ANDARE A LETTO PRESTO, MA NON TROPPO

volevo-solo-andare-a-letto-presto-1Un romanzo da leggere d’un fiato, una storia che toglie il fiato, sia a leggerla che a viverla, per il numero degli spostamenti e, soprattutto, i continui cambi di direzione. Eppure, la protagonista, voleva solo andare a letto presto, e lo aveva detto perfino nel titolo quanto era forte il suo desiderio. Di non vivere intensamente, di non lasciarsi andare, alle ore piccole e alle grandi emozioni.

Agata ha 35 anni, la sua ideatrice, Chiara Moscardelli, la presenta come una donna ossessiva, ipocondriaca, maniaca del controllo di sé stessa e di qualunque cosa o persona che possa turbare il suo tran tran quotidiano. Il romanzo, pubblicato da Giunti Editore, pagina dopo pagina si occupa di smentire questa impressione iniziale che lascia la protagonista eleggendola, alla termine, ad una sorta di eroina dell’improvvisazione quotidiana. Con un tono mai grave né pesante, Moscardelli ci trascina nella vita di Agata e in quella dei suoi amici e inquilini, ci porta a dialogare con la madre, hippy fissata con la cristalloterapia, tremendamente naif, o a trattenere il respiro in scene più da noir o da film d’azione ambientate in Ville da ricchi o quartieri poco raccomandabili. Luoghi in cui, chi afferma cose come “Volevo solo andare a letto presto” certo non ama frequentare.

La trama “esplicita” costruita da Moscardelli si insinua nel mondo delle aste di capolavori d’arte, l’altra trama, si prende cura di raccontare una generazione senza la pretesa di rappresentarla in tutte le sfaccettature ma sapendone cogliere dei lati estremamente significativi e spesso descritti in modo macchiettistico.

Agata, come anche i personaggi che la circondano e la abbracciano nel suo sciogliersi di pagina in pagina, è molto meno macchietta di quanto non appaia dalla quarta di copertina e dall’immagine scelta per alleggerire il libro.

E’ una protagonista che trascina, i lettori, e sé stessa, con una potenza crescente e coinvolgente, portando alla sua autrice l’ennesimo successo dopo titoli come ‘‘Volevo essere una gatta morta’‘ e ”Quando meno te lo aspetti’‘, altrettanto apparentemente naif per poi rivelarsi spietatamente e allegramente realisti.

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