Archivi categoria: Interviste

VANILLA SCENT, DEGNO DI NOTE

Vanilla ScentUn monito, un avviso, un warning, come dire “non voglio arrivare fino a questo punto”. Stefano Gianuario lo ha scritto, anzi, ne ha scritto un romanzo intitolato “Vanilla Scent”, “una luce accesa sul punto in cui, nella vita, non dovevo e volevo arrivare, un esorcismo letterario” lo definisce lui stesso, come se avesse voluto imprigionare su carta il confine da non oltrepassare per allontanarsene del tutto nella reale.

Dato un calcio ad un destino non desiderato, e nemmeno desiderabile, per i più, l’autore ha dato vita ad una storia viva e partecipata, in continua trasformazione, pagina dopo pagina. Pubblicato con Robin Edizioni, “Vanilla Scent” è il suo esordio letterario, se non si contano “Le cose di Jack”. Più che un’opera, spiega Gianuario, è stato un passaggio importante: “l’ho scritto a 18 anni, avevo ottenuto la prefazione di Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz, band che amavo alla follia. Mi ha aperto un mondo, permettendomi di capire cosa volessi fare nella vita: scrivere”.

Come è cambiato il tuo approccio alla scrittura e nell’esperienza che offri al lettore tra queste due opere?

Tra l’una e l’altra, ci sono 15 anni di scrittura vissuta quotidianamente, con il mestiere di giornalista. Sicuramente lo stile – che comunque quello è – ha subito un’evoluzione. Per certi versi la lettura può essere diventata più piacevole, senz’altro più divertente e meno pesante rispetto agli estremismi dei vent’anni. Continua a leggere

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SCRITTO SOTTO UN CIELO DI CARTA

sotto un cielo di cartaUn libro di carta nato “dall’amore per la carta e per i libri, per esorcizzare la paura che la carta possa davvero essere abolita”. Roberto Ritondale, “scrittore ambulante”, sempre in giro con oggetti di carta a rischio di estinzione, dalle cartoline alle agende, con il suo romanzo “Sotto un cielo di carta” (Leone Editore) ha voluto lanciare un allarme.

Allarme “internet”, il “Grande fratello” dei nostri giorni, che ci tiene sotto controllo e sa tutto di noi. Ne è nato un romanzo distopico, una esplicita metafora orwelliana, che racconta un futuro in realtà già presente. Commuove, emoziona, spaventa, diverte. Conquista!
Da quando hai pubblicato il libro ad oggi, il mondo reale ti sembra più vicino a quello che hai descritto?

La qualità dei nostri rapporti peggiora quotidianamente, sono sempre più virtuali. Ad un abbraccio caloroso di un amico preferiamo dieci chat con semisconosciuti. Si stanno sottovalutando gli effetti di quella che chiamo “alienazione da smartphone”. Sui treni, al ristorante, nella metro e persino alla guida delle auto: sempre più persone hanno gli occhi incollati al telefonino.

Che rapporto hai tu con libri ed e-Book?

I libri di carta li accarezzo, li stropiccio, li annuso. Ci dormo, con i libri. Me ne porto a letto almeno un paio. Pur essendo un tecnologico, non ho l’e-Reader. Il trailer di “Sotto un cielo di carta” si conclude con questo slogan: “Severamente vietata la vendita in e-Book”. Sarebbe un controsenso! Devo confessarti che sono ottimista: a differenza dei quotidiani, i libri avranno ancora lunga vita: leggerli è un’esperienza multisensoriale che dà troppa felicità.

Come hai creato i personaggi?

Il mio è un romanzo distopico anomalo: in primo piano non c’è il regime feroce che limita la libertà ma la vicenda umana di un nonno che ama profondamente la carta. Ho scelto un punto di vista familiare, personaggi plausibili e capaci di parlare anche ai più giovani, sembra, visto l’entusiasmo con cui mi accolgono, soprattutto nelle scuole. I lettori mi dicono che questo libro è capace di commuovere e far sorridere, era questo il mio intento.

Per Odal ti sei ispirato a qualcuno in particolare? Cosa ha in comune con te?

Odal è l’anagramma di Aldo, il nome di mio padre. Mi sono ispirato a lui per costruire un personaggio giusto e ironico, appassionato e fragile. Io non credo agli scrittori che dicono di aver inventato tutto: per essere credibili bisogna pescare nella propria biografia o almeno nel proprio vissuto emozionale.

A tratti mi ha ricordato Cecità di Saramago. Ci hai mai pensato?

No, non ci avevo mai pensato, ma in effetti con “Cecità” ci sono diversi punti in comune: il tempo storico e il luogo imprecisati, la dittatura (nel suo caso quella dei ciechi malvagi) e soprattutto la voglia di denunciare i mali della società attraverso una metafora. Ma il mio autore portoghese preferito è un altro: Fernando Pessoa. All’Università ho scelto di studiare portoghese per poter leggere le sue poesie in lingua originale.

Che altri autori ami?

Li ho citati quasi tutti nel romanzo, quando Odal finge di prendere libri dai suoi scaffali dolorosamente svuotati. Ma “Sotto un cielo di carta” è soprattutto un omaggio ai due più grandi autori distopici, tanto che il regime abolisce la carta con il “Codice 2435”. Non è un numero scelto a caso, è la somma di 1984 (il romanzo di Orwell) e Fahrenheit 451 (il libro di Bradbury).

Trasformeresti questo libro in una graphic novel?

Ne sarei felice! E credo che questo libro potrebbe diventare, con un piccolo sforzo, anche una sceneggiatura per un buon film.

Quest’anno hai pubblicato “Il sole tra le mani”. In due parole, perché leggerlo?

È un romanzo di formazione con una struttura da thriller, ma senza scena del delitto. Gli editori, quando un libro ha successo, tendono a chiedere infinite repliche ai propri autori, ingabbiandoli in un genere o in una serie. Leone editore mi ha dato fiducia pubblicando un romanzo che forse spiazzerà chi ha amato “Sotto un cielo di carta”: è la storia di un eclissato che riesce a ritrovare la luce donandosi agli altri. Un altro libro-metafora sull’uomo contemporaneo, apparentemente condannato alla solitudine e schiacciato dalla società dell’immagine.

di Marta Abbà

PRESUNTA METROPOLI INVASA DALLO SHABOO

shaboo coverSi intitola Shaboo il nuovo libro di Gianluca Ferraris, edito da Novecento Editore. E’ una metafora del “vorrei ma non posso”, è ambientato in una delle migliori città che esistano al mondo, secondo lo stesso autore, per fare da scenografia ad un “noir”: Milano. In realtà non si può parlare di sfondo, in questo caso, perché la città è protagonista del romanzo tanto quanto Gabriele Sarfatti. Ha anche un soprannome, “Presunta Metropoli”-

Perché questo soprannome?

Questa città non riesce ancora a fare i conti col suo passato e fatica a disegnare per sé un futuro, nonostante la linfa che affluisce qui da ogni parte d’Italia. Non è detto che diventare come Londra o Berlino contenga in sé solo dei vantaggi, ma Milano sembra avere questo chiodo fisso senza però esserci riuscita. In compenso rimane un’ottima ambientazione per i noir. Una delle migliori al mondo. Continua a leggere

CONFESSIONI BALLANDO IL LISCIO

confessioni ballerino liscio“Avevo da tempo in testa un romanzo ambientato in una balera e il Polesine poteva esserne la casa perché, oltre alla bellezza, aveva dei dolori dentro”. Così Paola Cereda, brianzola adottata dalla città di Torino, racconta la genesi del suo nuovo romanzo Confessioni audaci di un ballerino di liscio (Baldini & Castoldi).

Al centro c’è Frank, il ballerino, appunto, ma attorno a lui “ballano” molte vite ed un territorio a cui l’autrice, seppur non nativa del luogo, sa dare voce in modo autentico, incisivo e delicato. Sarà che “nel paese in cui sono nata, in Brianza, c’è un quartiere chiamato “villaggio Rovigo” che ha accolto gli sfollati di quel tragico evento”, l’alluvione del 1951, che ha lasciato una ferita profonda nel territorio e nella gente, ma non è l’unico ad aver segnato chi vive in Polesine. Continua a leggere

LA MORTE E’ CIECA E IN TOUR

la morte è ciecaNata il 6 gennaio 1971 a Covington, in Georgia, Karin Slaughter oggi abita ad Atlanta ma gira il mondo perché i suoi libri sono tradotti in 29 lingue, italiano compreso. Ha fatto in giugno tappa a Milano e da un hotel di piazza della Repubblica ha risposto a qualche domanda, per poi ripartire verso altri paesi, non prima di aver incontrato i suoi lettori. Entusiasti, davvero, per un’autrice che piace e che sembra riservare ancora molte sorprese.

Ha successo, è affermata, e allo stesso tempo ha lo sguardo da autrice promettente, meglio tenerla d’occhio anche perché, come lei stessa ha ammesso, tornerà a Milano. E la prossima volta, si fermerà a guardare la città che ancora non conosce. Oltre ai numerosi suoi manoscritti non pubblicati, Slaughter ha scritto “La morte è cieca” in Italia pubblicato da Harper Collins, che introduce in Italia il medico legale Sara Linton e il suo ex marito e capo della polizia, Jeffrey Tolliver, protagonisti del suo “Grant County Series”.

Come mai hai scelto questo genere di romanzi?

Quando avevo circa 9-10 anni, abitavo in un paesino vicino ad Atlanta, molto simile a quello de “La morte è cieca” e un serial killer aveva ucciso una serie di bambini, causando un clima di terrore generale. Questo mi ha messo a contatto con la morte e con l’idea di serial killer fin da piccola, da quella esperienza è nata poi l’idea di raccontare non solo le uccisioni ma come una piccola comunità come quella in cui sono cresciuta, possono reagire a fatti di simile violenza. Continua a leggere

TRILOGIA BRIANZOLA, ULTIMO CAPITOLO

forma dell'ariaUna trilogia brianzola, ambientata nel lecchese ma che è iniziata a Livorno, una trilogia che racconta il viaggio di una famiglia in fuga dalla guerra e le difficoltà nell’ambientarsi, anche se sta spostandosi restando in Italia. Nel disorientamento e nelle paure dei protagonisti dei romanzi di Annalinda Buffetti si ritrova molta attualità e personaggi che parlano alle donne e agli uomini di oggi.

Buffetti con La forma dell’aria conclude il ciclo, sta già preparando altre storie tra passato e presente, con un po’ di nostalgia per i personaggi ormai salutati, suoi protagonisti già in “il finocchio selvatico sa d’anice” e “Il bambino delle fate”. Tutti e tre i volumi sono pubblicati da Giovane Holden Edizioni.

Come ti senti ora che ha “dovuto” chiudere la trilogia?

Appena ho messo la parola “fine” all’ultimo romanzo, ho avvertito subito un senso di nostalgia per i miei personaggi e il loro mondo, come quando si deve dire addio a dei parenti molto cari. Ho vissuto con loro per tanto tempo, mi sembrano persone vere che fanno parte della mia vita. Continua a leggere

FUMETTI CHE FANNO LA STORIA

i misteri di hidrya.JPGL’idea di Timoteo Papapietro, di Edizioni Magister, era quella di creare una guida turistica per ragazzi a fumetti, di Matera, ma proponendola a Danilo Filippo Barbarinaldi. E a Eleonora Bianco, è diventato molto di più: “I misteri di Hidrya”. Una vera e propria storia a fumetti innestata nella Storia ufficiale della città di Matera in cui i comics non sono solo “facilitatore culturale” perché i giovani di oggi non si lasciano certo ingannare da dei bei disegni.

Con Giovanni Calia, come nuovo co autore, mentre Bianco è diventata mamma, Barbarinaldi sta realizzando su Matera un progetto in cui il fumetto esalta gli aspetti avvincenti della storia, i personaggi e le vicende misteriose e terribilmente affascinanti. Barbarinaldi (D) e Calia (G) , a due voci, svelano il making of qui, come fanno anche sulla pagina Facebook dedicata al futuro libro. Continua a leggere

MARTINO STERIO, COSI’ ANCHE GLI ADULTI SOGNANO

martino sterioPartendo dai geniali neologismi di Lewis Carroll, giocando con le parole come fossero mattoncini LEGO, trascinato nel mondo della fantasia da un grande ed antico amore per le favole, anche se cupe e crude, Giulio Xhaet ha scritto il suo primo romanzo.

Dopo un libro sulle professioni digitali e tanti progetti in fieri, arriva un libro che spazia nella fantasia, nei sogni, negli incubi, “I sogni di Martino Sterio”, si intitola, e seppur inserito nella collana “Young Adult” di Mondadori Electa, è in grado di catturare l’attenzione di tutti i lettori. Di ogni età e genere, purché concedano a sé stessi di sognare e di lasciarsi condurre dalle oscure trame che le parole, se ben “incastrate”, nascondono.

Questo è il suo primo romanzo?

Sì, I Sogni di Martino Sterio è il mio primo romanzo. Ho iniziato con brevi racconti, spesso poi diventati testi di canzoni. Fino a 29 anni infatti militavo come musicista in una rock band. Ho anche pubblicato per Hoepli due testi di saggistica sulle nuove professioni digitali, che hanno caratterizzato la mia vita professionale. A dirla tutta il cassetto è pieno di testi di vario genere: il mio problema è sempre stato l’ordine e la costanza. Dare vita alle idee mi riesce in modo abbastanza naturale, la difficoltà è portarne una alla piena maturazione! Continua a leggere