FELICE COME UN BUDDHA, ANCHE A MILANO SI PUO’

Felice come un BuddhaChe ci fa, che ci farebbe, oggi, il Buddha, seduto ad un tavolino di un bar nel bel mezzo di una Milano che lavora? Cosa direbbe a chi passa con una 24 ore nella mano sinistra e uno smartphone nella destra? Lo si può immaginare perfettamente dopo aver letto “Felice come un Buddha”.

Stefano Bettera racconta la sua esperienze decennale di pratica buddista in un volume pubblicato da Morellini Editore con una sgargiante copertina “color tunica di monaco buddhista” e farcito di ironia. Colori e toni che si ritrovano anche chiacchierando con l’autore.

Di libri su Buddha e sul buddismo non mancano sugli scaffali delle librerie. Perché hai deciso di scriverne uno? Cosa ha il tuo di originale?

Felice Come Un Buddha parte dall’esigenza di presentare questo percorso, questa pratica in una prospettiva e con un linguaggio attuali. Ho sempre voluto trovare uno strumento che arrivasse al cuore delle persone di oggi, al di là di tutti gli aspetti culturali e fideistici che il Buddhismo ha ereditato dalle varie culture che ha incontrato. Ad ogni incontro si è modificato e ha assunto forme e linguaggi differenti. Così mi sono chiesto: come potrebbe parlare Gotama, il Buddha, a persone come me? In Occidente siamo ancora agli inizi, la sfida è aperta e entusiasmante. E ho cercato di offrire uno spunto al confronto.

A chi è rivolto? Non è esattamente e solo una guida: come lo definiresti?

Non è una guida: parte dalla mia decennale esperienza di pratica e non ha la pretesa di insegnare nulla. Piuttosto è uno strumento per stimolare il lettore a riflettere, a guardare questa tradizione culturale, spirituale e filosofica con i propri occhi, senza accontentarsi di ciò che sa già o di ciò in cui crede. Anche perché il sentiero indicato da Gotama è qualcosa che si fa, non qualcosa in cui si crede, e ha come fine quello di renderci liberi e autentici, non di legarci a qualche credo. Continua a leggere

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LA VALIGIA DI ADOU, UN VIAGGIO PER TUTTI

LA VALIGIA DI ADOU zita dazziL’attesa, la valigia, il presente di ragazzino di 10 anni appassionato di calcio e il futuro in cui vedersi proiettato in un mondo di grandi ad oggi difficile da comprendere.

Adou e Oreste potrebbero sembrare gemelli, così descritti, se non fosse che il primo sta aspettando, e desiderando, di arrivare in Italia chiuso in una valigia, Oreste, invece, sta contando i giorni perché la sorellina venga alla luce.

Tra i due si crea un legame forte e inaspettato, fuori dai cliché, di quelli che ama raccontare Zita Dazzi, giornalista e scrittrice che in altri suoi precedenti libri per ragazzi non ha mancato di raccontare come relazioni tra coetanei si possono sviluppare andando oltre la diversità di contesti, culture, condizioni economiche e origini. Continua a leggere

PARADISE, UNA CITTA’ DA FAVOLA

helfridUna città sotto sequestro, nelle mani di un gruppo di malviventi dall’aria insospettabile, anzi, dalla fama accattivante che spinge a fidarsi più che a diffidare di loro. Paradise è la città creata dall’avvocato scrittore Helfrid P.Wetwood. Dopo “Muto come un orsetto” (Frilli Editore) il 39enne milanese, appassionato di pittura e disegno, torna ad affascinare per la sua spiccata fantasia e la capacità di immaginare intrecci alternativi anche sulla base di elementi comuni e noti a tutti.

In questo suo nuovo testo, disponibile anche su Amazon, si assiste ad una lotta per la liberazione da parte Tony Horbo, agente decisamente singolare nel suo genere, esattamente quello che ci vuole se il gruppo di delinquenti da cacciare è composto da Babbo Natale, Biancaneve, Pinocchio, i Sette Nani, Cappuccetto Rosso, Cenerentola e il Coniglietto di Pasqua. 

Quando ti è venuta in mente la storia di Paradise?

Volevo scrivere anche io un libro sul crimine, ma volevo declinarlo a modo mio. Molti dei misfatti che si leggono nel libro, infatti, sono realmente accaduti. La realtà a volte supera la fantasia. Continua a leggere

CHI HA BISOGNO DI TE, TI LEGGE

chi ha bisogno di teAdolescente con una intelligenza emotiva, e una emotività intelligente, del tutto fuori dalla norma proprio come, specularmente, sono del tutto nella norma le condizioni al contorno dello spazio in cui si muove.

Meri è infatti figlia di genitori separati, cerca il primo amore, vive sentendosi disorientata, con una curiosità affamata di vita e allo stesso tempo la paura del futuro, di quel futuro che sembra ogni giorno di più non promettere nulla. Nulla di buono né nulla di cattivo, nulla di promesso perché la vita è in continua evoluzione proprio come lo è la stessa protagonista e il suo entourage di persone, Madre, Padre e amica Sara, e anche l’ipotetico grande amore, in primis. Continua a leggere

IL MOSTRO DELLA MILANO ANNI 70

CARCANO intervista Il Mostro di Milano.JPGMilano resta sempre la protagonista, il palcoscenico dove si muovono gli interpreti della storia raccontata da Fabrizio Carcano nel suo Il Mostro di Milano” (Mursia Editore) ma stavolta propone ai suoi lettori “la Milano del 1969/70, molto fredda e nebbiosa, con i taxi verdi e l’amaro al posto dell’aperitivo, che ha caratterizzato ancora di più la storia sanguinaria, ma purtroppo reale, dei delitti del presunto Mostro”.

In quanto tempo hai scritto questo tuo nuovo Romanzo?

Ho impiegato circa un anno, quasi tutto il 2016, da febbraio a dicembre, un tempo abbastanza lungo dovendo raccontare una storia, quella del ‘Mostro di Milano’ , il serial killer che avrebbe ucciso 11 donne tra il 1969 e il 1975, ricostruendo la Milano di quel periodo da un punto di vista storico, politico e dell’ordine pubblico. Nel romanzo racconto la Milano della strage di piazza Fontana, racconto la notte del volo di Pinelli, racconto veri personaggi dell’epoca come il questore Guida o i commissari Calabresi e Serra. In questo contesto storico ho inserito la vera storia degli 11 delitti di questo serial killer e la trama investigativa ovviamente inventata. Un lavoro abbastanza complesso, che ha richiesto parecchi mesi per la stesura. Continua a leggere

MILANO-MONDO A/R

GiroGiro Mondo.JPGGiro del mondo con 20 guide al fianco, ma non spostandosi da Milano. E’ possibile da quando è nata Girogiromondo, la prima guida multiculturale della città pensata, scritta e realizzata da donne migranti che vivono nel capoluogo lombardo e presentata sabato 18 novembre al Mudec, nell’ambito di Bookcity.

Le 20 autrici sono compagne di corso al “Centro italiano per tutti” di iBVA, l’associazione non profit con sede in zona Navigli, studiano tutte lingua e cultura italiana. Portano con loro background professionali dei più diversi come anche esperienze personali variegate, sono egiziane, marocchine, peruviane, brasiliane, russe, ucraine, moldave, rumene e polacche, tutte abili nel trovare dove il proprio paese di origine fa capolino in città. Continua a leggere

EVERYCHILDISMYCHILD E HA DIRITTO A UNA FAVOLA

EVERYCHILDISMYCHILDDire 33 per fare del bene, per raccontare “storie vere e magiche di piccola, grande felicità” e devolvere il ricavato attraverso l’associazione #everychildismychild alla Onlus “Insieme si può fare” per ricostruire la Plaster School, centro educativo e rieducativo elementare per i bambini profughi al confine tra Siria e Turchia.

Dire 33 leggendo gli autori che hanno partecipato alla raccolta di racconti, pubblicata da Salani Editore, in cui le favole e chi sta vivendo la favola del successo, per la propria notorietà nel campo in cui sognava di sfondare, si è messo al servizio di quei bambini che soffrono.

Nell’indice di questa antologia troviamo i nomi di cantanti come Daniele Silvestri, Jax, Fedez e Giorgia, attori come Paola Cortellesi, Claudio Bisio e Luca Argentero, Luca Zingaretti e Violante Placido, e di molti altri personaggi noti. Continua a leggere

VANILLA SCENT, DEGNO DI NOTE

Vanilla ScentUn monito, un avviso, un warning, come dire “non voglio arrivare fino a questo punto”. Stefano Gianuario lo ha scritto, anzi, ne ha scritto un romanzo intitolato “Vanilla Scent”, “una luce accesa sul punto in cui, nella vita, non dovevo e volevo arrivare, un esorcismo letterario” lo definisce lui stesso, come se avesse voluto imprigionare su carta il confine da non oltrepassare per allontanarsene del tutto nella reale.

Dato un calcio ad un destino non desiderato, e nemmeno desiderabile, per i più, l’autore ha dato vita ad una storia viva e partecipata, in continua trasformazione, pagina dopo pagina. Pubblicato con Robin Edizioni, “Vanilla Scent” è il suo esordio letterario, se non si contano “Le cose di Jack”. Più che un’opera, spiega Gianuario, è stato un passaggio importante: “l’ho scritto a 18 anni, avevo ottenuto la prefazione di Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz, band che amavo alla follia. Mi ha aperto un mondo, permettendomi di capire cosa volessi fare nella vita: scrivere”.

Come è cambiato il tuo approccio alla scrittura e nell’esperienza che offri al lettore tra queste due opere?

Tra l’una e l’altra, ci sono 15 anni di scrittura vissuta quotidianamente, con il mestiere di giornalista. Sicuramente lo stile – che comunque quello è – ha subito un’evoluzione. Per certi versi la lettura può essere diventata più piacevole, senz’altro più divertente e meno pesante rispetto agli estremismi dei vent’anni. Continua a leggere