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STORIE DI MINORI MIGRANTI, ILLUSTRATE E IN MOSTRA

STORIE MIGRANTI CLAUDIADal 24 marzo espongono al Milonga cornici di via Ripamonti 6 per 15 giorni, ma con le loro immagini e le loro parole, arricchite dal tocco di Michela Nanut, stanno già raccontando quello che hanno visto e ascoltato, percepito e sentito. Sono Claudia Bellante e Mirko Cecchi. Lo scorso settembre sono stati a settembre in Sicilia con l’ONG Terre des Hommes per intervistare e ritrarre dei ragazzi stranieri arrivati da soli in Italia. Tutti partiti a 15 o 16 anni verso l’Italia in cerca di nuove opportunità per dare una mano alla famiglia lasciata nel Paese di origine, per studiare, per scappare alla tratta.

Quelli ascoltati da Bellante e Cecchi sono quelli sopravvissuti dopo aver attraversato il deserto geografico e l’inferno umano, tra torture, rapimenti, violenze sessuali. Ritratti in uno scatto, messi nero su bianco in poche intense righe e trasformati dall’arte di Nanut, saranno i protagonisti di una mostra e allo stesso tempo portavoce di un progetto, il Faro, di Terre des Hommes che grazie ai fondi Intesa San Paolo, a Milano ha appena offerto 40 borse lavoro per l’inclusione sociale a giovani migranti tra i 17 e i 30 anni, richiedenti asilo o regolarmente residenti nell’area della città metropolitana di Milano.

Quando e come siete partiti per questo progetto?

Da tempo avevamo il desiderio di collaborare con una ONG perché spesso si muovono in realtà complesse dalle quali siamo attratti e che con il nostro lavoro normalmente raccontiamo. Ad una conferenza abbiamo incrociato Paolo Ferrara di TDH, è stata l’occasione per presentarci e per conoscere il progetto Faro che desideravano in quel momento “promuovere” per capire cosa stava accadendo in Sicilia. Lì gli sbarchi – in particolare al porto di Pozzallo dove TDH opera – non si fermano. Continua a leggere

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IO CI STO FRA I MIGRANTI

IO CI STO FRA I MIGRANTINon solo “io ci sto fra i migranti” ma ne racconto anche, in un libro, dando voce a tante voci e a tanti volti che voci non ne hanno, oppure ne hanno ma con una lingua differente da quella del Paese in cui si trovano. Ad oggi, l’Italia.

A fare tutto ciò è stato il giornalista freelance Rosario Sardella, che dopo aver partecipato quasi un mese ad un’esperienza di volontariato in un campo nelle campagne della Capitanata, in provincia di Foggia, ha creato prima un documentario per la trasmissione “Siamo Noi” di tv2000, e poi questo libro.

Io ci sto fra i migranti” non è un caso che sia pubblicato da Istos, fra i coordinatori editoriali infatti c’è anche Carlo Scorrano che è un volontario del campo in cui tutti i lettori si trovano a vivere almeno per il tempo di questa breve lettura. La speranza è che la sensazione “di stare fra” duri di più, non si estingua, anzi, spinga tutti ad approfondire ciò che accade a chi migra e arriva in Italia, trovandosi quasi automaticamente, una volta abbattute le distanze geografiche, a dover abbattere muri e pregiudizi intangibili ma robusti. Continua a leggere

I PESCI DEVONO NUOTARE, ANCHE A MILANO

I pesci devono nuotareScrivere un romanzo per ragazzi sull’immigrazione. Con pochissimo tempo a disposizione, per rispondere a questa richiesta del Corriere della Sera, Paolo Di Stefano è andato alla Casa della Carità di Milano per individuare un protagonista. Era il 2012 e in via Brambilla ha incontrato Tawfick, un ragazzo egiziano con una bella storia da raccontare. A distanza di un paio d’anni, lo stesso autore ha rielaborato quel primo libro destinato ai ragazzi, pubblicando sempre con Rizzoli, quello per “grandi”. Si intitolano entrambi “I pesci devono nuotare”: parole che “evocano la responsabilità umana e anche i diritti da rivendicare. Doveri e diritti che Selim, nome di Tawfick nel libro, conosce benissimo”.

Perché hai scelto la sua storia?
Volevo un protagonista giovane, come i miei primi lettori, e con una vicenda migratoria non così drammatica come le tante che leggiamo tutti i giorni, o quasi, sui giornali. Selim aveva una storia fortunata: aveva 17 anni quando è partito dalla sua città, Telbana, ed è arrivato in Libia per poi attraversare il Mediterraneo fino alla Sicilia e raggiungere Milano. Qui ha fatto tanti lavori clandestini ma poi, con determinazione, energia, onestà e grande consapevolezza, ha imparato bene l’italiano (la sua prima preoccupazione) e ha trovato un lavoro in un albergo. E’ stato fortunato e molto bravo. Ha vinto anche contro gli ostacoli burocratici. Continua a leggere

PICCOLE STORIE MIGRANTI

migrandoVerso l’America: i “giovani d’oggi” sentono tanto parlare di cervelli in fuga, forse, ma di emigranti, meno. Dai libri di storia, echi lontani, ma ci sono i libri di storie, quelle consigliate dalla Libreria dei Ragazzi di via Tadino a riportare vividamente nell’Italia di oggi le vicende di quando gli italiani facevano “attraversate della speranza”, oltreoceano. Continua a leggere

DANNATI IN VIALE BLIGNY

coverCi sono luoghi che più di altri, più di monumenti e piazze storiche, raccontano la vita di una città, o almeno una parte di essa, quella di chi vive ai margini, cittadini sempre e comunque (in qualche modo ancor più di altri, come chi la città ‘soltanto’ la usa – i city users – per attività di lavoro e svago), cittadini “nonostante”. A Milano uno di questi luoghi è il condominio di viale Bligny 42. La brutale sintesi giornalistica lo ha etichettato come il ‘fortino della droga’, ma prima e oltre a questo, ‘Bligny 42’ è un luogo di vita e di vite difficili e precarie: quelle di centinaia di immigrati che qui, simbolicamente a pochi passi dall’Università Bocconi, cuore dell’eccellenza economica milanese, approdano, un porto insicuro dopo viaggi letteralmente per mare e per terra. Continua a leggere