UNA FONTANA CONTRO I NAZIONALISMI

bernard-coverPrima di scriverlo, non ci aveva pensato, Giulio Alberoni, ma oggi, il suo “Bernard e la fontana delle cicogne” (Leima Edizioni) lo farebbe leggere “ovunque stiano spuntando dei nazionalismi o si vogliano erigere muri, virtuali o reali. Sarebbe utile a molti politici. Purtroppo – spiega lui stesso – per distribuirlo nelle campagne inglesi che hanno votato la Brexit siamo in ritardo”.

Come nasce questa favola e perché una favola?
Quando scrivo non ho mai in mente un pubblico o un genere: qualcosa mi colpisce e la storia si crea da sola, io la subisco. Si forma nella mia testa senza che io possa apparentemente dominarla. E’ come se mi sdoppiassi: una parte di me inizia a vivere quella storia e io mi lascio trasportare nella narrazione. Molti brani di questo libro sono stati scritti su degli sms che mi sono mandato, tra un piatto e l’altro di un ristorante di Turckheimmin in Alsazia. Tutto è nato da un piccolo paragrafo di una guida turistica letta la sera prima, che accennava al fatto che a Wihr-au-Val vi fosse una fontana dove la leggenda narra che le cicogne andassero a prendere i nuovi nati….

La scelta dei disegni privi di colori?
Desideravo un’alternanza di disegni duri, che esprimessero il senso terribile della guerra, con disegni più delicati, colorati, che rispecchiassero l’animo candido dei bambini. La scelta finale è stata fatta dall’editore, e l’approvo pienamente. A ciascuno il suo compito.

Nella storia ci sono gli spettri della notte. Appartengono anche alla realtà attuale di un lettore “metropolitano”?
Il mondo dei bambini è popolato di fate, elfi, spettri e fantasmi, un tempo lo era anche quello degli adulti. Certo l’impatto di questi esseri immaginari oggi ha perso la sua valenza originaria, le paure dell’uomo hypermoderno non sono quelle di un primitivo. Anche gli spettri si sono adeguati, aggiornati, ci sono più familiari, hanno preso le sembianze delle nostre paure, ma con le fauci e gli artigli immaginati dai nostri trisavoli. Gli spettri della notte che affronta Bernard sono più ingenui, sono una creazione fatta da dei bambini che, vedendo soldati devastare i loro paesi e portare disperazione e morte, li tramutano inconsciamente in spettri. Per la loro mente ingenua e buona, è incredibile che un essere umano possa essere malvagio.

Come hai scelto i personaggi e le loro caratteristiche?
Alcuni di quei personaggi nascono dai miei amici, ed altri sono me, o parti di me. Sono come mi vedo o come avrei voluto essere. Quando ho riletto questo libro ho compreso quanto di me ci fosse nelle sue pagine. La famiglia di mia madre proviene da una terra contesa, l’Istria. Credo che la mescolanza etnica e culturale che ho riportato nel libro sia quella che mi è stata trasmessa nei racconti di mia madre, una mescolanza virtuosa e felice, che non intacca l’amicizia dei bambini, la loro fiducia reciproca, la loro gioia di stare insieme, ma che negli adulti diviene diffidenza che si tramuta in odio per poi sfociare nella guerra, nella pulizia etnica. I bambini non sanno cosa sia un confine, quella è una folle astrazione degli adulti.

Come hai lavorato ai dialoghi?
Vivendo nell’epoca del cinema, della narrazione composta praticamente da soli dialoghi, anche la letteratura si è adattata, assumendo, cinematografico. La letteratura con l’avvento del cinema, ha aumentato i giri dei suoi motori, è divenuta più rapida e più parlata. I personaggi parlano direttamente al lettore, è un dialogo diretto, intimo.

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