L’UOMO NERO, DIPINTO DALLE DONNE

uomo neroSpesso si ha paura di ciò che non si conosce: l’uomo nero che spaventa i bambini. Le autrici dei racconti raccolti ne “L’uomo nero”, volume curato da Elisabetta Bucciarelli e pubblicato da Caracò Editore, non hanno paura dell’uomo imperfetto, “non siamo contro qualcosa – spiega una di loro – ma ci avviciniamo e invitiamo il lettore a seguirci verso ciò che è altro da noi”. In una intervista a più voci, ribadiscono che ciò che è importante non è l’auto-promozione ma il far sapere che questo libro esiste, “che ci stiamo interrogando sugli stereotipi maschili, che ci siamo messe in gioco”.

“L’uomo nero”. Perché questo titolo? Non suona già come un giudizio a chi non ha letto il libro?

Elisabetta Bucciarelli (EB.): E’ il titolo di un libro che ha per copertina una grande ape regina su sfondo rosa. Solo letto nel contesto assume un significato. È un modo per identificare uno stereotipo che va guardato ma anche smontato e superato.

Cristina Zagaria: Un titolo così –volutamente – netto su una copertina rosa-pop non può essere un giudizio, ma è un punto di partenza per provare a modificare il proprio punto di vista, per trovare un nuovo equilibrio tra maschile e femminile. Come avete scelto le autrici dei racconti?

EB: Partendo dalle storie. A volte solo da quelle personali. Hanno tutte dimestichezza con la scrittura, ma soprattutto sono persone che hanno vissuto esperienze e sono in grado di rielaborarle.

Una a una puoi “descriverle” associandole a un tema o a un aggettivo?

EB: In fondo al libro ci sono degli autoritratti di ciascuna autrice e credo siano molto onesti. Simona Giacomelli è intensità, Anna è invenzione, Cira ha l’entusiasmo degli inizi, Elena è un cantiere creativo sempre aperto, Monica ha una dolcezza rabbiosa, Cristina è una combattente.

C’è un legame, e di che tipo, “L’uomo nero” e il tuo libro “La resistenza del maschio” (NN Editore)?

EB: La resistenza del maschio parla di un uomo che resiste alle richieste delle donne. Non vuole né figli né una famiglia stereotipata. Cerca una relazione con regole differenti, non consuma l’amore come fosse un prodotto da supermercato. Ne L’uomo nero le ipotesi di cambiamento maschile sono altre, dal rifiuto alla riflessione, dalla distanza alla ribellione. Il legame è nella ricerca: per me i libri non si esauriscono mai dopo averli scritti, ma sono una modalità di pensiero che si allarga e comprende sempre un lavoro collettivo.

La risposta degli autori al tuo romanzo ti ha suggerito di approfondire gli stereotipi sulla figura maschile o è un progetto che avevi già in mente?

EB: Sono stati i lettori a darmi la conferma della necessità di proseguire questo lavoro. Con le autrici c’è stato un confronto, ho dovuto operare una forzatura. Non siamo tutte d’accordo sul fatto che gli uomini stiano cambiando e non tutte le donne hanno la stessa esperienza e consapevolezza nei confronti dei “generi”.

L’uomo nero andrà anche nelle scuole? Come trasmetterete il messaggio che contiene?

Cristina Zagaria: Il libro è nato come un laboratorio e ci piacerebbe rimanesse un laboratorio permanente in cui i lettori sono parte attiva della discussione. Nelle scuole sarebbe interessante studiare con docenti e alunni dei percorsi didattici sugli stereotipi. Questo libro è nato con l’idea di diventare uno spettacolo teatrale, a cui stiamo lavorando, abbiamo una pagina Facebook e vorremmo che siano blogger, librai, altri autori a fare proprio il percorso dell’uomo nero, continuando il lavoro iniziato con i nostri racconti.

EB: Cira Santoro, l’8 maggio al festival di Casalecchio farà una lettura scenica del suo “uomo nero”. Ogni occasione è buona per ricordare che la ricerca deve riguardare tutti e che dobbiamo cambiare il punto di vista. Dagli angoli si vede meglio, speriamo che diventi un modo di pensare virale.

Avete pensato di far esprimere gli uomini sugli stereotipi che li “ingabbiano”?

EB: Lo sto facendo da quando è uscito “La resistenza del maschio” e non ho ancora terminato. Lo stereotipo maschile è più dannoso di quello femminile e soprattutto continua a creare aspettative impossibili da evadere e, di conseguenza, rabbie. Gli uomini non sono più in grado di soddisfare le richieste (personali, sociali, culturali, mantenimento, cura, responsabilità, farsi carico, etc…) delle donne.

Che risposta otterreste o state ottenendo?

Elena Mearini: Spesso, l’uomo che coincide appieno con un certo stereotipo fatica a creare una distinzione tra questo e la propria autentica natura. Probabilmente otterremmo risposte più chiuse da chi incarna lo stereotipo, ma potremmo ricevere anche risposte più giocose e aperte da parte di chi intrattiene una frequentazione saltuaria con lo stereotipo. Ci sono anche uomini complessi di cui soltanto una singola parte diviene il tutto e li fa rientrare nello stereotipo. Da loro, più che una risposta, mi aspetterei un sorriso oppure una smorfia.

Lavorando a questo libro a più voci sono emersi stereotipi sul maschio che non vi aspettavate?

EB: Lo stupore è stato più che altro per la difficoltà a immaginare i possibili superamenti degli stereotipi, come se non fossimo per nulla abituate a pensare alle soluzioni. In effetti lavorare “contro” qualcosa o qualcuno è più facile che porsi il problema di come costruire insieme.

Elena Mearini: Sono più che altro emersi modi di essere e di sentire, tracciati di sguardi che s’imbattono nella cecità e la attraversano come possono per poi superarla o rimanerci, se la scelta diventa il buio. E la luce non interessa granché. Attorno al discorso sullo stereotipo, nei pressi delle sue tante gabbie, si aggira la libertà.

Simona Giacomelli: Quando non siamo riuscite a staccarci dagli stereotipi, facilmente abbiamo risposto con figure maschili in una certa misura prevedibili. La nostra visione delle cose è quasi completamente deformata da una generalizzata propensione alla stereotipia, un vizio che riguarda tutti tranne i bambini. Non è quindi stato facile abbandonare la tendenza a comprimere le sfaccettature degli uomini e ridurre i loro gesti, malgrado tutto, ad un copione coerente con gli stereotipi della nostra società: uomini dipendenti, anaffettivi, infantili, narcisisti, deludenti. C’è ancora da scavare per restituire anche ai maschi un aspetto più autentico, fedele all’unicità delle persone piuttosto che conforme alle aspettative sociali. Ragionare sugli stereotipi maschili spinge noi donne a riflettere sui nostri bisogni, sul superamento degli stereotipi femminili. Sono facce della stessa medaglia.

L’uomo nero è un libro da consigliare a ..

Simona Giacomelli: Per afferrarne i contenuti è necessaria una certa esperienza di vita ma molti sono i livelli di dialogo che il lettore e il testo possono intrattenere. Inoltre ci sono le parole e la loro concatenazione. Chi ha una sensibilità per la lettura come ascolto, può godere in pieno di questi racconti scritti con cura, Le parole sono sempre soppesate, hanno un bel suono, una bella forma. Anche i giovani possono divertirsi e trovare la lettura interessante. Lo consiglierei anche ragazzi e ragazze a partire dai 16 anni.

Elenco completo delle autrici dei racconti: Simona Giacomelli, Elena Mearini, Cira Santoro, Anna Scardovelli, Monica Stefinlongo, Cristina Zagaria accompagnate da Elisabetta Bucciarelli.

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