INNAMORATI, MA A PAROLE

alberoni amore e amori.JPG“Lo vedrei molto volentieri nelle mani delle madri di figli adolescenti, di chi insegna a giovani alle prese con varie storie amorose e in quelle degli alunni delle ultime classi delle scuole medie”.

Francesco Alberoni ha scritto L’amore e gli amori pensando ad un testo didattico, sebbene sia approdato anche in teatro, per insegnare l’uso proprio delle parole, di quelle che si usano quando c’è di mezzo l’amore. L’amore o gli amori, i tanti che, a furia di dire “mi sono innamorato” non siamo più capaci di distinguere.

C’è il raptus, l’incontro erotico occasionale e quelli ripetuti, l’amicizia e quella erotica, le relazioni deboli, l’innamoramento unilaterale e le infatuazioni. Sì, perché se già utilizzare il termine infatuazione oggi può sembrare ricercato, nella sua rassegna precisa e scorrevole, con un ritmo così naturale da far provare al lettore per qualche pagina il tipo di sentimento di volta in volta descritto, Alberoni mostra che esistono almeno 7 tipologie di infatuazione e che anche l’innamoramento può essere vero, inquinato, frenato, ferito e molto altro.

“Ho potuto osservare che tra le varie forme di esperienze amorose si fa molta confusione, ad esempio tra infatuazione da dominio o da perdita. Usare le parole giuste ci aiuta anche a distinguere il tipo di sentimento e di legame” spiega Alberoni, accennando, nel libro, anche al femminicidio.

Capitolo per capitolo, con esempi reali o letterari, vengono introdotti nuovi “amori” in modo che si possa “concettualizzare le varie esperienze” visto che il linguaggio amoroso dei maschi, spiega l’autore, è solitamente povero e più tendente al sesso, mentre quello delle donne è ricco di immagini floreali e musicali, come da poesia dell’800.

Per entrambi una reale “concettualizzazione” non c’è mai stata, il rapporto uomo-donna è migliorato ma “c’è anche più competizione: molte donne pronte per vivere un amore non riescono a realizzarlo e restano amareggiate. Le donne oggi sono più libere ma spesso non soddisfatte”.

Quelle che desiderano un figlio, poi, secondo Alberoni si devono scontrare “uomini che spesso vogliono continuare a fare gli adolescenti, con nessuna voglia di diventare padri di famiglia: non ci pensano nemmeno! Si sente forse dire ad un ragazzino ‘da grande voglio farmi una famiglia’? Semmai dice che vuole fare l’astronauta. Il calo di natalità, più che essere un problema di soldi o di lavoro, è un problema di educazione maschile”

In un mondo iperconnesso dove dominano le teorie anglosassoni, “in cui se ti innamori ti chiedono i vantaggi che ne ricavi”, quella di Alberoni risulta eretica, seppur autorevole.

“La mia si fonda sullo stato nascente, un concetto totalmente diverso”, con una ricchezza di sfumature emotive e linguistiche che non è affatto facile percepire e neppure “esportare”. Eppure questa sociologia nata da lui, in Italia, sta arrivando sia in Cina, sia in Giappone dove si stanno inventando dei termini corrispettivi per tradurre i testi.

Gli inglesi hanno addirittura già tradotto un libro di Alberoni, sulla amicizia, e abituati a parlare di relazioni utilitaristiche dove chi le ha ne trae vantaggio, hanno radunato apposta un gruppo di linguisti per tradurlo, ma ne è uscita una versione che secondo lo stesso Alberoni “rappresenta il modello per chi volesse tradurne altri”.

Anche in tv gli anglosassoni in amore non hanno molto da insegnare agli italiani: “ in tanti film americani ci sono passaggi troppo rapidi da un amore ad un altro, noi tutto sommato ne raccontiamo meglio, diamo modelli più dignitosi, non abbiamo da imparare da loro” spiega Alberoni ricordando che in Italia, d’amore, se ne parla in modo da secoli, e in modo unico al mondo, basta pensare a Dante e all’Orlando Furioso. “L’amore e gli amori”, quindi, non poteva che essere scritto in Italia, e da un sociologo di nome Alberoni.

di Marta Abbà

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