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VANILLA SCENT, DEGNO DI NOTE

Vanilla ScentUn monito, un avviso, un warning, come dire “non voglio arrivare fino a questo punto”. Stefano Gianuario lo ha scritto, anzi, ne ha scritto un romanzo intitolato “Vanilla Scent”, “una luce accesa sul punto in cui, nella vita, non dovevo e volevo arrivare, un esorcismo letterario” lo definisce lui stesso, come se avesse voluto imprigionare su carta il confine da non oltrepassare per allontanarsene del tutto nella reale.

Dato un calcio ad un destino non desiderato, e nemmeno desiderabile, per i più, l’autore ha dato vita ad una storia viva e partecipata, in continua trasformazione, pagina dopo pagina. Pubblicato con Robin Edizioni, “Vanilla Scent” è il suo esordio letterario, se non si contano “Le cose di Jack”. Più che un’opera, spiega Gianuario, è stato un passaggio importante: “l’ho scritto a 18 anni, avevo ottenuto la prefazione di Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz, band che amavo alla follia. Mi ha aperto un mondo, permettendomi di capire cosa volessi fare nella vita: scrivere”.

Come è cambiato il tuo approccio alla scrittura e nell’esperienza che offri al lettore tra queste due opere?

Tra l’una e l’altra, ci sono 15 anni di scrittura vissuta quotidianamente, con il mestiere di giornalista. Sicuramente lo stile – che comunque quello è – ha subito un’evoluzione. Per certi versi la lettura può essere diventata più piacevole, senz’altro più divertente e meno pesante rispetto agli estremismi dei vent’anni. Continua a leggere

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POLITICAMENTE NOIR

$_1L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Prima le raccolte di poesie, poi i racconti sulla ‘mala’ a Milano, infine i romanzi. L’ultimo si intitola “In apnea” e prosegue nel solco del noir metropolitano che Roberto Caputo, politico di lungo corso, estrazione socialista, ha intrapreso a quattro mani con Nadia Giorgio. Una serie di romanzi editi da Robin nella collana ‘I luoghi del delitto’ che come nei classici del genere ha delle costanti: il protagonista, Marco Ferrari, capo della Digos di Milano e una scelta narrativa in cui “la parte investigativa cede il passo a quella di analisi psicologica dei personaggi”.  Continua a leggere

UNA MILANO DEL DIAVOLO

9788867402762L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Federico Fasciano, ‘nordico’, affatto milanese, rifugge la movida e la vivacità della città e, se ci ha ambientato il suo secondo romanzo “La supponenza del diavolo” ha avuto dei buoni motivi ma risalenti al 1861. Al tempo in cui “si traeva l’acqua dal pozzo in cortile, ci si lavava a secco”, al tempo in cui “la gente si arrabattava per un tozzo di pane e l’opulenza di oggi era sconosciuta”, al tempo in cui c’erano dei valori, sostituiti da quella forma di libertà che si chiama egocentrismo spinto all’estremo”. A quel tempo guarda Fasciano ed è lì che ha voluto ambientare il suo  romanzo, oltre 600 pagine di misteri, omicidi e ferocie pubblicate da Robin Edizioni.  Continua a leggere