L’ISOLA CHE C’E’ (E NON C’E’)

isolaRegno di Napoli, inizio ‘700, guerra di Secessione spagnola, periodo di trono vacante e di feroci lotte intestine. Spunta a sud della Sicilia, a largo delle coste di Sciacca, una nuova isola, di tanto in tanto emerge per poi scomparire. E’ l’isola Ferdinandea, è l’isola che in cui Giulio Alberoni ha scelto di ambientare una delle sue favole.

Pubblicata dalla casa editrice Leima, anche questa, come le sue altre, pur essendo di fantasia, è contestualizzata nella realtà, anzi, è legata a doppio filo con essa.

Da un lato, ha una componente storica molto forte, perché “sono ossessionato dalla verità storica, mi interessa la verità vera, senza interpretazioni e rielaborazioni, in tutta la sua crudezza” spiega lo stesso autore. Dall’altro lato, è reale perché parla di una paura attuale ma che i bambini, quella del diverso, “perché loro ne sono incuriositi ed intimoriti per pochi istanti e poi, immediatamente, il diverso per loro non è più diverso. Diviene normale”.

Secondo Alberoni si può superare con le favole, questa paura “adulta”, perché esse “ci riportano ad uno stadio evolutivo puro, primordiale, libero permettendoci di ritrovare la nostra dimensione fanciullesca, quella in cui il diverso è vissuto come una scoperta e un’assimilazione, un’evoluzione; non un potenziale pericolo”.

Fissando per giorni interi l’isola per intere giornate, da bambini, durante le vacanze estive a Pantelleria, Alberoni sperava di vederla emergere, così gli è rimasta nel cuore tanto che l’ha messo al centro di una delle più magiche favole reali si possano incontrare, adatta agli adulti come ai bambini.

Nicola, il suo protagonista, è un cocchiere, nato da una scappatella tra un nobile e la sua domestica. Viene mandato sùll’isolotto perché diventi il suo nuovo feudo, non che lo desideri personalmente, ma lo decidono i nobili che non hanno il coraggio di partire in prima persona ma vogliono allo stesso tempo “abitare” l’isola e farvi costruire un palazzo per ospitare il nuovo imperatore per una visita di cortesia.

“Questo personaggio è nato pensando a quanti si sentono sopraffatti dalla burocrazia e dalle regole, tutti noi lo siamo stati almeno una volta” commenta Alberoni che lascia Nicola solo con un asino per poco tempo, poi gli affianca un uomo che proviene da molto lontano, con usi, costumi e una lingua molto diversi dalla sua, un hawaiiano.

Dall’incontro di due culture, nasce un’amicizia sincera e profonda, basata sul desiderio di capirsi e di aiutarsi. Nasce dalla scrittura di Alberoni una storia intrisa di emozioni e di insegnamenti, non nel senso cattedratico, ma umano. E anche “da favola”, perché “io vivo ogni libro come una scoperta, un viaggio sia nei luoghi che nelle culture” spiega, e con “L’isola” ha voluto offrire agli adulti “in formato fiaba” la possibilità di sentirsi coinvolti nella scoperta di questa profonda e sincera amicizia” oltre che un modo per evadere dal quotidiano per raggiungere luoghi fantastici e divertenti. “L’isola diviene un luogo dove recarci con la fantasia per dare libero sfogo ai nostri sogni”.

Di Marta Abbà

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