IL MOSTRO DELLA MILANO ANNI 70

CARCANO intervista Il Mostro di Milano.JPGMilano resta sempre la protagonista, il palcoscenico dove si muovono gli interpreti della storia raccontata da Fabrizio Carcano nel suo Il Mostro di Milano” (Mursia Editore) ma stavolta propone ai suoi lettori “la Milano del 1969/70, molto fredda e nebbiosa, con i taxi verdi e l’amaro al posto dell’aperitivo, che ha caratterizzato ancora di più la storia sanguinaria, ma purtroppo reale, dei delitti del presunto Mostro”.

In quanto tempo hai scritto questo tuo nuovo Romanzo?

Ho impiegato circa un anno, quasi tutto il 2016, da febbraio a dicembre, un tempo abbastanza lungo dovendo raccontare una storia, quella del ‘Mostro di Milano’ , il serial killer che avrebbe ucciso 11 donne tra il 1969 e il 1975, ricostruendo la Milano di quel periodo da un punto di vista storico, politico e dell’ordine pubblico. Nel romanzo racconto la Milano della strage di piazza Fontana, racconto la notte del volo di Pinelli, racconto veri personaggi dell’epoca come il questore Guida o i commissari Calabresi e Serra. In questo contesto storico ho inserito la vera storia degli 11 delitti di questo serial killer e la trama investigativa ovviamente inventata. Un lavoro abbastanza complesso, che ha richiesto parecchi mesi per la stesura.

Hai fatto delle nuove ricerche apposta? Quali e come?

Naturalmente, nel corso del 2015 ho trascorso diverse giornate all’emeroteca della Sormani per consultare i quotidiani cartacei dell’epoca e ricostruire gli 11 delitti attribuibili al presunto Mostro, dal delitto della Cattolica del luglio 1971 a quello dell’affitta-camere di via Copernico del febbraio 1970 fino a quelli delle prostitute. Un importante contributo in tal senso è stato dato da Elena Cartotto, collaboratrice della trasmissione televisiva Voyager, studiosa di esoterismo e astrologia, che mi ha affiancato sia nelle ricerche che nel raccogliere alcune idee narrative. Senza il suo apporto non ci sarebbe questo noir.

La cosa più curiosa che hai scoperto su Milano in questa occasione e che ritroviamo nel libro?

Intanto il romanzo è ambientato tra il 1969 e il 1971, anni in cui non ero ancora nato. Ricostruendo la vita notturna di quel periodo ho scoperto l’esistenza di tante bische, dove andava la gente normale non i malavitosi, ma anche che le case di tolleranza continuavano ad operare come alberghi ad ore. Poi piccoli aneddoti disseminati nel libro, come la finale di coppa dei Campioni del 1970 a San Siro, che attirò trentamila tifosi olandesi e scozzesi che si accamparono sul sagrato di piazza del Duomo.

Il protagonista chi è e come è?

Per ragioni anagrafiche il ‘mio’ commissario Ardigò, protagonista nei miei primi sei romanzi, stavolta non c’è, dato che oggi avrebbe circa 44/45 anni. Nel Mostro di Milano a indagare è il commissario Vittorio Maspero, un 35enne sbirro con poche luci e tante ombre, uno che beve, dorme poco e gioca nelle bische, gomito a gomito con i malavitosi. Non proprio il poliziotto modello, ma è un testardo che, in una Questura distratta dalla strage della Banca dell’Agricoltura e dai veleni dopo la morte di Pinelli, si infila in un’indagine torbida, su 11 donne uccise a coltellate, capendo fin dall’inizio di entrare in qualcosa di terribile e oscuro.

Se ti “proibissero” di scrivere il prossimo romanzo a Milano e in Lombardia. dove lo ambienteresti?

Racconto Milano perché è la città dove sono nato e cresciuto, non credo riuscirei a raccontare un’altra realtà. Ho vissuto un anno e mezzo a Roma ma non mi affascina narrativamente. Essendo un appassionato di mistero ed esoterismo proverei ad ambientarlo a Torino.

Stai già scrivendo la tua prossima opera?

Sì, sto ultimando la settima indagine del commissario Ardigò, ambientata nell’estate 2017, dal provvisorio titolo ‘Memento mori’. Quella negli anni ’70 è stata una deviazione dal mio percorso narrativo: volevo raccontare la storia del Mostro di Milano, il Jack lo Squartatore milanese di cui pochi hanno sentito parlare sotto la Madonnina. Ma adesso torno a raccontare la nostra Milano, quella dei nostri giorni.

di Marta Abbà

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