TRILOGIA BRIANZOLA, ULTIMO CAPITOLO

forma dell'ariaUna trilogia brianzola, ambientata nel lecchese ma che è iniziata a Livorno, una trilogia che racconta il viaggio di una famiglia in fuga dalla guerra e le difficoltà nell’ambientarsi, anche se sta spostandosi restando in Italia. Nel disorientamento e nelle paure dei protagonisti dei romanzi di Annalinda Buffetti si ritrova molta attualità e personaggi che parlano alle donne e agli uomini di oggi.

Buffetti con La forma dell’aria conclude il ciclo, sta già preparando altre storie tra passato e presente, con un po’ di nostalgia per i personaggi ormai salutati, suoi protagonisti già in “il finocchio selvatico sa d’anice” e “Il bambino delle fate”. Tutti e tre i volumi sono pubblicati da Giovane Holden Edizioni.

Come ti senti ora che ha “dovuto” chiudere la trilogia?

Appena ho messo la parola “fine” all’ultimo romanzo, ho avvertito subito un senso di nostalgia per i miei personaggi e il loro mondo, come quando si deve dire addio a dei parenti molto cari. Ho vissuto con loro per tanto tempo, mi sembrano persone vere che fanno parte della mia vita.

Erano nata come trilogia fin dall’inizio?

Sì, e ho cominciato a scrivere quando avevo già tutto chiaro, anche la conclusione. Le mie storie nascono nella mente in immagini, come dei film. Vedo i personaggi, vivo le loro emozioni, li ascolto mentre parlano e, solo quando tutto è definito, lo traduco in parole.

Elementi di continuità e di rottura di questo suo romanzo rispetto agli altri?

La trilogia fluisce con continuità nonostante i salti temporali, ma ho voluto degli elementi di rottura per non annoiarmi. Danno continuità quei personaggi che, sempre uguali, fanno ciò che ci si aspetta: la sciura Settimia, Rodolfo, i Gatti, i nonni terribili…. Sono invece proprio i personaggi principali, Augustino, Federica, Eugenia, a fare cose impreviste e a capovolgere le situazioni. Ne “La forma dell’aria” c’è un salto temporale di oltre vent’anni che mi ha permesso di inserire personaggi nuovi e importanti per l’evoluzione della storia.

Come appare, leggendo, la Brianza lecchese, a chi non la conosce di persona?

Spero emerga la bellezza della Brianza attraverso il mio sguardo, cogliendola negli ambienti e nei paesaggi che fanno da sfondo alla storia.

Il mondo “sicuro” e avvolgente che nel romanzo protegge Augustino oggi è un’utopia o è realizzabile?

Credo sia realizzabile, oggi più di ieri. Non c’è paragone tra quello che si sapeva anni fa e quello che si sa oggi sull’autismo e gli insegnanti sono meglio preparati. Quando ho lavorato per la prima volta con un bambino affetto da sindrome di Asperger, negli anni ’80, ho dovuto affidarmi all’intuizione, al buon senso e alla mia sensibilità, perché esisteva pochissimo materiale su cui documentarsi. Ma ho scoperto una cosa dolcissima e inaspettata: i bambini della classe hanno costruito spontaneamente intorno al compagno autistico il mondo protetto che io ho poi immaginato per Augustino.

Eugenia, una delle protagoniste, un personaggio chiave. Cosa può “insegnare” alle donne di oggi una figura come la sua?

E’ uno dei miei personaggi preferiti anche se ha in sé delle contraddizioni e oscilla tra forza e debolezza, egoismo e altruismo, amore incondizionato e apparente indifferenza. Il messaggio più forte che viene da Eugenia è la sua visione del lavoro nella vita della donna, inteso come mezzo di realizzazione personale. Anche la figlia Federica ha questa visione del lavoro e dice: “Io sono orgogliosa del mio lavoro e non ho bisogno di essere mantenuta da nessuno!” Mi sembra significativo anche il fatto che Eugenia riesca a rivedere le proprie scelte e abbia il coraggio di ammettere i propri errori.

Stai scrivendo altro?

Non riesco a stare senza nuove storie da progettare e da scrivere… Ho già cominciato a lavorare a un romanzo intenso e coinvolgente ambientato all’inizio degli anni ‘60 a Besana, dove sono nata, in luoghi che conosco bene. Nello stesso tempo sto finendo di progettare una storia complessa ambientata a Lissone, dove abito ora, che si svolge contemporaneamente al giorno d’oggi e nel 1337, con un legame inaspettato tra presente e passato.

di Marta Abbà

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