BEZZON ALLA RICERCA DI H.H

bezzonGiorgia l’investigatrice, rassicurante, astuta, affascinante, Doriana la capitano, sicura, intuitiva, abbagliante, Tecla, la moglie della vittima, raffinata, ipnotica, determinata, e Luna, la escort, sensuale, contrastata, delicata. Da non scordare, la moglie del maresciallo, così sagace, ma allo stesso tempo concreta e avvolgente.

Non è la prima volta che lo fa: Emiliano Bezzon ha scritto un romanzo che pullula di donne e tutte in ruoli apicali, ciascuna a modo proprio, con caratteri diversi, anche opposti, ma intraprendenti e decisivi rispetto alla direzione che la storia prende. “Il manoscritto scomparso di Siddharta”, nuovo libro dell’attuale Comandante della Polizia Locale di Varese, già autore di “Breva di morte” (2015) e “Le verità di Giobbe” (2016).

In tutti i suoi romanzi a Brezzon “piace raccontare la grande bravura delle donne investigatrici, che sono le migliori anche nella realtà, per la loro meticolosità, la loro pazienza e il loro guizzo intuitivo” spiega lui stesso, precisando poi che nel suo ultimo titolo “le donne poi stringono un’alleanza umana oltre che professionale…”.

Per chi crede agli stereotipi, potrebbe sembrare una anomalia, tutto, ciò, ma non per Bezzon che non solo inserisce questo nel romanzo, ma lo fa raccontandolo con una disinvoltura estrema.

Eppure, “io scrivo di getto” confessa, “e il 90% del romanzo è quello della prima stesura. Cambio qualcosa, per rendere tutto più credibile e coerente, che è quello che più mi importa, in modo che la trama regga e non ci siano contraddizioni o discordanze logiche”. Anche di geografiche, potrebbero sfuggirgliene, visto che la trama de “Il manoscritto scomparso di Siddharta” si sposta tra Milano, Ligano e la Valsola.

Milano è la città dove per undici anni ha operato anche conducendo indagini molto complesse; Lugano è funzionale alla storia per la sua vicinanza a Valsolda e ai luoghi di Hesse, oltre che per la presenza dei postriboli. Valsolda, infine, “è la mia passione, ormai nemmeno troppo segreta”.

Bezzon ci ha infatti ambientato anche il suo primo romanzo e un racconto che uscirà presto in un’antologia di delitti di lago. A portarlo in questi luoghi è stato la prima volta un amico prete che, andandoci a vivere, gliel’ha fatta scoprire, un amico prete che troverà il proprio nome affibbiato al parroco investigatore del romanzo. Se di investigare si parla, ciò in cui Bezzon si distingue per qualità e cura sono i dettagli.

Quando descrive ciò che ciascuno dei suoi personaggi fa, come si muove e perché, non abbozza frasi fatte o gesti dimostrativi, ma racconta ai lettori i particolari, contando sulla sua carriera di comandante di Polizia Locale, certo, ma anche a quella di formatore e autore di testi di polizia giudiziaria. Senza troppo raccontare la storia, lo fa già bene il titolo, si può invece confermare la passione di Bezzon per Herman Hesse. Non scorderà mai quando si è trovato “per caso, in una giornata di pioggia estiva, a visitare la sua casa museo di Montagnola: lì è scoccata la scintilla. tornando verso casa ho cominciato a pensare al romanzo, leggendo molte cose di Hesse e su Hesse per evitare di commettere errori”.

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