RAGAZZE COI NUMERI

ragazze-con-i-numeri-cop-web.jpg“Per fortuna che è diventato di moda” raccontare le donne nella scienza, visto che “Finora è mancata la narrazione del contributo delle donne alla scienza e figure importantissime di scienziate non compaiono nei testi scolastici”. Finalmente oggi si è iniziato a far conoscere il loro ruolo in ambito scientifico ma con la collana Donne nella Scienza, Editoriale Scienza ha iniziato questo lavoro in modo davvero pionieristico 15 anni fa e per festeggiare i 3 lustri di attività ha pubblicato “Ragazze coi numeri” di Vichi De Marchi e Roberta Fulci che raccontano 15 donne scienziate provenienti da tutto il mondo e da vari ambiti.

Cosa vi piace di questa collana e come mai avete deciso di contribuire?

Vichi: perché amo leggere e scrivere biografie, e credo molto nello svelamento del mondo femminile. Vi si trovano storie di donne che hanno raggiunto la meta della ricerca scientifica nonostante tutto, esempi di vita che funzionano perfettamente da role model, da modelli, per le giovanissime generazioni, anche in generale, per l’autodeterminazione e la tenacia.
Fulci: In Donne nella scienza il fascino intrinseco del genere biografico incontra una bella dose di varietà. Sono diverse le donne raccontate, ma anche gli stili di scrittura e il tratto delle illustratrici: è una collana ricca e densa di spunti. Le protagoniste del nostro libro sono scienziate e la mia formazione mi ha lasciato un impianto che ho riconosciuto in molte di loro. E l’idea di parlare a un pubblico di ragazzi mi fa un grandissimo piacere.

In Italia si sta facendo abbastanza secondo voi per avvicinare le ragazze alle materie scientifiche?

Ci sono molte iniziative, anche del Miur, con risultati talvolta apprezzabili, ma la sfida è più complessiva e inizia molto presto, coinvolge la famiglia, la scuola, la produzione culturale. Serve combattere gli stereotipi, valorizzare l’intelligenza femminile anche dopo gli studi per garantire alle ragazze l’accesso al lavoro scientifico con salari e possibilità di carriera uguali agli uomini. Penso che l’Italia sconti anche una arretratezza nell’insegnamento delle materie scientifiche: pochi laboratori, pochi strumenti, poche possibilità di trasformare queste materie in qualcosa di vivo che potrebbe motivare le ragazze a scegliere l’ambito scientifico.

Una iniziativa meritevole in atto in tal merito e una proposta per il futuro?

Il progetto Nuvola rosa di Fondazione Mondo Digitale: l’informatica, e in generale le nuove tecnologie, sono tra le aree più trascurate dalle ragazze, senza nessun motivo sensato. Questa un’iniziativa di formazione e orientamento, mostra anche in concreto alle ragazze attività che spesso non sono abituate a prendere in considerazione. E poi un libro per bambini, “Cosa faremo da grandi” (Settenove) di Ilaria Biemme e illustrato da Lorenzo Terranera, in cui i mestieri sono presentati al di là degli stereotipi consueti.

Nello scrivere questo libro vi siete divertite? Cosa vi è piaciuto in particolare?

Vichi: La sfida, nello scrivere una biografia, è cogliere l’essenza della persona, gli snodi fondamentali di una vita e trasformali in una narrazione avvincente e insieme fedele. E’ un esercizio complesso. Non so dire se è divertente, ma è un’esperienza ricca di stimoli. Nel nostro caso è stata un’esperienza anche laboriosa perché raccontiamo le vite di 15 scienziate anche molto diverse tra loro.

Fulci: Mettere insieme tante informazioni che riguardano una sola persona per poi scriverne è un po’ come osservarla a lungo per dipingerne un ritratto. Improvvisamente emerge un’espressione. La cosa migliore per me sono stati quei momenti lì. Ho trovato molto emozionante anche vedere le nostre storie diventare scene nelle illustrazioni di Giulia Sagramola.

Che lettori avete immaginato? Solo lettrici o da regalare anche a “ragazzi coi numeri”?

Le ragazze troveranno in questo libro anche degli esempi che servono da incoraggiamento per perseguire una propria strada. I ragazzi arriveranno, attraverso questa lettura, a una maggiore comprensione del ruolo e del sapere femminili. E poi si tratta di racconti belli in sé, le vite raccontate – dall’astronauta Tereshkova all’antropologa Mead, dall’astronoma Rubin alla matematica-informatica Johnson – sono avvincenti e avventurose, come un vero romanzo!

Porterete il libro nelle scuole e in generale incontrerete i vostri lettori?

Certo che sì. Siamo molto curiose di osservare la reazione dei ragazzi e scoprire in quali storie si riconosceranno di più, quali troveranno attuali, quali superate. E vedere l’effetto che fa quando una classe scopre che l’elenco delle donne scienziate non si ferma a tre, ma continua, continua, continua…

di Marta Abbà

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