Archivi del giorno: 13/11/2017

SCRITTO SOTTO UN CIELO DI CARTA

sotto un cielo di cartaUn libro di carta nato “dall’amore per la carta e per i libri, per esorcizzare la paura che la carta possa davvero essere abolita”. Roberto Ritondale, “scrittore ambulante”, sempre in giro con oggetti di carta a rischio di estinzione, dalle cartoline alle agende, con il suo romanzo “Sotto un cielo di carta” (Leone Editore) ha voluto lanciare un allarme.

Allarme “internet”, il “Grande fratello” dei nostri giorni, che ci tiene sotto controllo e sa tutto di noi. Ne è nato un romanzo distopico, una esplicita metafora orwelliana, che racconta un futuro in realtà già presente. Commuove, emoziona, spaventa, diverte. Conquista!
Da quando hai pubblicato il libro ad oggi, il mondo reale ti sembra più vicino a quello che hai descritto?

La qualità dei nostri rapporti peggiora quotidianamente, sono sempre più virtuali. Ad un abbraccio caloroso di un amico preferiamo dieci chat con semisconosciuti. Si stanno sottovalutando gli effetti di quella che chiamo “alienazione da smartphone”. Sui treni, al ristorante, nella metro e persino alla guida delle auto: sempre più persone hanno gli occhi incollati al telefonino.

Che rapporto hai tu con libri ed e-Book?

I libri di carta li accarezzo, li stropiccio, li annuso. Ci dormo, con i libri. Me ne porto a letto almeno un paio. Pur essendo un tecnologico, non ho l’e-Reader. Il trailer di “Sotto un cielo di carta” si conclude con questo slogan: “Severamente vietata la vendita in e-Book”. Sarebbe un controsenso! Devo confessarti che sono ottimista: a differenza dei quotidiani, i libri avranno ancora lunga vita: leggerli è un’esperienza multisensoriale che dà troppa felicità.

Come hai creato i personaggi?

Il mio è un romanzo distopico anomalo: in primo piano non c’è il regime feroce che limita la libertà ma la vicenda umana di un nonno che ama profondamente la carta. Ho scelto un punto di vista familiare, personaggi plausibili e capaci di parlare anche ai più giovani, sembra, visto l’entusiasmo con cui mi accolgono, soprattutto nelle scuole. I lettori mi dicono che questo libro è capace di commuovere e far sorridere, era questo il mio intento.

Per Odal ti sei ispirato a qualcuno in particolare? Cosa ha in comune con te?

Odal è l’anagramma di Aldo, il nome di mio padre. Mi sono ispirato a lui per costruire un personaggio giusto e ironico, appassionato e fragile. Io non credo agli scrittori che dicono di aver inventato tutto: per essere credibili bisogna pescare nella propria biografia o almeno nel proprio vissuto emozionale.

A tratti mi ha ricordato Cecità di Saramago. Ci hai mai pensato?

No, non ci avevo mai pensato, ma in effetti con “Cecità” ci sono diversi punti in comune: il tempo storico e il luogo imprecisati, la dittatura (nel suo caso quella dei ciechi malvagi) e soprattutto la voglia di denunciare i mali della società attraverso una metafora. Ma il mio autore portoghese preferito è un altro: Fernando Pessoa. All’Università ho scelto di studiare portoghese per poter leggere le sue poesie in lingua originale.

Che altri autori ami?

Li ho citati quasi tutti nel romanzo, quando Odal finge di prendere libri dai suoi scaffali dolorosamente svuotati. Ma “Sotto un cielo di carta” è soprattutto un omaggio ai due più grandi autori distopici, tanto che il regime abolisce la carta con il “Codice 2435”. Non è un numero scelto a caso, è la somma di 1984 (il romanzo di Orwell) e Fahrenheit 451 (il libro di Bradbury).

Trasformeresti questo libro in una graphic novel?

Ne sarei felice! E credo che questo libro potrebbe diventare, con un piccolo sforzo, anche una sceneggiatura per un buon film.

Quest’anno hai pubblicato “Il sole tra le mani”. In due parole, perché leggerlo?

È un romanzo di formazione con una struttura da thriller, ma senza scena del delitto. Gli editori, quando un libro ha successo, tendono a chiedere infinite repliche ai propri autori, ingabbiandoli in un genere o in una serie. Leone editore mi ha dato fiducia pubblicando un romanzo che forse spiazzerà chi ha amato “Sotto un cielo di carta”: è la storia di un eclissato che riesce a ritrovare la luce donandosi agli altri. Un altro libro-metafora sull’uomo contemporaneo, apparentemente condannato alla solitudine e schiacciato dalla società dell’immagine.

di Marta Abbà

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