JACOPO ORTIS, TROVATE LE PENULTIME LETTERE

LE PENULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS  SPECIALE.JPGHa scelto Pavia, città che ama, ha scelto Foscolo, perché in questa città ha realmente avuto una cattedra di eloquenza in università nel 1808: “lui era perfetto”. Poi ha cercato una sua opera, da poter romanzare… “E se venisse ritrovato un manoscritto inedito? e se facesse innamorare la gente?” si è chiesta Michela Cantarella, e da lì a inventare, e scrivere, “Le penultime lettere di Jacopo Ortis”, è stato un attimo. A pubblicarlo è AUGH!Edizioni.

E’ il tuo primo romanzo?

Sì! Due anni fa è uscito un mio racconto scritto a 4 mani con Roberto Gagnor: “Carlo Biffa e il banco formaggi del Bennet di San Martino Siccomario”, nell’antologia “Prendi la DeLorean e Scappa” (Las Vegas Edizioni). In realtà io scrivo da sempre. Da piccola, facevo parte del Tg della scuola e intervallavo già, per mio diletto, pezzi di cronaca a racconti. Mi ricordo una caldissima sera d’estate, avrò avuto 10 anni, in cui ero sul divano col mio taccuino e scrivevo un pezzo sulla scomparsa di Ylenia Carrisi. Ho ancora un bloc notes con molti miei racconti scritti negli anni. Il primissimo romanzo che ho scritto, su un vecchio Packard Bell, era su Lady Oscar ed è conservato su un preistorico floppy disk.

Come hai vissuto l’iter di pubblicazione?

Finito il romanzo, l’ho editato e poi ho iniziato a mandarlo in giro. All’inizio nessuno mi ha risposto e ho iniziato a scoraggiarmi, come tutti. Poi ho visto un banner su FB, della “Alter Ego Edizioni” e l’ho inviato, senza molte speranze. Quando ormai me ne ero dimenticata, mi è arrivata la telefonata di Danilo Bultrini, il direttore editoriale, che mi chiedeva se ero interessata a pubblicare con loro, ovviamente NON a pagamento.

Che rapporto si è instaurato con l’editore?

Da subito ottimo: sono una casa editrice giovane e ci siamo trovati subito bene. Mi hanno affiancato un editor, Valentina, che ha fatto un lavoro eccellente, aiutandomi a chiarire anche punti del romanzo che non erano del tutto chiari. Dalla telefonata di Danilo, giugno 2016, all’effettiva pubblicazione, sono passati circa 4 mesi.

Avevi in mente i personaggi prima della storia? o li hai creati man mano?

Li ho creati mentre la storia andava avanti, anzi, si sono creati da soli. Quando ho iniziato, avevo ben chiari solo Giulia ed Ernest. Gli altri, Amanda, Adriano, Lorenzo sono comparsi man mano che scrivevo e anche in loro ho messo qualche caratteristica sia mia che di alcuni amici. Lorenzo è un patito di fumetti, come mio marito. Adriano ama Amedeo Minghi ed è tifoso del Toro, come un mio amico. Qualche caratteristica reale c’è, ma c’è anche molta fantasia nei loro caratteri.

Che rapporto hai con Pavia?

Un rapporto bellissimo. Ci ho studiato e lavorato ed è una città con mille scorci da scoprire. Ci andrei a vivere domani stesso. Ha un che di strano, di magico, specie se la vedi di sera, d’inverno, con la nebbia che avvolge tutto. Ti catapulta direttamente in un film noir.

Divertente e scorrevole, il tuo romanzo affronta allo stesso tempo temi attuali e profondi. Approfondiamoli!
L’amicizia, tra 30-40enni di oggi
E’ un’età intermedia: ti senti ancora un ragazzino e vorresti continuare con la vita che facevi prima, ma senti anche che è il momento di andare avanti e costruire qualcosa. Sei adulto ma a volte, il tuo “io” di 20 anni ancora fa capolino, e cambiano anche i rapporti d’amicizia: non fai più le 3 del mattino in giro ma ti diverti lo stesso, anche a condividere i dubbi.
Giovani con una strada tracciata da altri per loro ma ben altre aspirazioni e sogni come Claudia
Capita che a volte qualcuno venga spinto verso una strada che non sente come sua. E il senso di smarrimento e di oppressione, penso sia terribile da sopportare. A volte, si sceglie di non decidere e di lasciare le cose come stanno, ma è inutile, perché tanto se non sei tu a scegliere, è la vita a scegliere per te. Tanto vale decidere e avere la soddisfazione di aver deciso con la propria testa, come fa lei.
Gap tra vita virtuale e vita reale, tra chat, social e realtà, come in Amanda
E’ uno dei personaggi che mi piacciono di più, ha scelto di non avere più storie d’amore e paradossalmente fa un lavoro che la porta… a dare proprio consigli d’amore agli altri! Ama molto i social, ma ne conosce perfettamente i rischi e infatti non si andrebbe mai a impelagare in storie online. Lei è la stessa (burbera, un po’ caustica) sia sui social che nella vita reale. Ma venire a contatto con gli sconosciuti è sempre un rischio, in ogni caso, e nonostante tutta la sua esperienza, se ne accorgerà anche lei.

Trasformeresti questo romanzo in un fumetto?

Mi piacerebbe moltissimo! Vedere i personaggi disegnati (finora li vedo solo nella mia testa) sarebbe una soddisfazione grandissima. Per lo stile… mi piacerebbe vederli in una graphic novel, magari con lo stile di Federica Salfo. Oppure con quello di Elena Pianta o Caterina Giorgetti. Anzi, se c’è qualche editore in ascolto interessato…

Una curiosità: esiste il Café du Cinema?

Esiste eccome! A Pavia, in via Bordoni, c’è un bar dove ho passato molto tempo quando ero studentessa: conosco i proprietari, andavo lì a pranzo con gli amici… si chiama Swing Cafè. Ho romanzato il nome e cambiato gli interni, ma il bar è quello. Ovviamente ho inventato anche i proprietari.

di Marta Abbà

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