LEGGERE NON SARA’ SEMPRE COSI’

non sarà sempre così.JPGTerminato il libro non si è come prima, non la si penserà “sempre così” sulle carceri, sui padri, sui figli, sulle donne che subiscono violenza, sugli ergastolani, sugli assistenti sociali e sui giudici e i pm.

Non sarà sempre così è un libro che non può lasciare il lettore così come era prima di conoscere la storia di Luigi Celeste, da lui scritta con l’aiuto di Sara Loffredi e pubblicata da Piemme nella collana True Story. E altro che “true”. E’ meglio non farsi infastidire dai tecnicismi da tribunale e da un inizio “da palestrato fissato”: Celeste e il suo racconto meritano la fiducia del lettore anche più scettico di fronte all’ennesima “storia di carcere” e di “assassini pentiti”.

Passato e presente si passano la palla capitolo dopo capitolo lasciando intravedere che tutto prosegue bene per il protagonista – come si legge nella quarta di copertina – ma evitando di spoilerare in quale modo la realtà dei fatti e del sistema carcerario lo porterá a quello che oggi è il presente di 32enne responsabile della sicurezza informatica per varie aziende.

In un contesto in cui di ogni storia si fa un caso – mediatico, politico, sociale – e in un Paese in cui sulle carceri c’è un evidente problema di gestione, la storia di Celeste si attiene ai fatti e risparmia ai lettori le ennesime considerazioni che lasciano il tempo che trovano soprattutto a chi con questi temi ci deve avere a che fare ogni giorno. Figuriamoci a chi li vive da “soggetto direttamente interessato”.

Nei capitoli che ripercorrono la storia di Luigi (Gigi) si vive la sua carriera criminale dal suo punto di vista: i fatti rilevanti che emergerebbero dai giornale, solo se fanno titolo, diventano invece parte di un racconto continuo, fluido, che ha senso nel suo non avere senso per il dolore che contiene e comunica.

Nei capitoli del “Luigi Celeste presente” si possono rivedere le proprie posizioni sulle carceri e su tutte le realtà che vi girano attorno. Da milanesi, anche entrando nel merito di ciò che si vive a San Vittore, Opera, Bollate e di coloro che offrono una opportunità ai detenuti ed ex detenuti come lo ha fatto il Conservatorio di Milano, Cisco e altre aziende con coraggio, come lo hanno fatto alcune singole persone che, incastrate in un sistema da sbloccare, fanno comunque di tutto, animati da una carica umana scientificamente inspiegabile, perché le parole “giustizia” e “riscatto” abbiano ancora un significato.

di Marta Abbà

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