PENSAMI FORTE, ANCHE SCRIVENDO

PENSAMI FORTE.JPGHa due adolescenti come protagonisti, di cui uno detenuto nel carcere Beccaria di Milano, ma “Pensami forte è un libro che parla di tutti, grandi e ragazzi, “di tutti quelli che vivono, cadono e si rialzano”. Lo afferma con certezza la sua autrice, la giornalista Zita Dazzi che pubblica con Lapis lo scambio epistolare tra Cosimo e Valentina.

Sono ex compagni di scuola che si raccontano scrivendosi lettere, lei dal suo quartiere, descrive le sue noiose giornate estive, i genitori in crisi e i libri che legge, lui da una cella del carcere risponde con ricordi del passato e cronache del suo presente. Di ciò che vive e di ciò che pensa. Tra la prefazione di don Gino Rigoldi e la postfazione di Giuliano Pisapia, le parole di Dazzi, per mano di questi due adolescenti, sanno toccare lettori di ogni genere ed età che almeno una volta nella loro breve o lunga vita si sono trovati a riflettere sulla colpa e sul perdono. Quando ti è venuto in mente di scrivere questo libro? Perché hai scelto lo scambio epistolare?

Pensami forte è un libri che nasce prima come raccontino estivo, a puntate, su Repubblica. Lo scambio epistolare è un escamotage narrativo

Parli di “lunga gestazione” per questo libro: come mai?

La lunga gestazione è stata dovuta al fatto che questo, come altri miei precedenti, non tratta un tema molto easy e spensierato, quindi non è stato facile trovare un editore disposto a rischiare.

Rispetto ad altri tuoi libri, che sensazioni e che “fatiche” hai incontrato nello scriverlo?

Ho dovuto vedere molto documentarmi, raccogliere tanto materiale, parlare con esperti, volontari, criminologi, avvocati, con il cappellano del carcere Beccaria, con un ragazzo detenuto disposto a raccontarsi… insomma c’è voluto tanto tempo

Nel presentarlo, nel portarlo in scuole e librerie, lo “tratti” diversamente?

Non ho ancora avuto occasione di parlarne in una scuola, ma penso che siano temi che interessino anche quelli che non fanno le rapine e che non finiscono in carcere. Gli sbagli li facciamo tutti, a tutte le età, il tema della riparazione del danno, del perdono, della possibilità di costruire un domani diverso anche imparando dagli sbagli, riguarda tutti

La presenza di stranieri, la crisi lavorativa, le aspettative future. Ne parlano sia Valentina sia Cosimo. con che differenze, secondo te?

Lei è più elementare, ha fatto meno strada e quindi ha un pensiero meno “raffinato” di Cosimo, che avendo molto errato, ha già cominciato a crescere dentro. Si impara dagli sbagli.

Come mai hai scelto di “mettere” un ragazzo in carcere e una ragazza fuori, e non viceversa?

Questione anche di numeri. Al Beccaria ci sono 70 maschi, le femmine sono una decina, quasi tutte rom, e sono in un’altra struttura

Che esperienze hai vissuto personalmente con il carcere Beccaria?

Sono tanti anni che lo frequento per lavoro. E’ un microcosmo molto affascinante, pieno di umanità e di belle persone, dentro e fuori le sbarre

Che ruolo ha avuto don Gino Rigoldi nella stesura di questo libro?

Mi ha presentato uno dei ragazzi con cui ho lungamente parlato e la cui storia è il nocciolo di questo libro, arricchito, integrato, mischiato con tante altre storie di altre persone. La privacy innanzitutto…

Pensami forte è mai stato presentato o sarà presentato ai ragazzi attualmente al Beccaria e in altri carceri minorili?

Chi lo sa.. per ora il programma è di farlo girare nelle scuole, poi se ci sarà occasione, anche al Beccaria, ma chissà se si riconoscerebbero… in realtà è un libro che parla di tutti, grandi e ragazzi, di tutti quelli che vivono, cadono e si rialzano.

di Marta Abbà

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