente la Storia nei libri oggi pubblicati?
Francamente non la vedo granché rappresentata e, quando capita, in pochi casi si tratta di opere valide. Spero che nel suo piccolo il nostro libro faccia incuriosire i lettori.

Come stai collaborando con Wu ming ? Hai altri progetti nuovi da raccontarci?
Con Wu Ming 2 e la Fiom di Milano stiamo cercando di narrare il mondo del lavoro partendo da alcuni racconti scritti da operai che avevo scovato in un archivio durante la stesura della biografia di Giuseppe Sacchi, per arrivare a dei racconti collettivi scritti dai lavoratori di oggi, sotto la guida di Wu Ming 2. Sarà una cosa strana e contiamo di farla arrivare in libreria tra qualche mese. Per il resto ho un paio di noir da parte e sto lavorando anche a quelli.

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